Capitolo 55

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29 Novembre 2015, 14:41. Vienna, Austria.

"Signorina? Gradisce qualcosa da mangiare?" Mi domandò l'uomo calvo, guardandomi mentre sedevo sul letto di metallo ormai arrugginito.

Non parlavo da giorni. Non parlavo da quel giorno, dal giorno dell'incidente. Il mio stomaco mi supplicava di mangiare qualcosa, ma non ci riuscivo. Ogni volta che il mio cervello voleva parlare, il mio cuore si rifiutava e distruggeva ogni mio bisogno di dire qualcosa; neanche una sillaba era fuoriuscita dalle mia labbra.

Avevo la gola secca e i capelli unti. Non mi ero né mossa né fatto una doccia; lo sporco era diventato ormai parte di me. Ero un casino, un enorme casino. Non mi riconoscevo più.

Era colpa sua. Lui aveva causato il tutto. Era consapevole di ciò che stava facendo, lo era sempre stato, e io gli avevo permesso di prendersi gioco di me. Avrei dovuto saperlo che fosse un tossico, e avrei dovuto anche sapere che, stare al suo fianco, mi avrebbe distrutta. Beh, ci era riuscito; non ero più la stessa persona che ero una volta.

La stanza in cui mi trovavo era bianca. Non c'era altro da dire, se non che fosse bianca. Il letto era bianco, con la ruggine che ricopriva le superfici di metallo esterne. La scrivania scheggiata era bianca, ricoperta da sporcizia, lasciata probabilmente dalla persona che era stata qui prima di me. Il comodino era bianco, con uno dei piedi rotto; era stato sicuramente qualcuno, considerando i graffi presenti su di esso.

Quello non era un posto per me, lo sapevo bene, così come lo sapeva anche lui, ma ciò non gli importava. A lui importava solo di sé stesso, avrei dovuto capirlo prima, senza farmi distruggere. Avrei dovuto aspettare prima di fidarmi di lui, in modo tale da riuscire a vedere i suoi veri colori.

"Signorina, se non mi risponde, dovrò chiamare il dottore e nutrirla via flebo," mi minacciò, mentre io prendevo un profondo respiro. Odiavo le iniezioni, quindi era meglio arrendersi.

"Posso avere una piccola porzione?" Chiesi con voce rauca. Non sembrava neanche la mia voce, per via della mancanza d'acqua, il che aveva reso la mia gola estremamente secca.

"Certo, le darò anche dell'acqua," disse, dirigendosi verso l'uscita della stanza.

"Aspetti," dissi con voce bassa, facendolo girare immediatamente. "Può fare entrare il mio amico?" Domandai, facendolo sospirare.

"Signorina, non è abbastanza stabile da ricevere visite. . ." Mi rispose, provando compassione nei miei confronti.

"La supplico," lo implorai, con le lacrime che minacciavano di scendermi sulle guance.

L'uomo sospirò e chiuse i suoi occhi per un piccolo istante, prima di rispondere. "Solo per un po', potrei davvero finire nei guai per questo. . ." Mi disse, mentre io facevo del mio meglio per sorridergli. . .fallendo miserabilmente.

"Grazie. . ." Sussurrai. L'uomo andò via con un cenno del capo, lasciandomi sola nella stanza.

Tutto ciò che era successo nelle ultime 48 ore continuava a ripetersi costantemente nella mia mente, anche se era tutto così caotico e sfocato. Persone come me non avrebbero dovuto avere niente a che fare con persone come lui. Avrei dovuto aprire gli occhi prima, così da capire chi fosse il vero lui, il vero Harry Styles.

Il suo nome mi provocava una sorta di bruciore nella mente e una sorta di ferita, ancora aperta, nei miei ricordi. Non avevo mai sofferto così tanto prima d'ora. Perdere mio padre era stata dura, ero molto legata a lui, ma il dolore che provavo dopo essere stata tradita dalla persona di cui mi ero fidata, era incomparabile. Era una tortura, una tortura che mi stava uccidendo dall'interno.

Excessive (Italian translation)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora