CAPITOLO 36 -PT2

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POV ALISIA

Le maschere servono per nascondere. Ma nascondere non è forse sinonimo di proteggere? Se se stessi o gli altri, quella poi è un'altra questione.

E perché erigere delle facciate è diventato così facile al giorno d'oggi? Cosa ci ha spinti a diventare così abili? In genere si parla di istinto di sopravvivenza. Di selezione naturale. La selezione naturale favorisce il più forte, il più debole è destinato a estinguersi. E se sei debole, l'unico modo per adattarti è usare una maschera.

Ma chi ti conosce bene sa. Non importa quanto tu sia stato abile nel costruirla, nel sigillare ogni crepa, nel rafforzarla. Chi ti conosce bene vedrà quando la indosserai. E tu non potrai fare altro se non accettarlo e, forse, capire che non è fondamentale essere i più forti dinanzi a tutti, ma che la debolezza, se condivisa con le persone giuste, può diventare anch'essa punto di forza.

Le maschere servono per nascondere. Ma se sei in grado di abbassarle tutte dinanzi a qualcuno, allora hai trovato il tuo posto nel mondo. Il posto dove il tuo vero io rientra tra i più forti e i destinati a sopravvivere.

Ed è per questo che odio con tutta me stessa l'espressione dipinta sul volto di Noha. La serietà del suo sguardo è in netto contrasto con la postura rilassata che vuole ostentare. Il sorrisetto sghembo che mi ha rivolto quando mamma e papà mi hanno lasciata vicino all'Hidden Lake non è stato altro se non un riflesso spontaneo, che però non ha raggiunto e coinvolto gli occhi.

E odio il suo continuare a rimanere in silenzio mentre passeggiamo lungo la riva del lago. Dopo un paio di domande nei miei confronti, su come stessi e su come fosse andato il pranzo, non ha proferito alcuna parola, aspettando un mio argomentare le risposte ai suoi miseri quesiti. E ci ho provato. Solo una parte di lui, però, era realmente in ascolto. L'altra, invece, si trovava in un mondo alternativo parallelo, motivo per cui ho deciso di adoperare la sua stessa tattica: il silenzio.

Ma se Noha è in grado di restare giorni senza sentire la necessità di rivolgere parola ad alcuno, io non sono dello stesso temperamento. E il bisogno viscerale che lui mi parli, che si confidi, è opprimente, a tratti angosciante.

«Sei distratta.» La sua voce mi riporta al presente, facendomi storcere il naso.

«Almeno non fingo di essere dove non sono.» Il riferimento per nulla casuale è stato ben colto, e infatti segue qualche attimo di silenzio. Ma la risposta non tarda troppo ad arrivare, se non quei pochi secondi di meditazione.

«Stessi fingendo non te ne saresti riuscita ad accorgere.»

Un piccolo, minuscolo, frammento del mio cuore si anima. Non ha indossato le sue maschere.

Ma non le ha nemmeno abbassate. Non tutte almeno. Altrimenti a quest'ora avrebbe lasciato la possibilità al turbine di pensieri che girovaga nella sua mente di riflettersi in un flusso di parole, invece di persistere lì dentro, arginati attraverso una chiusura ermetica usurata dal corso del tempo.

«Non sei con me.» è questa la frase che mi ripeteva ogni qualvolta l'attacco di panico aveva la meglio e lasciavo libera la mia mente di vagare tra pensieri intrusivi di ogni tipo. E la stessa frase gliela sto ritorcendo contro, adesso. Di rimando, non può contraddirmi. Non può negare l'evidenza.

«Cosa vuoi sentirti dire, bambolina?» Nonostante il tentativo di apparire normale, l'appellativo sembra quasi consunto per quanto sforzo sembri costargli il solo mantenere un tono scherzoso, a tratti dolce e pacato.

«Voglio che mi parli.» Aggrotta lievemente le sopracciglia, più che altro sorpreso dal mio essere diretta. «Per davvero però.» Aggiungo prima che possa contestare. «Nessun filtro, nessuna barriera. Solo io, tu e i tuoi pensieri.»

My WeaknessDove le storie prendono vita. Scoprilo ora