POV EVELYN
La sfrontatezza non mi è mai appartenuta. Parlare in pubblico non è mai stato il mio forte, per questo motivo ho sempre evitato come la peggiore delle malattie contagiose e potenzialmente letali ogni sorta di occasione che avrebbe potuto, seppur in maniera remota, vedermi coinvolta in interlocuzioni aperte a platee.
Secondo gli psicologi tutto è interconnesso con la mia giovane perdita, eppure credo si tratti semplicemente di un aspetto caratteriale. Odio avere le attenzioni proiettate su di me. L'ansia, il timore di sbagliare, la consapevolezza di essere giudicata.
Poi, però, qualcosa è cambiato. Un'ondata di riscossa, nata dalla presa di coscienza di una tediosa verità: la carriera in ambito giuridico e l'elusione delle mie paure erano due rette parallele destinate a non incontrarsi.
Così, da un anno a questa parte, non c'è stato più spazio per l'apprensione dettata dalle paranoie. D'altronde, nessuno avrebbe potuto sostenere un esame per me, non avrei mai potuto delegare qualcuno per parlare al posto mio.
Ho affrontato l'ennesima sfida con me stessa, vincendola egregiamente.
Al primo esame tutto si è svolto in maniera estremamente fluida, senza alcun intoppo, tanto da indurre la professoressa a complimentarsi.
È al secondo che si è verificato il vero problema. Una totale amnesia sembrava essersi impadronita della mia mente. Avevo speso un intero mese per l'unico scopo di superare dignitosamente quello che tutti etichettano come l'esame più temibile del primo anno. Il risultato è stato un accumulo spropositato di ansia che ha resettato la mia mente nel momento dell'esposizione di uno degli argomenti che fino a poche ore prima avrei potuto insegnare a nuove matricole per quanto ne ero diventata padrona.
Il docente ha compreso prima di me cause e conseguenze. Mi ha lasciato il tempo affinchè mi riprendessi, e così è andata. Inutile dire che non mi sono mai sentita soddisfatta di quell'esame, nonostante l'esito finale eccellente.
Da lì ho smesso di ascoltare le voci di corridoio, mi sono concentrata solo sullo studio, riservando l'ansia ai pochi attimi prima del colloquio, incamerandola in modo da trasformarla in adrenalina pura.
Ma adesso, dopo mesi e mesi passati a non dare esami, mi sento nuovamente spaesata e ansiosa all'idea di sottopormi ancora una volta alla tortura dell'interlocuzione con il docente.
Turbata da questi pensieri, studiare mi risulta più complesso di quel che già è di per sè, motivo che mi porta a chiudere con uno scatto irruento il mattoncino di settecento pagine dal quale ho cercato, invano, di trarre informazioni durante quest'ultima ora.
«Capisco mio padre sia il primario di cardiologia, ma non ci tengo a fargli visita in questo contesto»
«Quoto» Noha si aggiunge all'ironia della sua ufficiale ragazza, mentre io trucido entrambi con lo sguardo.
«Sai che ti dico?» Mi volto verso Brian alla mia destra. «Ricordi il discorso dell'altra sera? Fa finta che non ti abbia mai detto nulla, anzi, io vado a scavare la fossa al tuo amico intanto.» Incrocio le braccia al petto mentre lui abbozza un sorriso per poi tirarmi verso di sè, incollandomi al suo petto.
«Sono ancora giovane e promettente per morire» Ribatte Noha, indifferente, mentre continua a sottolineare i suoi appunti.
«Tranquilli, se c'è qualcuno che lo farà fuori sarò senza dubbi io.»
«Ma tu da che parte stai?» Noha allarga le braccia indignato rivolgendosi alla sua fidanzata.
«Quella dell'obiettività. Tu non scaverai nessuna fossa e tu non farai fuori nessuno.» Si rivolge Alisia rispettivamente a me e suo fratello. «Farò tutto io, se necessario.» Allunga un sorriso poi, contagiando tutti, o quasi.
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My Weakness
RomanceA Evelyn Turner non è mai mancato nulla. Una villa enorme con piscina annessa, un bagno privato in stanza con vasca idromassaggio, vestiti e trucchi delle migliori marche, sfoggiati durante le cene e i gala dell'alta società. Studentessa brillante d...
