CAPITOLO 43
Tu sarai per sempre casa,
e una casa rimane.
- Psicologi
POV ALISIA
Il sorriso.
Per anni mi sono chiesta cosa avrebbe potuto risanare ogni solco tracciato da paure, ansie, paranoie. Per anni ho ricercato una valida soluzione. Non sono mai ricorsa né all'alcol né alla droga. Per un periodo, il solo vederli scatenava in me puro terrore. L'effetto deleterio dei suddetti, infatti, ho potuto monitorarlo io stessa: quanto questi siano in grado di bruciare le capacità intellettive nonchè cognitive, portandoti gradualmente alla disumanità. Per di più, io avevo bisogno di mantenere il controllo. Alcol e droga erano esattamente ciò di cui non necessitavo.
La musica ha sempre avuto un ruolo chiave nel placare i momenti no. Ma anch'essa, al pari di un antidolorifico palliativo, non era in grado di ricucire un bel nulla.
Finchè poi non mi sono accorta di avere la soluzione sotto il naso. Ma l'averlo scoperto tardi non è un qualcosa di cui mi autocolpevolizzo. Non quando la cura era anche l'armamento mancate nelle persone a me intorno.
L'ho scoperto per caso. Ho conosciuto Noha quando avevo solo sette anni. Era un bambino fin troppo serio per la sua età. Non so cosa lo abbia spinto ad avvicinarsi a mio fratello, nè come effettivamente ci sia riuscito. Lui che ha sempre eretto una ferrea barriera pur di mantenere tutti alla larga, ha ceduto con la persona giusta. Mi chiedo se l'avesse già previsto, se davvero fosse riuscito a vedere la profonda veridicità della persona di Noha, fin da quando erano solo bambini.
E ha conosciuto poi anche me, diventando il mio secondo porto sicuro. Con lui mi sentivo protetta, riuscivo a riposare un paio d'ore senza il terrore che urla o rumori di vetri spaccati si infrangessero contro il mio sistema vestibolare.
E c'era qualcosa che sembrava alleviare quei solchi.
Ma poi c'è stato lo stupro della madre, e il baratro oscuro ha colpito anche lui. Non me lo mostrava apertamente, anzi, cercava di occultare il più possibile i suoi reali stati d'animo. Ma io lo vedevo. Ho sempre visto tutto. E, per quanto nel potere di una bambina di a stento otto anni, ho cercato di fare il possibile per aiutarlo, senza palesargli il mio fine ultimo. Ricercavo abbracci pure quando non ne sentivo il bisogno, nella speranza che servissero un po' a scaldare anche lui. Il contatto fisico, seppur innocente, è sempre stato cruciale nel nostro rapporto. Persino la mia mano che si stringeva attorno al suo mignolo aveva il potere di calmare entrambi.
Poi è subentrato Liam. E con lui ho iniziato a vivere anche di altro che non fossero lacrime, violenza o rabbia repressa, ma sorrisi.
E lì l'ho capito. È il sorriso. La miglior cura per l'anima.
Grazie a lui ho trovato l'antidoto per le nostre essenze ferite. La gratitudine nei suoi confronti è immensa, inesplicabile a parole.
Ho iniziato a passare momenti, seppur brevi, all'insegna della spensieratezza. Una battuta, nata spontanea, per caso, diventava l'incipit per risanare uno di quei solchi. Non importava se pochi minuti dopo questo veniva nuovamente scavato dall'ennesimo sopruso di mio padre o dalla passività degli occhi rossi e lucidi di mia madre.
Era una lotta continua, uno stato stazionario, di scava-ricostruisci.
E quando tutto è finito, dopo quello che posso considerare il periodo più oscuro della mia vita, io andavo alla ricerca di sorrisi.
E una volta capito quanto mi facessero bene, anche Brian e Noha hanno iniziato a farlo, a sorridere. Finchè è diventato spontaneo, naturale.
Mi guardo intorno. Brian che intrappola Evelyn contro il muro. Un sorriso.
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My Weakness
RomansaA Evelyn Turner non è mai mancato nulla. Una villa enorme con piscina annessa, un bagno privato in stanza con vasca idromassaggio, vestiti e trucchi delle migliori marche, sfoggiati durante le cene e i gala dell'alta società. Studentessa brillante d...
