21.

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Jade si sveglia tossendo acqua salata. È bagnata fradicia e siede su uno scoglio, di fronte a lei il mare è ancora in agitazione rabbiosa nel mezzo di una tempesta che non accenna a smettere.
Dove è finita? In che modo è arrivata lì? Dov'è Ace?!
Si guarda intorno preoccupata, facendo scattare la testa in ogni direzione; lo chiama urlando a pieni polmoni nel tentativo di farsi sentire nonostante i rumori della burrasca.
La pioggia non accenna a diminuire e gli scrosci le impediscono una visuale chiara della lingua di terra su cui si trova. I suoi occhi appannati sembrano scorgere un figura appollaiata su uno sperone roccioso a picco sul mare. Una figura gialla, per la precisione, che lampeggia come una candela fioca al termine della sua corsa.

Corre verso quel bagliore, scivolando più volte sugli scogli fradici di salsedine e sbucciandosi anche un ginocchio, fino a quando non riesce a mettere a fuoco la figura di un ragazzo accovacciato, intento a tossire e respirare a ritmo accelerato.

"ACE!"
Gli si getta addosso, facendolo sobbalzare e cadere all'indietro. Anche lui è completamente zuppo e riesce a tenere gli occhi aperti a fatica. Le sembra quasi di sentirlo tremare spossato, nonostante faccia di tutto per non darlo a vedere.
Lo abbraccia forte, al punto da fargli chiedere di allentare la presa sul suo collo per permettergli di respirare. Jade gli prende il viso tra le mani e lo guarda negli occhi, visibilmente provati da quell'esperienza ma non del tutto sgombri dall'astio che l'aveva spinto a buttarsi nella tempesta. Non le importa se quelle iridi verdastre stanno puntando l'orizzonte alle sue spalle, ancora intente a cercare una nave che ormai doveva essere affondata o approdata: quello che conta è che quegli occhi e il resto del loro possessore siano lì, tra le sue mani, con lei.

"Tu sei il re degli scemi!"
Ace, colpito da quelle parole, punta gli occhi nelle serissime gocce d'inchiostro che ha di fronte, facendosi accigliato non appena elabora il significato di quella frase.
La severità di Jade, però, dura ben poco. Si avvicina di scatto al suo naso e quando si trova a sfiorarlo con le labbra, volge la testa di lato e preme un bacio sulla guancia del ragazzo.

Il tocco soffice di quelle labbra accende una brace sconosciuta in lui, che a partire dalla faccia si dirada in ogni centimetro del suo corpo, scuotendolo violentemente dall'interno.
È un bacio pieno di sfaccettature: c'è la paura di ciò che hanno vissuto, c'è la gioia dell'essersi ricongiunti, c'è l'euforia di averla scampata a morte certa e c'è anche una nota scocciata per non averle dato ascolto. È tutto lì, premuto in un centimetro della sua guancia, è lì che risiede la sorgente dalla quale stanno sgorgando quelle emozioni e quei ricordi.
Ace non aveva mai ricevuto un bacio nella sua esistenza. Le sue esperienze le aveva fatte eccome, sia chiaro, ma un bacio vero come quello, neppure poggiato sulle sue labbra, è diverso, proprio come è diversa Jade: tutti quei significati, quelle sfaccettature, quelle molteplici sfumature sottendono una sincerità mai dimostrata prima nei suoi confronti.
L'ultimo bacio che aveva ricevuto con lo stesso carico di credibilità emotiva l'aveva quasi dimenticato, perché era stato il primo e l'ultimo ricevuto da sua madre, il giorno che era nato.
Vorrebbe chiederle di spostarsi e di lasciarlo respirare perché di fiato non ne ha più, ma invece appoggia due dita sul suo mento e porta l'altra mano sulla nuca che, inzuppata dall'acqua, ha perso il consueto riflesso ramato. Jade si lascia accompagnare lontano da quella guancia e si affida totalmente alla mano che ora la indirizza più frontalmente rispetto al viso del ragazzo. Sa in che direzione si sta muovendo, ma non è per niente restia ad assecondare l'avvicinamento.

