58. Can you ever forgive me?

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Vulnerant omnes, ultima necat.
(Tutte le ore feriscono, l'ultima uccide)



CALLUM

Quando ero rimasto solo in quella casa avevo sentito le pareti chiudersi intorno a me, mi sentivo soffocare, una sensazione che avevo dimenticato di provare con Alencar al mio fianco. Ma lui non c'era in quel momento, io ero lì e lui no, io ero al sicuro e lui no, io ero vivo e lui ...
Dovetti frenare la mia mente, non potevo pensare a quello, non potevo dubitare, l'ultima frontiera prima della pazzia era la speranza, dovevo credere in lui.
Sapevo che non ero il solo a vivere nel terrore, avevo sentito Levin qualche minuto prima, mi aveva chiamato nel panico per chiedere notizie del fratello. Ma io non sapevo nulla, nessuno di noi sapeva, se quel messaggio non fosse arrivato avrebbe significato la fine.
Meritiamo più di questo, quindi torna e dimostramelo.

Non sapevo quanto fosse passato, me ne stavo con le ginocchia stretta al petto mentre attendevo con il telefono sul tavolo, pronto a raccoglierlo. Quando lo sentii vibrare sobbalzai e mi gettai su di esso recuperandolo con foga, il cuore mi batteva forte mentre leggevo quelle brevi parole:
Vengo a prenderti.
Le lacrime bagnarono il mio viso senza che nemmeno riuscissi a controllarle, il mio cuore non smetteva di cavalcare mentre componevo un numero a me ben noto. Volevo dire i miei ultimi addii, volevo salutare quelle persone importanti che avevo conosciuto e che forse avrei rivisto fra qualche anno.
- Pronto? – la voce di Levin arrivò leggermente allarmata al mio orecchio, aspettava mie notizie e io fui lieto di dargliele.
- Levin ... - il mio tono tradiva una certa agitazione, anche se tentavo di tenerlo sotto controllo – il messaggio è arrivato, Alencar ce l'ha fatta
- Sono salvi? Ha detto qualcosa di Kai? – le sue domande erano incalzanti.
Mi si strinse il cuore – non ne sono sicuro. Mi ha detto solo che sta tornando, però credo che sia andata bene, sono certo che ne siano usciti tutti salvi
Ci fu un prolungato silenzio, forse la mia era più una preghiera che una certezza.
Poi ripresi – Sai, volevo salutarti ... -
Lo sentii riprendere a respirare – salutarmi? Perché? - era tremendamente confuso.
- Alencar ... ha fatto quello che doveva fare, sai ... - mormorai – e per questo dobbiamo lasciare la città. Non può restare qui, vado via insieme a lui per un po', non so quando potremo tornare ma ti prometto che ti scriverò appena possibile. Sai ... non voglio che sia un addio
Lo senti soffiare appena nella cornetta, forse era un sorriso – sono felice di sentirlo Callum, vorrei tanto che tu mi scrivessi, sono felice che alla fine ce l'abbiate fatta.
- Anche io ...- ammisi – non sai quanto
- Scappa di qui e sii felice – disse ad un tratto – vivi la vita che meriti
- Anche tu, Levin. È arrivato quel momento
La telefonata fu necessariamente breve, non mi era rimasto molto tempo e c'era ancora un'altra persona che volevo chiamare, qualcuno che non era esattamente a conoscenza di tutto ma che non meritava di essere abbandonata senza spiegazione.
Il telefono di Keno squillò un po' più a lungo, il suo tono di voce mi parve assonnato e lievemente confuso.
- Callum?
- Ehi, non volevo svegliarti – dissi – come stai?
Ci fu un attimo di silenzio – mi chiami a quest'ora per chiedermi come sto? Dovrei chiederti io che diavolo ti prende – mi fece notare.
Abbozzai un sorriso, il solito vecchio Keno – ci tenevo a dirti una cosa, ma vorrei che tu la accettassi senza arrabbiarti e che capissi che tutto questo mi fa molto felice
- Ma che succede? – adesso sembrava davvero sulle spine.
Dentro di me si formò un dubbio, mi domandai se non stessi commettendo un errore ma avevo intenzione di andare fino in fondo.
- Devo lasciare la città – dissi chiaramente – parto stanotte e volevo salutarti. Non preoccuparti, io starò bene
Silenzio, un terribile e prolungato silenzio.
- Sei impazzito? Che storia è? Perché devi andare via così? Nel cuore della notte poi! – il suo tono era concitato e allarmato.
