POV BRIAN
Scuoto con forza il corpo che si modella tra le mie mani, le quali esercitano una forza stringente attorno alle sue braccia, avvicinandola sempre più, in modo da sentire il seno prosperoso sfregarsi sul mio petto. La sua figa, vergognosamente bagnata, coperta da miseri slip, a contatto con la mia coscia.
Ma niente.
Cosa. Cazzo. Sta. Succedendo.
Con rabbia, la rigiro tra le mie braccia, portandola a far combaciare il petto contro il muro. Le afferro con forza i capelli, piegandole il collo all'indietro. Davanti ai miei occhi dei capelli castani, morbidamente ondeggianti, fanno la loro comparsa. Il suo culo, esposto alla mia mercè, aspetta solo di essere schiaffeggiato a dovere, di essere toccato, palpeggiato, scopato anche solo con lo sguardo.
Poggio la mia erezione, risvegliatasi in pochi millisecondi, contro le sue natiche, esercitando una pressione dignitosa per raggiungere quell'altalenante appagamento da cui sento di essere in astinenza.
Poi un gemito mi riporta alla realtà, infrangendo la bolla personale in cui ero riuscito a rinchiudermi. Uno sbuffo roco di insoddisfazione mista a rabbia abbandona le mie labbra, e subito mi allontano.
Raggiungo l'altro lato della stanza, afferrando lo zaino gettato poc'anzi alla rinfusa.
«Cosa... Perchè ti sei fermato?» Il respiro affannoso, lo sguardo bramoso e lussurioso, le labbra carnose pronte ad avverare ogni desiderio più recondito: una visione che avrebbe senza dubbio eccitato chiunque.
Peccato che da qualche giorno a questa parte io non rientri più nella definizione di 'chiunque'.
«Non ho più voglia. Anzi, non mi è mai venuta. Ritenta col prossimo.» La ragazza, che credo si chiami Nerissa, mi guarda stralunata e probabilmente ferita nell'orgoglio.
Non posso biasimarla.
È stata lei ad avvicinarmi, sono stato io ad assecondarla.
Ma non mi impongo mezze misure per sbattere in faccia la verità.
Il fatto che il motivo per il quale la mia voglia sia inesistente dipenda dal sottoscritto più di quanto io stesso sia pronto ad ammettere, non è un qualcosa che mi premuro di specificare.
Abbandono lo sgabuzzino in cui ci eravamo rintanati, e approfitto del caos della fine delle lezioni per scomparire e rifugiarmi nell'unica cosa che ultimamente riesce a farmi provare lo stesso sollievo di sempre.
La boxe è la mia migliore amica, nulla riuscirà a sovvertire ciò.
Non voglio pensare, voglio che la musica si incanali direttamente nel cervello, per questo la prima cosa che faccio una volta entrato nella sala è indossare le enormi cuffie, avviando la riproduzione causale della playlist di allenamento.
Eppure, i pugni scagliati, la violenza del loro impatto, non sono in grado di rimuovere dalla mia mente gli occhi della ragazzina, socchiusi, lucidi, che mi osservano dal basso, mentre la sua bocca è intenta a muoversi a ritmo sostenuto per darmi piacere.
Subito l'erezione, bastarda, torna a farsi sentire, potente.
Una scarica di adrenalina mi porta ad aumentare la forza e la velocità dei pugni, con l'intento di far scemare quell'eccitazione che tanto mi fa vibrare di desiderio.
Lei, i suoi fottutissimi occhioni e le sue fottutissime labbra, due settimane fa, hanno segnato la mia rovina. Da quel giorno l'eccitazione ogni qualvolta la vedo è alle stelle, la voglia di sbatterla contro di me, su di me, sotto di me, si insinua in ogni poro, mandando a puttane ogni briciolo di autocontrollo.
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My Weakness
RomanceA Evelyn Turner non è mai mancato nulla. Una villa enorme con piscina annessa, un bagno privato in stanza con vasca idromassaggio, vestiti e trucchi delle migliori marche, sfoggiati durante le cene e i gala dell'alta società. Studentessa brillante d...
