CAP. 4 (RICORDI)

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In fila indiana, l' uno dietro all' altro. Macchia dopo macchia, goccia dopo goccia.

I loro visi arrossiscono e diventano paonazzi, i loro occhi
urlano <<Salvaci!>>, ma le bocche sono sigillate, intrappolate in un sorriso forzato.

<<Jessy, Jessy>> Una voce che non sentivo da un po', mi riporta alla realtà con un notevole cambio di temperatura.

Adesso ho freddo.

E sono bagnata.

Dafne mi guarda triste e dispiaciuta.

Perché cazzo è dispiaciuta?! Lei non
c' entra niente, non deve vivere con il senso di colpa che le attanaglia la mente.

Lei non ha motivo di sentirsi una merda.

<<Sei sudata>> Mi fa notare con una voce perplessa.

Già, ho il colletto madito di sudore, una chiazza d' acqua sotto le ascelle e la fronte bagnata.

Ma rispetto all' ultima volta, ho sudato MOLTO di meno.

Non capisco il mio incubo, o forse mi rifiuto di capire.

Non ce la faccio a sforzarmi di identificarlo. Voglio solo chiudere gli occhi e lasciarmi andare.

<<Mi spiace di non esserti venuta a parlare prima>> Dafne si siede accanto a me.

Noto che - a parte la piccola Jessy e la sua nonna- siamo le uniche a stare nella sala d' aspetto.

<<Gli Anderson se ne sono andati quando sono venuti Linda e Josh. Simon è dentro, io sono uscita. È stato troppo per me>>Sospira.

Mi viene quasi da arrabbiarmi. Sento che sono quella che ha più diritto di soffrire di chiunque altro. Perché io lo merito, loro no. Perché io l' ho visto a terra che sembrava più morto che vivo, loro no. Perché io sono la responsabile di tutto ciò, loro no.

<<Max è come un fratello maggiore per me. Io gli voglio un bene infinito che nemmeno ti immagini>> Continua a parlare.

<<Perciò non ho pensato che tu sei la sua ragazza e stai soffrendo tantissimo. Non ti ho nemmeno chiesto se stavi bene dopo
quell' aggressione, ma sappi che ero preoccupata anche per te>> Si sforza di sorridere, ma le esce una smorfia.

<<C'è una cosa di Max che non ti ho detto...>>

Se cercava di ottenere la mia totale attenzione, ci è appena riuscita.

<<...Io, lui e Simon siamo amici...beh, praticamente da sempre. Da quando facevamo torte di fango e giocavamo con le costruzioni. All' inizio io e Simon non stavamo insieme, è stato Max a farci diventare una coppia...>>

Non riesco a immaginare Simon e Dafne come due amici.

<<...È successo solo tre anni fa, io avevo quattordici anni, come Max. Il padre era già morto e lui era già scappato e tornato da quel " viaggio" per ritrovare se stesso. Stavo camminando per le strade di Oxford, o meglio correndo. Era tardi, intorno alle undici. Mi ero trattenuta a casa di una mia amica troppo a lungo e mia madre mi aveva lasciato tredici chiamate perse. Non potevano venirmi a prendere. Lei non aveva la macchina e papà era ancora a lavoro. Così dovetti inoltrarmi nel buio della notte con le macchine che sfrecciavano alla massima velocità, fregandosene dell' orario. Quando mi ritrovai in un quartiere buio, lo attraversai preoccupandomi solo ed esclusivamente di mia madre e di quanto fosse arrabbiata. Non mi rendevo conto dei pericoli. Un uomo aveva iniziato a seguirmi già da un po'. Un vecchio pervertito, immagino. Quando mi accorsi di lui era troppo tardi...>> Una lacrima solitaria le scivola lungo la guancia<< Mi intrappolò al muro e provò strapparmi di vestiti di dosso. Cazzo, avevo solo quattordici anni!>>

UNCONDITIONAL LOVE 2Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora