CAPITOLO 40

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POV EVELYN

Non siamo in grado di comprendere tutti. Possiamo ascoltarli, capirli, ma aspirare alla comprensione di ogni individuo è un qualcosa che discerne dall'umano.

Poi però conosci qualcuno. Qualcuno di cui riesci a cogliere ogni sfumatura. Qualcuno che, una volta che ti avrà mostrato tutto di sé, non potrà più tornare sui suoi passi, perché tu riuscirai sempre a estrapolare le più profonde verità che si celano dietro alle sue azioni.

Ed è un po' questo che è accaduto a me e lui. Non riesce più a mentirmi. Non perché abbia perso l'abilità caratterizzante della sua intera vita, è qualcosa di più profondo. Potrebbe inscenare la miglior menzogna ed esibirla dinanzi a coorti di illustri psicologi, probabilmente riuscendo a farla passare per verità assoluta, ma qualcosa di non ben identificato mi porterebbe a smascherarlo nel giro di esigui secondi.

Ed è tale certezza a spingermi verso la constatazione che, nonostante i suoi sforzi mirati a occultare la realtà, non è affatto tutto a posto tra noi.

Da quando mi sono presentata all'incontro clandestino, qualcosa è cambiato. È sempre vicino a me, come al solito nell'ultimo periodo, eppure io avverto il distacco immenso nell'anima.

Abbiamo dormito insieme, quella sera. Non c'è stato bisogno che gli chiedessi di rimanere. Lo ha fatto e basta. Forse perché la stessa capacità di comprensione ha iniziato a caratterizzare anche lui. E probabilmente è riuscito a intuire quanto quell'incontro mi avesse scosso nel profondo, più di quanto io stessa fossi riuscita a fare.

E quando in piena notte mi sono svegliata in preda a un incubo che lo vedeva grondante di sangue, lui era lì, sveglio, a stringermi tra le sue braccia, senza fare domande.

La mattina seguente nessuno dei due ha riaperto il discorso. Da allora, c'è una perfetta compensazione tra la quantità eccelsa di domande che mi invadono i pensieri e la sua smisurata volontà di eclissare l'argomento. Una situazione di stallo che non durerà a lungo. E la paura man mano cresce sempre più in me al solo pensiero di quanto i suoi complessi autocommiserativi e autodistruttivi si stiano alimentando.

«Dillo tu.» La voce della ragazza di fronte a me dissolve le elucubrazioni mentali, spostando su di essa la mia attenzione.

Liam la guarda divertito, scuotendo leggermente il capo, gesto che le fa rilasciare un sospiro sconfitto.

«Ehm...» Carol si schiarisce la voce, attirando l'attenzione di tutti su di sé, riuscendoci egregiamente. Il viso le inizia a diventare paonazzo, mentre io mi sistemo meglio contro la spalla di Brian per godermi la scena. «Noi dovremmo dirvi una cosa.» Calca bene sul 'noi' invitando non troppo implicitamente Liam a darle una mano per rivelare quel che a tutti noi è già ovvio.

«Aspettate un bambino?» Alisia sgrana gli occhi, sporgendosi verso la nostra amica, con un'enfasi che avrebbe fatto percepire a chiunque la lieve presa in giro, tranne che alla ragazza in questione, la quale di rimando inizia a scuotere la testa pronunciando una serie di 'no' in loop.

«Avete ucciso qualcuno? Dobbiamo aiutarvi a nascondere il cadavere?» Subentra Noha, causando un'espressione sconvolta sul viso di Carol.

«Oddio, ne sareste capaci?»

«Per gli amici sarebbe il minimo.» Trattengo una risata, e dal petto che si smuove contro di me capisco che anche Brian si trovi nelle mie stesse condizioni.

«Allora, chi avete fatto fuori?» Gli dà man forte, portandomi ad alzare gli occhi al cielo.

«Noi...nessuno, cristo. Stiamo insieme, semplicemente stiamo insieme.» Pronuncia Carol esasperata, per poi fermarsi a osservare i sorrisi stampati sui nostri volti, Liam incluso.

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