- Non è niente di grave, prometto che cercherò di scriverti – lo rassicurai.
- E' colpa sua, vero? Ti sta obbligando ad andare via con lui? Che cazzo succede? – insistette ancora con tono sempre più astioso.
Non dovevi coinvolgerlo.
- Vado via con Alencar – chiarii – ma è una mia scelta, voglio stare con lui e dobbiamo allontanarci da Brooklyn per un po'
- Lo sapevo che ti avrebbe trascinato nelle sue merdate! – insistette – ascoltami Callum, tu non sei un criminale, puoi venirne fuori, puoi avere la vita normale che hai sempre desiderato!
Stavo per replicare, dirgli che avevo già quello che volevo, che capivo cosa provasse, che fosse tutto inaccettabile per lui ma io ero quello, ero legato ad Alencar.
Ma non ne ebbi il tempo, fu lui a riprendere il discorso.
- Non ho cancellato le prove – disse alla fine – le ho tenute, possiamo incastrarlo e tu sarai libero, potrai restare
Quelle parole mi raggelarono – cosa?
- Le prove che lui c'entra con quel giro, non sono andate distrutte. Usa il cervello Callum! – insistette.
- Tu devi darmele! – esalai senza fiato – eravamo così vicini ad essere felici ... tu non puoi farmi questo ...
- Ma io sto cercando di salvarti! – la sua voce era disperata – vuoi essere un dannato ricercato? –
Non potevo lasciare che le consegnasse, se qualcuno avesse identificato Alencar prima di passare il confine non avremmo avuto speranze e Keno poteva dire molto sulla sua identità. Non dovevo solo prendere quel filmato ma dovevo convincerlo a non denunciarlo.
- Vediamoci adesso – ribattei con tono disperato – devo parlarti faccia a faccia
- Ok, vediamoci alla spiaggia di Coney Island, all'altezza dell'appartamento di Andrew – mi disse con tono serio – forse riuscirò a farti ragionare
Chiuse la comunicazione ed io mi presi il volto fra le mani, come avevo potuto farlo? Come avevo potuto mettere in pericolo tutto? In quel momento sentii un rumore e la porta di ingresso si aprì, Alencar fece qualche passo verso di me mentre io sollevavo lo sguardo desolato.
Potrai mai perdonarmi?
- Callum che succede? Perché non eri di sotto? – mi chiese preoccupato – non ci resta molto tempo, fra mezz'ora Tian ci aspetta al parcheggio
Non riuscivo a parlare – io ... mi dispiace – ansimai – non volevo ... io ...
- Callum? – lo vidi piegarsi e prendermi il volto fra le mani.
Potrai mai perdonarmi?
- Volevo solo salutarlo ... ma ... - pronunciavo a stento le parole – ho fatto un casino ...
- Dimmi cosa cazzo succede – il suo tono era duro, consapevole.
- Keno ha ancora il tuo video, vuole identificarti, dirlo alla polizia – spiegai ancora frastornato – ma io posso rimediare! Ti prego, permettimi di rimediare
Il volto di Alencar era una maschera indecifrabile, ne ebbi quasi paura, i suoi occhi erano carichi di rabbia e frustrazione.
- Non ho intenzione di rinunciare a te – sibilò – non dopo quello che ho fatto stanotte, non permetterò a quel piccolo pezzo di merda di dividerci ancora. Tu verrai via con me, passeremo quel dannato confine
Io lo abbracciai – sì, lo faremo. Te lo prometto Alencar, lasciami solo qualche minuto, lascia che gli parli
Presi il suo volto fra le mani e lo fissai dritto in quegli occhi verdi e stanchi.
- Fidati di me, di me soltanto, e permettimi di andare. Tutto quello che voglio è partire con te stanotte e lo faremo – gli assicurai.
Non disse nulla, non si mosse neanche ed io interpretai quel silenzio come un consenso, non mi fermò mentre recuperavo la giacca e correvo fuori dall'appartamento e poi in metro.
Tutto quello che pensavo era che dovevo raggiungere Keno, che dovevo fermarlo, che dovevo permettere a me stesso e ad Alencar di sopravvivere.
Potrai mai perdonarmi Keno, per averti deluso così tanto?
Forse era stata colpa mia, forse avevo confuso me stesso e Keno in quel periodo e gli avevo insegnato a temere Alencar ma forse potevo ancora farglielo vedere con i miei occhi. Fargli capire che quella non era una sconfitta per me, che quella fuga significava cominciare a vivere davvero.
