CAP. 8 ( SENSO DI COLPA)

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MATILDE' S POV

Qualche ora prima...

Matilde si alza dalla sedia dietro la sua scrivania.

Accarezza il legno spesso, lasciandosi trasportare dai ricordi.

Le scappa un sospiro.

<<Che cos' ho sbagliato, mamma?>> Guarda verso il soffitto. Non sa a chi si riferisce. Non sa se sta parlando con la madre biologica o quella adottiva. Sa solo che sente di aver deluso entrambe.

Mai si sarebbe aspettata un simile comportamento da Manuel. Aveva capito che era cambiato dalla partenza di Jessy, che la sofferenza
l' aveva tramutato in un' altra persona,però non credeva potesse spingersi fino a quel punto.

Le aveva rubato dei soldi ed era scappato. Ma cosa ancora più grave : aveva ucciso.

Cassandra Norton non era mai stata una delle sue allieve preferite. Ogni volta che l' aveva avuta di fronte non aveva avuto idea di chi in realtà stesse guardando. Quella ragazza aveva due facce. E nessuna delle due è mai piaciuta alla preside.

Cassandra, però, era umana. E meritava di vivere come chiunque altro.

Matilde si lascia cadere di nuovo sulla sedia e stringe tra le mani il suo adorato fazzoletto.

Quella di Cassandra è stata l' unica morte per cui non ha pianto. Ma è lo stesso distrutta. A poco, a poco si sta rompendo qualcosa. Il modo in cui si rompe è talmente silenzioso che nemmeno il suo stesso corpo riesce a sentirlo. È forse senso di colpa?

Dalla finestra alla sua destra, Matilde vede qualcosa simile a un' ombra.

La preside si avvicina silenziosamente nel punto appena individuato. È sicura di aver visto qualcosa di nero e il suo cuore accelerato è la conferma che non è nessuno di rassicurante ad aver attraversato il cortile
dell' orfanotrofio.

Le vengono i brividi lungo la schiena.

<<C'è qualcuno?>> Dice la cosa più stupida che possa uscire dalla sua bocca.

Come se quel qualcuno potesse
dire " sì, ci sono io"!

Matilde si gira verso la scrivania e si precipita al telefono fisso che non utilizzava da quella che le sembrava una vita.

Per chiamare gli investigatori e i poliziotti aveva usato il suo cellulare.

Stranamente quando digita il numero della centrale in cui lavorano, non sente nessuno squillo.

Ansimando come se avesse corso a una maratona, guarda il filo del telefono.

È stato tagliato.

Poi un botto e delle urla bastano per non farle capire più niente.

*****
JESSY' S POV
INASPETTATO(1)

<<M- Max?>> Mi giro verso il letto, ma non un arto del suo corpo si muove.

Sorrido amaramente, dandomi mentalmente dell' illusa.

Ho immaginato tutto.

Esco dalla porta e mi appoggio su di essa come se non riuscissi a reggermi in piedi da sola.

Ormai è tardi, ma domani devo assolutamente parlare con Manuel.

Continuando a stare appoggiata alla porta, prendo il cellulare e riprovo a chiamare il solito numero.

<<J-jess-s-y>> La voce che mi risponde è terrorizzata, non riesce nemmeno a scandire le parole.

<<Cos'è successo?>> Non so essere sollevata perché la ragazza di cui non so ancora il nome stia bene, o se essere spaventata per il suo tono di voce.

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