capitolo due

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Le giornate ormai in carcere erano così. Mi svegliavo, andavo a lavarmi, svolgevo il mio turno nei vari posti assegnati, mangiavano, le ore d'aria in cortile, turni e di nuovo in cella.
Tutte le cazzo di giornate praticamente uguali e più i giorni passavano più io ero confusa.
Talmente confusa da lasciare la Riccia e indovinate chi era la protagonista di tutte le mie domande?
Proprio lei.
Quell'araba dal taglio perfetto, quella donna così pericolosa ma così dannatamente sexy in ogni suo movimento.. o almeno io la trovavo così.
Più andavamo avanti e più ci provocavamo senza mai, però, toccarci anche se io morivo dalla voglia di sentire quelle sue labbra sulla mia pelle.
Probabilmente non volevo ammettere a me stessa che mi stavo innamorando dello scorpione.
Avevo paura? Sì. Avrebbe potuto iniettarmi il suo veleno e poi lasciarmi lì semplicemente perchè a lei non importa dei sentimenti delle persone.
Zulema mi provocava solo per il gusto di farlo mente io lo facevo per motivi più.. seri? Non so come descriverli.

Tutto questo quando eravamo entrambe rinchiuse in quel buco chiamato Cruz del Norte.
Ora che sono passati mesi dal mio rilascio non l'ho più vista, non ho più avuto notizie di lei.
Io sono uscita prima ed ora di lei non so nulla, non so se abbiano rilasciato pure lei o se è ancora dentro.
Sta di fatto che ogni giorno, puntualmente, passo davanti l'entrata di quel carcere nel quale abbiamo provato ad ucciderci senza mai volerlo davvero.. forse.
Non so perchè lo facessi, forse mi mancava o forse speravo di trovarla all'uscita ma tutto ciò non successe mai.

O almeno fino a ieri...
Oggi stavo tornavo dal lavoro che avevo trovato, lavoro in una lavanderia.
Ironico vero? Ci sono quasi morta in una lavatrice..
Con il finestrino abbassato ho girato la testa, come ogni giorno, verso il cancello di ferro del carcere e la vidi lì. In quel momento dentro di me facevano a pugni l'idea di non fermarmi e quella di accostare e scendere.
Senza rendermene conto mi sono slacciata la cintura ed ho aperto la
portiera della macchina.
Ed ora eccomi qui, davanti alla donna alla quale ho cercato di non pensare nemmeno per un momento durante questi mesi fallendo.
"Ciao" la salutai.
"Che ci fai qui?" disse l'araba guardandomi con una sigaretta tra le dita.
"Casualità, passavo di qui.." mento.
Noto che non solo io sono cambiata, i suoi capelli sono più lunghi e sotto l'occhio ha una riga tatuata, presumo sia una lacrima...
"Sei più magra" le dico spezzando il silenzio.
"Non si è mai troppo magri" rimango a guardarla, incredibile come possa essere sempre più bella.
"Vuoi un passaggio?"
"Grazie Bionda ma no" risponde facendo un tiro.
"Dai Zulema, non penso tu abbia una casa o una macchina quindi accetta"
rimane in silenzio.
"Per favore.."
"Va bene però prima mi accompagni in un posto.."
Annuisco e salgo in macchina vedendola avvicinarsi per poi fare lo stesso.
Abbasso anche il suo finestrino facendo scontrare l'aria fresca sul suo viso. Chiudo gli occhi e per qualche momento l'ho vista rilassarsi.
"Zule" la chiamo facendole riaprire gli occhi.
"Da quanto sei fuori?" gira la testa verso di me senza staccarla dal sedile.
"Da 10 minuti"
"Ah quindi ti ho fatto da tassista?" le chiedo ridacchiando.
"Già"
Ha un tono triste, quasi malinconico e poco dopo capisco perfettamente il perchè. Siamo davanti al cimitero.
Si gira verso di me e mi dice solamente un "grazie" per poi uscire e richiudere la portiera.
Io non rimetto in moto, semplicemente la seguo affiancandola.
"Non ti lascio andare da lei da sola Zulema.." si ferma.
"Non ho bisogno di sostegno morale e tantomeno di compassione" mi risponde fredda e andando avanti.
"Non m'importa, per quanto stronza tu possa essere sei anche umana. Tu puoi continuare a credere di non avere emozioni ma il dolore è inevitabile quindi adesso stai buona e lasciami venire con te" le dico fermandola per un polso. A contatto con il suo corpo tolgo subito la mano sentendola irrigidirsi per un attimo.
Sbuffa e mi fa segno di seguirla.

Arriviamo davanti alla lapide con il nome di sua figlia sopra.
'Fatima Zahir'
"In carcere non ti ho mai chiesto di lei, non l'ho nemmeno conosciuta.." dico avvicinandomi di poco a lei.
"Nemmeno io ed ero sua madre" la vedo poggiare un dito e seguire tutte le lettere.
"Zulema lo sei ancora.. lo sarai sempre."
Le appoggio insicura una mano sulla schiena accarezzandola leggermente.
Si gira verso di me e noto subito i suoi occhi lucidi.
"P-per caso sai dov'è il fiorista di questo cimitero?" mi chiede con la voce spezzata per lo sforzo di trattenere le lacrime.
Davanti a questa immagine mi blocco un attimo sentendo una fitta al petto. Zulema debole non l'ho mai vista e preferivo non vederla.
"Maca?" mi richiama.
"S-sí scusami, seguimi".
La accompagno a prendere dei fiori che poi porta sulla tomba di sua figlia.
Io mi allontano un po' da lei per lasciarle spazio ma la sento lo stesso.
"Perdonami Fatima, non ho nemmeno fatto in tempo ad imparare ad essere una madre decente almeno.."
Il mio cuore si spezza in due e una lacrima mi riga la guancia.
Sento altre gocce bagnarmi il viso e noto che sta cominciando a piovere.
Zulema non si muove, sta ferma mentre la pioggia la bagna.
"Zule andiamo.." mi avvicino a lei toccandole una spalla facendola sussultare.
"Vai Maca, non aspettarmi.."
"Non hai capito nulla del discorso di prima.."
"Macarena. So cavarmela.. grazie per il passaggio ma ora vai"
Non insisto perchè vedo che comincia a crescere la tensione e non ho voglia di farla arrabbiare o litigare con lei.
Entro in macchina e parto, mi fa male lasciarla lì ma Zulema è una tipa difficile e farla innervosire non è mai la strada giusta..
———
Allora, volevo solo avvertirvi che la storia si baserà solo su scene importanti di el oasis mentre il resto lo inventerò io🖤
Fatemi sapere cosa ne pensate..🥰

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