CAP. 35 (ASSASSINIO)

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<<Eccellente signorina Patterson>> La professoressa di letteratura si congratula con me per aver conferito la lezione correttamente e senza la minima esitazione.

<<Prendete tutti esempio da lei>> Continua, ma io non la sto ascoltando più.

La scuola può essere utile, è vero. Ma nessuna scuola ti insegna come affrontare i problemi che attanagliano la mente adolescenziale. Specialmente se quella mente é la mia.

La prof inizia a spiegare un nuovo argomento, ma a me arrivano solo i suoi piccoli atteggiamenti, non le parole.

Il modo in cui muove la mano, si sistema la giacca e contemporaneamente guarda la sua aula, scrutando ogni minimo angolo e ogni minimo particolare, mi ricorda una persona a me una volta vicina.

Matilde Young.

Per lei esisteva solo
l' istruzione e l' educazione. Il suo mondo aveva dei confini molto ristretti; l ' orfanotrofio era tutto ciò che suscitava il suo orgoglio, tutto ciò che non avrebbe mai abbandonato.

" Ora Matilde, senza quelle quattro mura, cosa farai?" Mi chiedo.

Ormai la professoressa di storia ha preso la sembianze del suo volto; ho la sua immagine di fronte agli occhi.

Questo non fa altro che aumentare la morsa al mio stomaco.

Avrei dovuto informarmi sulla sua salute giorno per giorno, ma ero convinta che non fosse niente di grave, perciò non l' ho fatto.

Stamani ho chiesto a Charly e lui ha detto che lei stava bene, ma che non
la sentiva da un po'.

Oggi l' avrebbe richiamata. Magari
l' ha già fatto...

<<Non vi ammazzate a vicenda per uscire!>> Ci avverte la prof appena sente la campanella dell' ultima ora suonare.

Ovviamente nessuno le da retta e un ammasso di gente si lancia contemporaneamente verso la porta, bloccando gli studenti rimasti indietro. Tra cui io.

<<Mandria di maiali spostatevi dalle palle che devo vedere la mia
ragazza!>> E chi poteva essere se non Max?!

Quasi tutti si girano verso di me, facendomi abbassare lo sguardo imbarazzata.

Però, quando mi accorgo di alcune ragazze che mi guardano male, devo ammettere che faccio fatica a nascondere un sorriso di scherno.

All' improvviso sento qualcuno prendermi per il polso per poi trascinarmi fuori dall' aula, sbattendo a destra e a manca contro ogni ragazzo del corso di storia.

<<Scusami>> Dico mortificata a uno a cui ho tirato una gomitata allo stomaco.

<<E tu potevi essere più delicato!>> Rimprovero Max che se la ride sotto i baffi.

<<Nah... avevo troppa voglia di vederti per pazientare ancora>> Mi mette una mano dietro la spalla e mi lascia un tenero bacio sulla guancia.

<<Ah sì? E come mai?>> Ridacchio affondando il naso nell' incavo del suo collo.

<<Ieri dopo che abbiamo scambiato quattro chiacchere con Theresa, hai voluto che ti accompagnassi a casa e non ti sei fatta più sentire. Ti ho chiamato un paio di volte per vedere come stessi, ma non hai risposto>> Nella sua voce traspare la preoccupazione. Ed è così ovvia, così chiara che riesce a farmi stare peggio.

<<Sei sicura che si tratti della visione che hai avuto ieri? Io voglio crederti, davvero! Ma sinceramente non capisco proprio quale senso ci sia nel rivedere la notte dell' incendio. Inoltre, ti ricordo che prima hai detto di aver sentito alcune persone parlare tra loro e qualche minuto dopo hai detto di aver visto l' incendio. Non ho voluto protestare perché ti ho visto spaventata e scioccata, eppure quando nel bel mezzo della notte ho rivisto il tuo viso, mi sono accorto che nel tuo sguardo c' era anche della rabbia. Ciò mi ha mandato in totale confusione>>

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