54. Sei sempre stato tu

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JUSTIN

Faith difronte a me, seduta nella mia stessa posizione, mi guarda in silenzio, a pensare forse più del dovuto a quello che ho appena detto, alla mia risposta.

Siamo inevitabili. Io e Faith siamo questo. Il nostro è quell'amore che ti capita di incontrare una sola volta nella vita, se sei fortunato. Quell'amore raro, che qualsiasi cosa accada, nulla cambia, i sentimenti sono sempre lì presenti. Si direbbe che siamo legati sin da piccoli, un legame in qualche modo indistruttibile, contro ogni avversità, un amore che resiste contro il tempo. E ne è passato da quando ci siamo detti addio, eppure ora eccoci qui, a parlare come due vecchi conoscenti con tanto da raccontare, troppo.

"Perché hai lasciato Sophia?" si azzarda a chiedere Faith, non avendo però il coraggio di reggere il mio sguardo. Sa benissimo perché l'ho fatto. Io non ho mai amato Sophia, non gli ho mai espresso i miei sentimenti, e lei non ha mai preteso che gli dicessi parole importanti, senza però, un briciolo di verità. Gli ho voluto un bene indescrivibile, gliene voglio ancora, senza alcun dubbio, e sarà così per sempre. Mi è stata tanto vicino, mi ha aiutato tantissimo nel mio periodo buio, e per anni non l'ho mai illusa, gli ho sempre detto come stavano le cose, fin quando ho rivisto Faith felice senza di me, con un'altro uomo al suo fianco. Lì ho perso ogni speranza, ed ho iniziato ad abbassare la guardia con Sophia, a dargli una possibilità, e sono stato bene insieme a lei, non posso negarlo, ma l'amore è un'altra cosa.

L'amore per me è Faith, con i suoi occhi grandi che con una sola occhiata mi smuove tutto dentro. L'amore per me è lei quando la stringo tra le mie braccia e quello sembra proprio il suo posto perfetto in cui stare per sempre. L'amore è lei quando mi parla con quella sua voce dolce, quando mi ascolta e sembra capirmi alla perfezione, come se mi leggesse dentro. L'amore per me è Faith, quando sorride di gusto facendomi spuntare un sorriso spontaneo. L'amore è sempre lei quando ci perdiamo l'uno nell'altro provocandomi sensazioni mai avute prima. E mi mancano tutte queste cose, mi manca lei, averla nella mia vita tutti i giorni, ma non riesco a dirglielo, non ce la faccio perché nel momento in cui sto per farlo, penso alle decisioni che ha preso in tutti questi anni, e la rabbia torna ad impossessarsi di me.

"E tu perché hai lasciato Steve, e non hai accettato di sposarlo?" chiedo di rimando. Gli feci già questa domanda, proprio qui a Miami, ed in questa casa, l'attimo prima che si sentisse male e scoprissi poi del nostro bambino. "Cos'hai capito quella sera a Coney Island con me, da farti prendere quella decisione?" domando ancora, sotto il suo sguardo agitato. Steve per fare una scelta così importante come quella di chiedere ad una donna di sposarlo, in questo caso Faith, vuol dire che l'amore era reciproco, che lei gli ha dimostrato di provare qualcosa di forte, ed anche se poi alla fine ha deciso di non sposarsi, di non accettare la proposta, non mi capacito di come lei sia riuscita ad amare un'altro uomo così tanto, dopo di me.

"Rispondi prima alla mia domanda" insiste, percependo il suo nervosismo. "Sull'ospedale t-tu mi hai detto delle parole importanti, c-che sono bloccate nella mia mente, e non so se tu le abbia dette perché eri in panico ed in quel momento avevi paura di perdermi, o perché..." si blocca per un istante distogliendo lo sguardo da me, mentre si morde il labbro superiore. Poi prende un lungo respiro e mi guarda dritto negli occhi, mentre il mio cuore non smette di battere veloce. "Provi davvero quello che mi hai detto?" domanda infine con timore, e con gli occhi diventati ora lucidi, mentre fa su e giù col petto per l'agitazione.

Non rispondo, mi passo una mano sugli occhi frustato e resto in silenzio. Sa benissimo che se non pensassi quelle cose non le direi. Io la amo, da sempre, nonostante il dolore che mi ha causato. Ho le mie colpe questo sicuramente, ho sbagliato tanto, comportandomi come uno stupido ragazzino immaturo, ma questo non è nemmeno paragonabile a quello che lei ha fatto a me, lasciandomi e prendendo decisioni che non capisco tuttora. "Cosa ti ha spinto a non sposarti?" chiedo ancora, non rispondendo di nuovo alle sue domande.

"Vuoi sentirtelo dire oppure ancora non l'hai capito?" mi risponde stizzita mentre scuote la testa. Non dico nulla, in attesa che mi dica qualcosa. Qualcosa di importante, che ho bisogno di sentire per far scomparire in parte la rabbia che ancora provo, ma invece lei resta zitta.

"Dimmelo Faith" mi avvicino di più a lei stringendola per il braccio, mentre ingoio a fatica la mia stessa saliva, troppo ansioso. "Cosa provi per me oggi, perché non hai accettato la proposta?" incastro i miei occhi nei suoi, lucidi, dove una lacrima le sta scendendo lungo una guancia. Con il pollice gliela asciugo e rimango la mia mano ferma sul suo viso. Sembra rilassarsi con il mio tocco, non interrompendo poi, nemmeno per un attimo il contatto visivo.

"Q-quando ti ho visto quella notte a Coney Island ho compreso tutto" la sua voce è incrinata, si sta trattenendo per non piangere, e a me invece, mi si sta appannando la vista. Continuo ad ingoiare a fatica, tolgo la mano dal suo viso e gli prendo la mano, stringendola nella mia, mentre aspetto che continui. "P-pensavo di amare Steve, ma poi ho capito che mi piaceva solo l'idea della coppia perfetta che potevo avere con lui, di come mi faceva sentire, ma non era davvero amore, capisci?" Faith toglie la mano dalla mia e smette di guardarmi, asciugandosi altre lacrime che le stanno continuando a bagnare il viso. "Quella notte con te, mi sono sentita di nuovo viva, come se per tutto il tempo io fossi stata in apnea, chiusa in una bolla, vivendo in un mondo a parte, ed è stato proprio lì che ho capito di non amare davvero Steve, o almeno, di non amarlo nel modo giusto, perché l'amore è un'altra cosa" aggiunge con la testa chinata, guardando in basso. Non riesco a respingere le lacrime, e così le lascio cadere anche sul mio viso. "Dentro di me l'ho sempre saputo, ma quella notte è stata la spinta che mi ci voleva per mandare tutto all'aria, è come se avessi avuto bisogno di ulteriori conferme, per questo ti ho cercato, io la risposta da dare a Steve l'avevo già, sapevo cosa dirgli non appena mi chiese di sposarlo, ma non ce l'ho fatta a risponderlo in quel momento" mi spiega tirando su col naso mentre muove nervosamente le dita delle mani tra loro. "E.. speravo che tu non mi lasciassi andare quella notte, che non mi abbandonassi tra le braccia di un'altro uomo, ma invece l'hai fatto, e mi sono sentita malissimo" mentre continua a spiegare le scappa un singhiozzo, con altre lacrime che scendono senza sosta sulle sue guance. Non riesco a vederla così. Faith fa una breve pausa per calmarsi e poi riprende il racconto. "È stato lì che ho pensato di averti perso per sempre, che eri andato avanti ormai e che io per te ero solo una che un tempo è stata importante per te" continua sempre con la testa chinata. Mi mordo una guancia sentendo tutte queste assurdità ma continuo a restare in silenzio, mi sta finalmente spiegando tutto e non voglio che si fermi, voglio capire ogni cosa. "In ogni caso, quando me ne sono andata quella notte, sono rimasta ferma sulla mia decisione, perché se mi fossi sposata, avrei fatto l'errore più grande della mia vita" continua allungando il braccio verso di me titubante ed infine poggia la sua mano sulla mia, sempre con lo sguardo basso. "L'amore per me sei tu, Justin, sei sempre stato tu" ammette guardandomi di nuovo negli occhi.

Nell'esatto momento in cui mi confessa quello che prova, io con la bocca socchiusa e gli occhi ancora lucidi, fermi su di lei, qualcuno suona il campanello di casa. Non ho nemmeno il tempo di elaborare le sue parole, di dire qualcosa, che il campanello suona ancora, questa volta con insistenza. Metto fine al nostro contatto visivo, guardando la sua mano ferma sulla mia e con rammarico mi libero dal suo tocco, non dicendo nulla. Mi alzo e raggiungo l'ingresso, pronto a maledire chiunque esso sia. Mi asciugo le guance e mi strofino gli occhi, col cuore che non ha mai smesso di battere velocemente, ed infine apro la porta.

"Fratello, ti sto chiamando da circa un'ora, sono passato per casa tua e non c'eri, dovevi ospitarmi stasera, ricordi?" Dave. È venuto da Orlando per il matrimonio dei nostri amici. Tempismo pessimo. Lo fulmino con lo sguardo per il momento che ha scelto, ma alla fine lo faccio entrare. Parla, ma non gli presto attenzione, i miei pensieri sono tutti rivolti a Faith, che ora è qui davanti a noi, ancora scossa, proprio come me, e con gli occhi gonfi per aver pianto tanto, ma fortunatamente il mio amico non si accorge di nulla. Continuo a pensare alle sue parole, a come mi stanno facendo sentire, mentre Dave parla ininterrottamente dopo aver salutato Faith. Io e lei ci guardiamo senza poter dire nulla, col solo desiderio di voler ritornare di nuovo a pochi minuti fa, nell'attimo in cui siamo stati interrotti, avendo ancora tanto di cui parlare, e riprendere il discorso, dire quello che per troppo tempo abbiamo tenuto dentro di noi.

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