Capitolo 40

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Zayn aveva un giubbino nero, dello stesso colore dei suoi jeans, e le Vans consumate e bianche ai piedi. I suoi capelli erano più neri e spettinati del solito, e aveva le braccia penzoloni. Mi guardava allibito.

''Dovrei preoccuparmi?'' chiese, con uno sguardo a metà fra lo sconvolto e il dubbioso. Io scesi con un balzo dal ripiano della cucina sulla quale ero seduta, e mi avvicinai.

''Non credo'' risposi, cercando di trattenermi dal ridere. Il volto di Zayn era davvero da fotografia. Era immobile, come congelato in un solo posto, e si guardava in giro sospetto come se ci fosse qualche ladro in casa.

''Mi hai appena detto che la ragazza con la quale conviviamo, e con la quale hai convissuto per quasi un mese, è lesbica. Mi dici come faccio a crederci?'' balbettò, imbarazzato. Evidentemente non aveva mai affrontato discorsi simili, o forse non ne aveva mai avuto a che fare più di tanto.

''Non sconvolgerti'' dissi.

''Sono già sconvolto'' rispose, passandosi due mani nei capelli. ''Non sono omofobo'' ammise, quasi leggendomi nel pensiero.

Mi avvicinai ancora di più a lui, sogghignando. ''Ah, no?''

Lui mise il broncio. ''So che lo pensi, ma no'' continuò. ''Christine è libera di scoparsi chi vuole''

''Come sei fine, Zayn Pearson'' scoppiai letteralmente a ridere.

''Smettila'' proseguì. ''Ognuno è libero di fare quello che vuole della propria vita, o perlomeno quello che ritiene più giusto. Nessuno ha mai stabilito delle regole né un codice da seguire, quindi non vedo perché a qualcuno dovrebbe interessare con chi sta chi. Solo...'' si bloccò di colpo, togliendo il giubbino- resto di una corsa al supermercato a comprare latte e cereali finiti da lui medesimo- e gettandolo sul letto.

''Solo?'' lo incitai, avvolgendo la sua vita con le mie braccia e portando la testa nell'incavo del suo collo per sentire meglio il suo profumo. Lo sentii sospirare, perché sapevo che lo stavo distraendo, ma cercò di portare a termine il suo discorso.

''Ma vive con noi. Con te''

Mi venne da ridere ancora, perché era impossibile che Zayn credesse che Christine potesse provare qualcosa per me, ma mi trattenni. Christine mi aveva informato dei suoi...gusti sessuali due giorni dopo l'arrivo di Zayn, e non mi aveva chiesto di mantenere il segreto. Evidentemente per lei non era un problema, e non era neanche il tipo che si faceva problemi.

''Christine non è innamorata di me'' e mi suonò strano perfino dirglielo, mentre iniziavo a baciargli lentamente il collo. Sospirò di nuovo, e mi strinse i polsi in un debolissimo tentativo di allontanarmi.

''Mi sono innamorato perfino io'' ammise, contro voglia. ''Come potrebbe non innamorarsi lei? Automaticamente, devo preoccuparmi''

Quelle parole mi provocarono una strana sensazione. Sapevo, anzi ero certa, che provasse qualcosa per me, ma non me l'aveva mai detto esplicitamente. Conoscendo Zayn, era inevitabile iniziare a imparare a memoria tutti i suoi gesti e le parole dietro essi. Dai suoi comportamenti e dai suoi movimenti avevo capito che ci teneva, almeno un minimo, ma sentirglielo dire ad alta voce faceva tutt'un altro effetto.

Mi staccai da lui quasi immediatamente, come se fosse stato un gesto riflesso. ''Ripetilo'' la mia voce era implorante.

''Che cosa?'' ma sapevo benissimo che aveva capito a cosa alludessi.

''Non me l'avevi mai detto'' sorrisi, strofinandomi il volto e chiudendo per un attimo gli occhi azzurri. Stavo disperatamente cercando di non sembrare un adolescente alle prese con la sua prima cotta, di non sembrargli terracotta fra le mani, ma mi risultava difficile come mai. Ci rinunciai.

