POV ALISIA
Non ho mai creduto alla predestinazione. Destino e cazzate varie non sono ammessi nella mia mentalità. Il depravato che stupra una ragazza non ha avuto un'infanzia difficile, il pedofilo non ha agito per bisogno di affetto, il violento non ha problemi a gestire la rabbia o a esprimere le emozioni, il manipolatore non soffre di insicurezza e paura dell'abbandono.
Non esistono giustificazioni. Lo stupratore ha scelto di abusare di una donna. Il pedofilo ha scelto di molestare un bambino. Il violento ha scelto di far del male. Il manipolatore ha scelto di invadere e manovrare la mente altrui.
Ogni singola azione è frutto delle nostre scelte.
E sarei un'ipocrita se dicessi che la biondina incollata a Noha dall'inizio di questa serata a breve potrebbe ritrovarsi con la faccia spiattellata per terra soltanto per mera casualità. Perché anche questa, in realtà, sarebbe una mia scelta, dettata non dai traumi infantili dovuti all'ambiente intriso di violenza che ha accompagnato la mia crescita, quanto piuttosto dall'irrefrenabile fastidio che tale visione fa insorgere nei meandri del mio essere.
Armata di tutto l'autocontrollo che tanto vanto di possedere, arrivo alle spalle del ragazzo in questione, iniziando a ticchettare sulla sua spalla. Subito si volta, ma la sorpresa non gli attraversa il volto. Sapeva già fossi io, mi ha vista con la coda dell'occhio durante la mia avanzata nella sua direzione.
«Bisogno di qualcosa, bambolina?» Ignoro il buco nello stomaco che ogni volta mi causa il suo sorriso sfacciato, e mi concentro sul reale motivo per cui, nonostante le continue discussioni degli ultimi giorni, io mi trovi qui, di mia iniziativa, a instaurare un dialogo con lui, possibilmente che vada oltre i soliti punzecchiamenti.
«Se non è di troppo disturbo interrompere il tuo dilettarti in chiacchiere di quattro soldi, posso chiederti il favore di accompagnare me ed Evelyn in dormitorio?»
«Scusa, mi hai appena insultata?»
«Che è successo?» Noha, avendo percepito la serietà della situazione, zittisce con un cenno irritato della mano la sua amichetta, senza degnarla di uno sguardo, quanto piuttosto facendo vagare gli occhi nella stanza, per proiettarli poi su Evelyn, a pochi passi da noi.
«Non mi sembra il luogo consono per parlarne, ma è meglio che noi due ce ne torniamo in dormitorio.»
Annuisce e inizia a ispezionare le tasche, probabilmente per accertarsi di avere le chiavi dell'auto.
Nel mentre mi perdo a squadrare la biondina con aria di sufficienza, ricambiando quanto già iniziato da lei.
«Ti avessi realmente insultata, a quest'ora ti troveresti in un angolino della stanza a piangerti addosso. Non continuare a sfidarmi, so che lo stai facendo. Sono fin troppo sveglia da leggere dietro le righe di un singolo sguardo e anche da mandare a puttane la tua vita.»
Noha non le dà la possibilità di rispondere, incitandomi a precederlo per raggiungere l'ingresso, e facendo segno anche a Evelyn.
Tuttavia, mentre le passo di fianco, non posso fare a meno di sussurrarle un ultimo avvertimento.
«Mi è stata donata un'ottima memoria fotografica. È questa è per me la più grande dote, per gli altri la più grande condanna.»
Sotto la pressione della mano di Noha alla base della schiena proseguo dritto dinanzi a me. Incrocio per caso lo sguardo di Brian, e per la prima volta non provo compassione per lui.
La scelta di abbandonare Evelyn in quella fottutissima stanza per farsi Belen è stata sua e a lui spetta assumersene tutte le responsabilità.
Una scelta dettata probabilmente da timori e autocommiserazioni riemersi a seguito del fraintendimento con Evelyn, ma pur sempre sua. Il passato non sarà mai una valida giustificazione quando di mezzo dovrebbe subentrare la ragione.
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My Weakness
Storie d'amoreA Evelyn Turner non è mai mancato nulla. Una villa enorme con piscina annessa, un bagno privato in stanza con vasca idromassaggio, vestiti e trucchi delle migliori marche, sfoggiati durante le cene e i gala dell'alta società. Studentessa brillante d...