Arrivai al nostro appuntamento strepitante, la spiaggia era scarsamente illuminata e all'apparenza deserta, camminai un po' incerto e poi mi resi conto di una sagoma in penombra. Keno venne avanti con un'espressione tremendamente seria in volto, una parte di me ne fu intenerita, gli importava davvero così tanto di me?
- Non sono qui per litigare – gli dissi rassicurante – ma nemmeno per restare
Quello scosse la testa – eri pronto a sparire dalla città così, senza nemmeno guardarmi in faccia. Cosa ti dice il cervello? Come pensi che sarà la tua vita? – insistette.
- Non lo so come sarà, Keno – risposi onestamente – io spero che vada tutto bene, ma nessuno può conoscere il futuro. Non lo faccio perché voglio vivere un'avventura o perché ho una pistola puntata alla testa – strinsi i pugni – lo faccio perché l'uomo che amo ha bisogno di me e io di lui
Il suo volto era addolorato – devi amarlo davvero tanto, per mandare a puttane tutti gli altri – disse come se la cosa lo ferisse – per voltare le spalle a persone che dicevi che ti avevano salvato e a cui hai promesso di restare accanto
Fu in quel momento che capii, compresi il reale dolore che Keno stava provando. Era solo un ragazzino, spesso me ne dimenticavo, solo un adolescente che credeva di aver trovato un piccolo punto di riferimento. Ci eravamo sostenuti a vicenda e ora il sentirsi messo da parte così improvvisamente era troppo da accettare, troppo per una persona come Keno, abituata ad avere tutto sotto controllo.
Mi avvicinai di un altro passo e lo abbracciai – mi dispiace per non averti detto niente prima, non c'era nulla di certo prima di stanotte. Non voglio abbandonarti, non è mai stato un mio pensiero, non voglio voltare le spalle a quello che c'è stato fra noi e quello che può esserci in futuro ma ...
- Devi seguirlo ... - disse in un sussurro, stava cercando di tenere un tono distaccato anche se la sua voce tremava – perché lo ami ...
- Sì ... - ammisi – so che puoi capire cosa si prova, se Aiden ti chiedesse di andare via con lui, lo faresti?
Il suo corpo si irrigidì – sì –
- E' per questo che devo andare, perché ho bisogno di vivere la mia vita con lui. Ma questo non è un addio, te lo prometto Keno. Però devi promettermi qualcosa anche tu – dissi sciogliendo l'abbraccio – devi giurare che non mostrerai quei filmati, che non andrai dalla polizia a raccontare di Kurt e Alencar. Il nostro futuro è nelle tue mani
Ci fu un interminabile silenzio a quel punto, attesi che metabolizzasse quella richiesta e lo fissai insistentemente finchè il suo corpo non si mosse e la sua testa annuisse lentamente.
- Stai tranquillo – disse in un sussurro – non dirò niente
Per la seconda volta quella sera le lacrime scesero dal mio viso senza che io potessi controllarle, mi sentivo così felice, sapevo che avrebbe mantenuto la parola.
- Grazie, Keno, grazie ...
- Callum, allontanati
Il suono di quella voce mi fece sussultare, in un attimo la gioia precedente venne spazzata via da un enorme ondata di incertezza. Mi voltai e Alencar era lì, mi aveva seguito e se ne stava a qualche metro da noi con la pistola stretta in pugno. Mi si gelò il sangue, feci qualche passo indietro totalmente spaesato mentre lo vedevo piazzarsi di fronte a Keno.
- Mi sembra di averti già detto, che se ti fossi messo in mezzo un'altra volta ti avrei ucciso – Alencar parlò senza che il suo tono facesse emergere alcuna emozione, era totalmente freddo e distante.
- Alencar – cerca di intervenire spostandomi accanto a lui – va tutto bene, ti prego ascoltami. Keno non dirà niente, possiamo andare via
- E chi ti dice che non andrà alla polizia appena voltiamo le spalle! – ringhiò rinsaldando la presa sull'arma.
- Me lo ha promesso, Alencar – insistetti – ti prego, per stanotte basta morte. Possiamo essere liberi, possiamo andare via. Se non ti fidi di lui almeno fidati di me!
Ci fu un enorme silenzio a quel punto, i miei occhi saettavano da una parte all'altra, passavo dal volto marmoreo di Alencar agli occhi pieni di paura di Keno, che temeva persino di indietreggiare.
- Mi dispiace, non posso – sussurrò Alencar alla fine.
Non trattenni l'urlo che venne fuori dalla mia gola accompagnato dallo sparo.
- ALENCAAAR!-
Potrete mai perdonarmi?

