POV EVELYN
Tutto accade per una ragione. Non ho mai creduto alle 'frasi fatte' somministrate come fossero sentenze per togliersi il peso di doversi applicare nell'argomentare la problematica che ti affligge, spesso e volentieri esposta sotto richiesta altrui.
Eppure, sono già un paio giorni che continuo a rigirarmi tra le mani il bigliettino trovato all'interno del biscotto della fortuna, citante proprio le medesime parole.
Perché un fondo di verità, questa volta, riesco a scorgercelo. Un piccolo bagliore infondo al tunnel della mia solita ferma incredulità verso i messaggi che l'universo decide di mandare in queste forme, il tutto anche definito come 'sorte', destino.
Ma se non fossi stata con James, avrei mai conosciuto Brian? Se Rosie non fosse morta, mi sarei mai chiusa in me stessa, limitando la mia amicizia a Chloe? E avrei mai notato Alisia? Quel 'tutto accade per una ragione' sembra contenere intrinseco a sé la risposta.
Ma, perché soffrire così tanto? Se Rosie non fosse morta magari non sarei neanche finita tra le grinfie di James. Magari mi sarei fidanzata con il fratello maggiore della sua migliore amica. O magari ancora avrei intrapreso strade che mi avrebbero portata lontana da qui, a conoscere nuove persone. Non avrei conosciuto Brian. Questo pensiero è causa di una serie di stilette che si conficcano nel mio cuore, e in maniera istintiva mi accoccolo ancor di più contro il suo corpo, causando un aumento della stretta del braccio che mi cinge le spalle.
«Tutto bene?» La sua voce è melodia pura per i timpani, che la amplificano nel cervello, quasi fosse un'ampia scatola chiusa all'interno della quale l'eco fa da padrone.
«Si» Accompagno la risposta con il cenno della testa.
Siamo seduti nei giardinetti della Stanford, vicini alla fontanella centrale, a mio avviso uno dei posti più incantevoli in cui trascorrere le frazioni di ore di libertà.
«A cosa pensi?» Le mani iniziano a tracciare linee leggere dal polso fino alle falangi, estendendosi poi anche al palmo. Il rilassamento è immediato, e un senso di pace porta la muscolatura a distendersi.
«Al biglietto del biscotto della fortuna.» Rispondo con tutta onestà, non vedendo ragioni valide per estromettergli quest'informazione.
«Stai ancora riflettendo sui significati connaturati nella vita?» Gli ho già parlato del turbamento in merito all'iniziare a vedere le cose in prospettiva diversa, e lui mi ha ascoltata, pazientemente, argomentando di tanto in tanto con il suo punto di vista.
Un sorriso allunga le mie labbra, e, nuovamente, annuisco.
Il suono della campana è ciò che sto odiando maggiormente negli ultimi quattro giorni. è quello che interrompe i momenti di solitudine in cui io e Brian ci rifugiamo in questo piccolo angolo di paradiso della Stanford, per trascorrere, seppur pochi istati, lontani dal chiasso di tutto il resto e di tutti gli altri.
Sbuffo, svogliatamente.
«E se non mi presentassi a Storia del diritto medioevale?» Domando in sua direzione, disposta a prendere sul serio la mia stessa proposta qualora anche lui si fosse mostrato propenso a saltare la lezione successiva.
«Dov'è finita la ragazzina diligente che rimprovera persino per i ritardi?» Si prende beatamente gioco di me, facendomi però insorgere una curiosità, della cui esistenza si rende subito conto semplicemente osservandomi.
«Come fai a sapere questa cosa?» Sorride, lanciandomi uno sguardo di sbieco prima di tornare a prestare attenzione a qualche dettaglio dell'edificio davanti a noi.
«Lezione di sociologia, l'anno scorso. Ricordo la ramanzina che hai fatto alla tua amica, durante la pausa, per aver sforato di dieci minuti rispetto all'orario di inizio, e stessa cosa hai fatto con delle sue amichette che la stavano, per citare le tue parole, 'portando sulla cattiva strada'.»
STAI LEGGENDO
My Weakness
Storie d'amoreA Evelyn Turner non è mai mancato nulla. Una villa enorme con piscina annessa, un bagno privato in stanza con vasca idromassaggio, vestiti e trucchi delle migliori marche, sfoggiati durante le cene e i gala dell'alta società. Studentessa brillante d...
