Infermeria

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A casa Malfoy, Lucius era entusiasta di come andavano le cose: aveva reperito il cuore e il corno dell'unicorno ucciso nella foresta proibita e per precauzione aveva conservato anche il suo sangue. Era euforico anche per il potere che aveva sentito scorrere nelle vene e che il suo signore gli aveva affidato temporaneamente; sapeva che l'Oscuro non l'aveva dimenticato, anzi proprio con lui aveva intenzione di tornare a vivere e dominare il mondo. Mancava solo la lacrima di fenice per completare l'incantesimo che lo avrebbe riportato in vita e Lucius sapeva dove trovarne. Avrebbe avuto bisogno ancora di un po' di potere, per poter andare dentro alla scuola di Hogwarts. Con un ghigno malvagio dipinto sul volto bianchissimo, si preparò ad invocare il suo signore.

"... e Draco a quel punto ha deciso di infilare il braccio in acqua per attirare i pezzi della bacchetta: uno l'ha trovato, ma si è ficcato in profondità nella sua carne, anche se io e Madame Chips ci siamo impegnati con ogni mezzo per toglierlo; in questo momento è ancora lì, ma ho paura che se non agiamo in fretta, l'eccesso di potere possa nuocere al cervello di Draco. In questo momento, oltre che preda della febbre, è in pieno delirio, non sa neanche chi è...o cos'è..." Harry si prese la testa tra le mani. "Possiamo solo aspettare adesso; ma non provate ad andare da lui, è pericoloso, è legato perché ha avuto alcuni episodi violenti, fino a che non sarà scesa la febbre non possiamo fare nulla" disse con un sospiro. Le due donne erano rimaste in silenzio per tutto il racconto e alla fine si strinsero una mano; la madre di Draco si asciugò una lacrima solitaria e sospirò affranta. Hermione non sapeva cosa dire, cosa pensare, era arrabbiata con sé stessa per non averlo aiutato, era arrabbiata con lui perché non si era fidato di lei...anche se poteva comprendere il fatto che Draco non le aveva raccontato le sue angosce per proteggerla: si conoscevano da così tanto, ma da così poco! Si recarono a pranzo in Sala Grande e dopo Narcissa si ritirò per riposare, mentre Harry ed Hermione passeggiavano in giardino. "Cosa dobbiamo aspettarci, Harry?" "Qualcuno sta cercando di risvegliare il signore Oscuro Herm. E sicuramente attaccheranno la scuola appena pronti" Harry abbracciò le spalle di Hermione "Non lotterai da sola. Ci sarò io con te con gli Auror... e Luna e Neville e gli altri professori...e spero anche Draco" Hermione rivolse ad Harry i suoi occhi color ambra pieni di angoscia. "Harry devo vederlo, anche da lontano, ti prego" "Herm lo sai che non possiamo...è pericoloso". Gli occhi di lei si velarono di lacrime "D'accordo, d'accordo, ma non facciamoci scoprire" Harry imprecò sotto sotto: Hermione otteneva da lui tutto ciò che voleva. Si smaterializzarono in infermeria e, approfittando dell'assenza momentanea di Madame Chips, si infilarono tra le tende che circondavano il letto di Draco. Lui era lì, con gli occhi spalancati circondati da un alone nero, non emetteva un fiato, lo sguardo perso nel vuoto, disteso sul letto, legato per i polsi da due lacci di cuoio. "Draco..." mormorò appena lei. Le rispose un sibilo: "Vattene....vattene mezzosangue...." poi con la sua voce "Non andare Hermione, ti prego..." "Se ti avvicini ti ucciderò, non sei degna neanche di guardarmi.. " "Harry...proteggila da me...." "Lurida feccia, insudici anche l'aria che respiro, il tuo tanfo si sente a miglia di distanza" Draco nel frattempo aveva ricominciato ad urlare con l'altra voce e cercava strattonandosi di liberarsi dai lacci. Poi tornò in sé "Hermione ..perdonami..." Lei era di sasso. Nonostante che fosse legato, Draco si agitava in continuazione ogni volta che la seconda personalità parlava per lui, aveva gli occhi iniettati di sangue e sbavava; lei non dava peso a ciò che lui diceva, lo sapeva che stava delirando, ma aveva paura che fosse un processo irreversibile. "Vattene, sanguemarcio .. e portati via quel mezzo uomo accanto a te...che se non era per me e il mio padrone sarebbe morto 15 anni fa" "Basta, basta!" Draco scosse la testa ed ebbe un attimo di lucidità "Draco, ricordati che tu sei il mio padrone, ma non posso permetterti di insozzare il tuo sangue e il tuo spirito con questa gentaglia" Hermione fece un passo indietro e toccò il braccio di Harry. "Andiamocene" mormorò e lui annuì; con la morte nel cuore, Hermione si smaterializzò con Harry fuori dall'infermeria e senza dirsi altro si divisero. Lei si diresse nello studio della preside, chiuse la porta con un incantesimo e si lasciò cadere sulla poltrona dietro alla scrivania, piangendo sommessamente. "Signorina Granger, suvvia, cosa la turba così?" "Oh, professor Silente, non si immagina neanche cosa sta succedendo ...." "Beh, ho una vaga idea...in fondo sono o no il più grande mago che sia vissuto? Ma mi aggiorni pure..." Al che lei si buttò in un minuzioso racconto di ciò che stava succedendo. "E questo è tutto Professor Silente. E sinceramente non so cosa fare. Anche perché se non troviamo l'altro pezzo di bacchetta, Draco rimarrà così per sempre" "Non insulti la sua intelligenza, signorina Granger... Era dai tempi di Lily Evans che non avevamo qui una strega brillante come lei...ci sarà pure una soluzione al problema che mi sta ponendo..." fece il quadro di Silente. Hermione arrossì per il paragone, mentre le si accendeva una lampadina in testa: certo che poteva aiutarlo! Avrebbe avuto bisogno di Harry, ma soprattutto di Narcissa. Dopo aver salutato il quadro, uscì velocemente dallo studio, accorgendosi che era già notte, per recarsi a parlare con la madre di Draco. A metà corridoio si fermò e sorrise, aveva lasciato la bacchetta nello studio. Una figura incappucciata la notò e la seguì da vicino; era quasi arrivata a sfiorarla quando inciampò lievemente e il nome di Hermione rimase nella sua gola; decise di aspettarla all'uscita dalla stanza e si tolse il cappuccio. La luce lieve della luna le baciò i capelli bianchi e lei si appoggiò ad una colonna, sospirando e pensando a come aiutare suo figlio.

