POV EVELYN
Il silenzio era esattamente quello che mi serviva. E qualche entità superiore aveva per qualche estremo atto di pietà deciso di concedermelo. Attimi di pace, di riflessione, di domande con le rispettive risposte inesistenti, e di valutazioni criticamente oggettive.
Da quando la mia vita è sfuggita dalle mie stesse mani? Quando tutto ha iniziato ad andare a rotoli?
Il fidanzamento con James è la prima risposta istintiva formulata dalla mia mente. Eppure, nel profondo, la consapevolezza che quella reale risalga a molti e molti anni prima è come un luccichio in un tunnel di oscurità.
La morte di mia sorella mi ha segnata. Rosie, il mio piccolo angelo. Era stata affidata a me, e sotto la mia supervisione è successo l'irreparabile.
E da lì, l'incapacità di prendermi cura di me stessa è dilagata.
Le notti insonni, passate a commemorare foto di un passato felice, gli attacchi di rabbia che sfogavo su bambini della sua stessa età, perché occupavano i suoi posti, i suoi spazi. Il suo sedile dell'altalena, il suo cavalluccio del parco.
I genitori degli altri bambini mi additavano come aggressiva e imprevedibile. Dicevano che avevo bisogno di aiuto.
Col senno di poi, mi sembra scontato che questo aiuto non abbia potuto riceverlo, in quanto i primi a necessitarlo non erano in grado di ammetterlo nemmeno a loro stessi.
Mamma e papà avevano riversato tutto il loro tempo sul lavoro. E funzionava. La sera erano talmente stanchi da addormentarsi sul divano, con ancora in mano il computer, o fascicoli di documenti su documenti.
Io nel mentre girovagavo per casa, alla ricerca di qualcosa che potesse allontanare dalla mente i ricordi di mia sorella. Quasi avrei voluto tagliarmi la testa nella speranza che essi scomparissero, e io con loro.
Ma il mio egoismo e la mia ipocondria sono sempre stati fin troppo forti, e mai alcun pensiero estremo ha attraversato i meandri dei miei pensieri. Solo...volevo smettere di ricordare.
A seguito dei severi rimproveri dei miei genitori ho dovuto imparare a tenere a bada la rabbia. O quantomeno a non riversarla sugli altri. La loro reputazione sarebbe stata compromessa.
Così mi sono dedicata al lancio degli oggetti. Non sono stati pochi i cuscini lanciati per aria, con gli annessi danni a lampadari e televisori, né così di rado è capitato di distruggere qualche bicchiere e qualche bomboniera di porcellana della credenza in soggiorno.
In fondo, non avere problemi economici era sicuramente un attenuante che mi evitava castighi esorbitanti.
E proprio quando sentivo che non sarei mai uscita da quel baratro di pensieri, ho fatto l'ultima e unica cosa che mi restava da tentare.
Li ho accolti.
Li ho lasciati liberi di entrare nella mia mente. E ho pianto. Tanto. Continuamente. Ovunque.
Non importava fossi in pubblico o nelle ombre della mia stanza. Ogni qualvolta il ricordo di mia sorella solcava seppur i meandri della mia mente io lo accoglievo, con tutta la crisi di pianto conseguente.
Finché le lacrime non si sono gradualmente attenuate, seppur non in maniera corrispondente al dolore e alla pesantezza che mi attanagliava il petto in continuazione.
La via di fuga l'ho trovata nei libri. Quelle pagine ricolme di lettere riuscivano a portarmi in mondi paralleli, inesistenti, ma così reali.
Eppure, mentirei se dicessi che quella sia stata la svolta ai miei problemi. Tutt'altro.
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My Weakness
RomanceA Evelyn Turner non è mai mancato nulla. Una villa enorme con piscina annessa, un bagno privato in stanza con vasca idromassaggio, vestiti e trucchi delle migliori marche, sfoggiati durante le cene e i gala dell'alta società. Studentessa brillante d...