Lui intrecciò le nostre dita. Conoscendolo, avevo capito che Zayn non parlava molto ma i suoi gesti trasmettevano immagini e cose che nemmeno un milione di parole avrebbero eguagliato. Sapevo che la stretta di mano era uno dei gesti che più lo confortavano, forse, o qualcosa del genere. O più semplicemente, il gesto che gli riusciva meglio.

La sua mano era calda e morbida, come sempre, e ricambiai la sua stretta come se la mia mano agisse di spontanea volontà.

''Davvero non l'avevi ancora capito?'' mi domandò, senza nessuna emozione in particolare nella sua voce. Era soltanto sorpreso. Forse era davvero convinto che riuscissi a decifrare ogni suo gesto, nemmeno fossero geroglifici.

Io annullai ancora una volta quei pochi centimetri che ci dividevano, e portai le miei iridi chiarissime fisse nelle sue- che erano l'esatto opposto.

Scossi la testa.

''No, l'avevo capito'' annuii. ''Solo che...il fatto che tu lo dica, rende tutto più reale''

Sorrise e- ad una distanza praticamente nulla- non potei fare a meno di notare ancora una volta la sua immane bellezza. Forse non una bellezza pregiata né tantomeno comune, ma c'era qualcosa nella sua normalità che lo rendeva particolare all'inverosimile, così come c'era qualcosa in ogni sua imperfezioni che lo rendeva perfetto.

O quasi.

''E' sempre stato reale'' disse. ''Per me non esiste un universo parallelo alla realtà. C'è sempre stata solamente quella''

Sapevo che cosa intendesse, provavo a capirlo ogni giorno. Zayn non era cattivo, anche se- per vivere la vita che viveva- avrebbe dovuto esserlo. Nei suoi occhi non leggevo vendetta e voglia di vincere, ma soltanto stanchezza e desiderio di essere Zayn Pearson e basta. Forse nessuno ci fa più tanto caso, ma essere se stessi è la cosa più cara che si ha e che si potrà mai avere. Essere se stessi e basta è quasi un privilegio, e ci si rende conto troppo tardi di questo.

Magari Zayn aveva solo bisogno di essere se stesso per tornare a stare bene. O di trovare se stesso. E di avere un po' di tempo per sognare, cosa che non aveva mai fatto.

''Lo so'' risposi. ''Mi dispiace per questo''

Lui, inaspettatamente, mi abbracciò e mi diede un leggero bacio sul collo. ''Non lo sapevo'' ammise, sinceramente. ''Ma mi sono innamorato di te sin dalla prima volta che ti ho vista, a Leeds. Ricordo che avevi un maglione verde e gli stessi jeans che avevi ieri sera, e le Converse nere un poco sfilacciate''

Sorrisi involontariamente nelle sue spalle, e portai la mia testa sul suo petto. Lui continuò.

''E ricordo che pensai a quanto fossero azzurri i tuoi occhi'' lo sentii sorridere. ''E' buffo, perché allora non mi piacevano ma adesso sono la cosa che preferisco''

E lo baciai senza troppi preamboli, e lui non sembrò per niente colto alla sprovvista. Mi domandai se sarei mai riuscita a prenderlo in contropiede, e la risposta mi arrivò automaticamente poco tempo dopo.

''Potrei predire tutte quante le tue mosse'' si vantò, sornione, prima che gli dessi una leggera pacca sulla spalla.

''Ma sentilo!'' mi lamentai, scherzando.

Mi allontanai, continuando a recitare la parte della finta offesa, ma lui avvolse le braccia attorno al mio bacino e mi tirò indietro. Posizionò la testa nell'incavo del mio collo e sentii il suo respiro solleticarmi la pelle diafana.

''Non vai da nessuna parte'' mi sussurrò. ''Da adesso in poi, non vai da nessuna parte senza di me''

Il momento romantico si ruppe poco dopo quando, dopo l'ennesimo bacio, sogghignò e disse. ''Dillo alla tua amica Christine''

Mors omnia solvitDove le storie prendono vita. Scoprilo ora