Narcissa era andata da Madame Chips contro ogni parere, la vista di suo figlio così sconvolto le faceva male all'anima. Aveva bussato discretamente e la medimaga le aveva aperto con aria scocciata, ma lei con il solo sguardo angosciato che aveva fece breccia nel cuore della donna. In silenzio Madame Chips la fece passare, per farle vedere Draco: si fermò a guardarlo. Stava dormendo sotto sedativi, sembrava un angelo, ogni parvenza di quell'animale che aveva visto non c'era più; non riuscì a frenare la sua mano e gli accarezzò la fronte. Lui mugolò qualcosa seguito dal nome di Hermione; la donna sorrise e si rese conto che suo figlio era veramente innamorato, forse per la prima volta in vita sua, e anche se stava male non smetteva di pensare a lei. Non volendo disturbare oltre si girò, ma fu richiamata da una voce fin troppo familiare. "Madre..." "Tesoro..." si fece vicino a lui, inginocchiandosi e prendendogli la mano. "Madre...cosa succede? Perché sono qui?" fece lui con voce roca. "Riposa Draco, ti racconterò tutto domani." Lui accennò un si con il capo "Madre, puoi chiamare Hermione?" "Proverò, tesoro" Non fece in tempo a rispondergli che lui dormiva di nuovo. Narcissa pensò di fare un giro nel castello, nel tentativo di trovare la ragazza; uscì dalla porta dell'infermeria e una folata di vento gelido le gettò il cappuccio del mantello sopra la testa. Nella sua passeggiata ad un certo punto vide una figura allontanarsi dallo studio di Hermione, una figura con una matassa di ricci scomposti al posto dei capelli; sorrise avendo trovato ciò che cercava e si diresse verso di lei, ma non fece in tempo a chiamarla che lei tornò nella stanza, chiudendo la porta. Allora decise di aspettarla togliendosi il cappuccio, non voleva certo spaventarla. La luce della luna le illuminò i capelli bianchi e si appoggiò ad una colonna. Ad un certo punto sentì urlare Hermione e dopo degli scoppi. Bacchetta alla mano spalancò la porta e si precipitò dentro, rimanendo sconvolta da ciò che vide.

Il bibliotecario - DramioneDove le storie prendono vita. Scoprilo ora