Buio.
Assoluto buio, sentivo il mio corpo tremare e poi lentamente mi ritrovai ad aprire gli occhi, quando li avevo chiusi? Mossi lo sguardo intorno a me, mi sentivo frastornato, come se per un istante non ricordassi nemmeno dove mi trovavo. Poi un'immagine così strana, la mia mano destra reggeva una grossa pietra, quando l'avevo presa? E perché era sporca e vischiosa?
La lasciai cadere a terra e spostai gli occhi davanti a me, sentii un vuoto allo stomaco quando vidi il corpo di Keno a terra, sembrava non fosse cosciente e poi ricordai lo sparo, l'urlo. E la mia testa si voltò, i miei occhi si girarono lentamente nella direzione in cui c'era Alencar e fu lì che si arrestarono.
Il mio intero mondo scivolò in una disperazione senza fine quando mi resi conto che lui era a terra, il suo volto era piegato di lato ed io crollai sulle ginocchia strisciando verso di lui. Aveva una ferita alla testa, tremenda, perdeva sangue e il suo corpo era continuamente scosso da piccoli tremori. Ero stato io? Era stata quella pietra? Come avevo potuto?
Potrai mai perdonarmi?
- Alencar ... - mormorai a fatica.
Lui apriva e chiudeva le labbra a stento, sembrava riuscire ancora a vedermi ma il sangue colava copiosamente dalla sua ferita e anche dal naso.
- Perdonami – ansiamai – io ... mio dio ... io
- T-ti ... - la sua voce era un sussurro, annaspava terribilmente – a-am...o
Poi il suo corpo smise di muoversi, abbandonandosi completamente alla morte fra le mie braccia mentre io mi ritrovavo ad urlare ancora una volta, completamente distrutto.
In quel momento, mentre reggevo il suo corpo senza vita fra le braccia, non sentivo più niente. Ero come chiuso in una mia bolla di assoluta disperazione che mi costringeva ad un innaturale silenzio.
Le orecchie ovattate, la gola secca, le lacrime mi rigavano il volto mentre il mio respiro si mozzava ad ogni muto singhiozzo. Soltanto un sibilo riusciva a penetrare il mio stato di disperazione, soltanto quel lieve suono, strisciante. Le onde del mare scivolavano lungo la riva e spostavano la sabbia sottile, sembrava quasi un canto. Potevo sentire quel suono infilarsi sotto la mia pelle e sussurrare al mio orecchio, fu proprio quel lamento lento a mostrarmi la strada.
Alencar non c'era più e niente, nella mia vita di infiniti tormenti, mi aveva annientato come quella consapevolezza. In un mondo che avevo sempre percepito minaccioso, un mondo che ospitava l'indifferenza degli altri e l'odio di mia madre, lui mi era sembrato l'unico vero motivo per vivere, mi aveva mostrato l'amore che avevo sempre desiderato possedere. Avevamo lo stesso desiderio io e Celia, alla fine, essere visti e avere il permesso di esistere, ma quello non era altro che l'ennesimo desiderio infantile.
Potrai mai perdonarmi per averti condotto a questo?
Il dolore in quel momento era troppo grande, l'assenza era l'unica sensazione presente dentro di me mentre mi chinavo a raccogliere i massi più grandi e li infilavo con prepotenza nelle nostre tasche. Ne misi il più possibile e poi iniziai a trascinare me stesso e il suo corpo verso il mare.
Era quello il mio posto alla fine, forse era il messaggio che quelle pigre onde mi stavano comunicando, l'ultima chiamata per tornare a quel luogo dal quale ero sfuggito. Sentivo l'acqua gelida bagnarmi i piedi ma non avevo paura in quel momento.
Non avevo freddo, il mio corpo bruciava, la disperazione era la fiamma che animava ogni mio passo dentro quel liquido scuro. Sentivo che il mare ero io e lui era me, come se questi lunghi anni in cui mi fossi trascinato fra i vivi erano solo trascorsi in funzione di quel momento. Perché era sempre qui che sarei tornato, perché le creature come me erano una condanna, perché sarei stato una maledizione per chiunque mi avesse mostrato amore. Io non ero amore.
Potrai mai perdonarmi per aver permesso al mare di prendere anche te?
Lo amavo, ma amarlo non significava salvarlo, l'amore non ti dà un potere del genere, l'amore non c'entra niente con questo.
I miei stanchi polmoni presero l'ultimo respiro prima che il mio viso sparisse sotto la superficie d'acqua, nel silenzio, nella mia bolla di eterna agonia e rimpianto, stretto a quello di Alencar.
Quello era un addio e lo sussurrai alle poche persone che vedevano in me ancora qualcosa di meritevole.
Addio.
Potrete mai perdonarmi?

TIAN

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