POV EVELYN
La presa resta ferrea, inesorabile, finché non mi ritrovo all'interno di una stanza ormai fin troppo familiare.
La luce si accende, e il volto di Brian si staglia dinanzi ai miei occhi.
«Mi hai fatto prendere un colpo, volevi uccidermi per caso?» Sputo fuori queste parole con l'ansia degli istanti precedenti ancora ad attanagliarmi le viscere, ma ben presto un senso di eccitazione inizia a prendere il sopravvento.
Brian non ha ancora proferito nulla, si limita a scrutarmi con attenzione chirurgica, lo sguardo che scivola lungo le mie curve indugiando sulle gambe. Poi il solito e inconfondibile ghigno del cazzo gli affiora sulle labbra.
«Sei tu quella che sta attentando alla mia vita, Evelyn.» I suoi occhi ardono di desiderio, e automaticamente io con loro.
La camicia nera gli calza divinamente, mettendo in risalto i pettorali scolpiti, facendo salire alle stelle l'irrefrenabile voglia di poggiarvi sopra i palmi delle mani, per toccarli, e poi ancora la bocca, per depositare quella scia umida che mi avrebbe condotta sempre più in basso, lì dove la sua erezione è già sull'attenti.
«Ho così tanto potere?» Lo stuzzico, mordendo il labbro inferiore, per poi far sì che gli incisivi lo rilascino gradualmente. E lui ne è ammaliato. La brama gli accende lo sguardo, riflettendosi nelle mie pupille.
«Ne hai fin troppo su di me, bimba. E questa cosa...non va affatto bene.» Le mani si chiudono sui miei fianchi, spingendomi ancor di più contro di lui, mentre le mie si congiungono attorno alla sua nuca.
«Hai detto che ti piace il pericolo, se non erro.» Mi avvicino all'orecchio sinistro, per poi continuare in sussurri leggeri. «E fare ciò che non va bene significa incorrere in uno dei più grandi pericoli.»
Le sue labbra finiscono sulla mia spalla, e sento il sorriso che gli increspa il volto.
«Piccola diavoletta tentatrice.» Mormora, mentre la possessione emerge dalla stretta che esercita sui fianchi, laddove probabilmente resterà il segno, lo stesso che sarà da me contemplato per le prossime ore in memoria di questo momento.
«Il bue dà del cornuto all'asino» Mi mordicchia il collo, facendomi ansimare l'ultima parola. «Hai visto che sei tu il vero tentat-» ritento, ma un altro ansimo mi blocca dal proseguire. Sta giocando sporco, e la cosa lo diverte.
«Parli troppo, bimba.» Adesso le nostre intimità sono a stretto contatto. «E sai qual è il problema?» Nego con la testa, incapace di formulare sillabe, articolarle in parole o addirittura in frasi di senso compiuto. Le sue mani che hanno afferrato saldamente i glutei, divaricandoli leggermente, hanno calamitato tutta la mia attenzione sul basso ventre, laddove una fitta dolorosamente piacevole ha trovato spazio di propagarsi.
«è che la tua fottutissima voce è sufficiente a tentarmi più di quanto il diavolo saprebbe fare.» Reclino il capo all'indietro per osservarlo meglio, assaporando la profondità dei suoi occhi, spaventosamente peccaminosi.
Non so cosa legga nei miei, ma qualunque cosa sia, lo spinge a roteare gli occhi con un sospiro impaziente, prima di avventarsi su di me in un bacio frenetico.
La lingua richiede subito un accesso che non mi passa neanche per l'anticamera del cervello di negargli. Inizia a lambire ogni microarea, ogni singolo spazio viene ispezionato con una precisione maniacale.
E io ricambio, in tutto, con la stessa intensità.
Le sue mani si spingono sempre più in basso, fino a raggiungere l'orlo del vestito. Le dita iniziano a tracciare il confine tra il morbido tessuto e la mia pelle, portandomi a bruciare di desiderio ogni qual volta le nostre cuti entrano in contatto.
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My Weakness
Roman d'amourA Evelyn Turner non è mai mancato nulla. Una villa enorme con piscina annessa, un bagno privato in stanza con vasca idromassaggio, vestiti e trucchi delle migliori marche, sfoggiati durante le cene e i gala dell'alta società. Studentessa brillante d...