È una situazione così delicata: lui non si sente all'altezza di quel gesto, fondamentalmente non è preparato, ha paura di farlo nel modo sbagliato. Possibile che quella ragazza fosse davvero contenta che anche lui si fosse salvato? Possibile che qualcuno si stesse preoccupando di lui? Possibile che qualcuno gli avesse appena manifestato sinceramente affetto disinteressato?
È una scultura di cristallo così bella, ma così fragile. Teme di incrinarla con la propria totale mancanza di delicatezza; lui non sa esprimerli i sentimenti, non è neanche sicuro di volerli provare.
Resta immobile, le punte dei loro nasi si sfiorano e nessuno dei due alza gli occhi per cercare l'altro. Non accennano a spostarsi, né a staccare le mani, quasi potessero perdere aderenza in quell'instabile equilibrio trovato nel mezzo di una burrasca.

Lei vuole dirgli che in fondo ci tiene, ma non vuole dargli una mezza verità perché ha paura di rivelare anche l'altra metà oscura e di perderlo.
Lui vuole dirle che non è il giovanotto solare che crede di conoscere, ma non vuole ammettere a sé stesso di stare provando qualcosa per lei e che ciò gli impedisce di allontanarla.

Un tuono obbliga entrambi ad alzare gli occhi e convergerli di fronte. La pioggia che continua imperterrita a cadere su di loro si raccoglie in stille gonfie sulle ciglia di entrambi.
Un rivolo sottile converge sulla glabella di Ace e scivola fino a raggiungere la punta del suo naso, dalla quale poi si getta su quello di Jade prima di cadere a terra. La vede sorridere, forse per il sollievo di averla scampata più che per lo strano percorso della goccia di pioggia, pensa.
Ciò che non sa è che quel sorriso è la conseguenza della consapevolezza che tutte le lacrime in quella burrasca e in quel mare non valgono nulla: può tacere sul suo passato, ma può davvero impedirsi di vivere il presente?

Jade esercita una lievissima pressione in avanti, premendo sul naso di Ace con il proprio: la distanza tra di loro si accorcia dei millimetri necessari a farle percepire il suo respiro affannato sul proprio arco di cupido.
Il ragazzo sente il cuore esplodergli nel petto: non l'ha sognato, si è avvicinata. Perché avrebbe dovuto farlo se le sue intenzioni non fossero state sincere?
Di nuovo il terrore di fare qualcosa di inadeguato lo paralizza: lui, pugno di fuoco, pupillo di Barbabianca, immobilizzato dalla paura di essere troppo irruente con una ragazza. Beh, non "una" qualsiasi in realtà, quella ragazza, l'unica per la quale abbia mai avuto il desiderio di essere sé stesso.
Ancora fisso nella stessa posizione, sente una mano staccarsi dal suo viso e spostarsi lungo il suo braccio, fino a cercargli la mano. Torna a guardarla e la trova ad occhi chiusi: ha raggiunto le dita sotto al suo mento e le ha intrecciate con le sue, stringendole saldamente.
Quello è forse il segnale di cui Ace aveva bisogno.

Non esita più e si lascia trasportare verso di lei, premendo con estrema delicatezza le labbra sulle sue: sono così soffici e tiepide, nonostante la tempesta che li circonda.
Il tempo si ferma per interminabili secondi: la pioggia scivola su di loro più lentamente, i rumori della burrasca sono più lontani, ciò che li circonda si sfuoca.

Quello che Ace prova in quel momento è ben altro rispetto a ciò che gli era capitato di sperimentare alla presenza di altre donne. È come se avesse fatto un salto nel vuoto. Non riconosce sé stesso nella trepidazione che gli impedisce di spingersi oltre, lui, il fuoco e la luce, spaventato all'idea di avventurarsi nel buio dell'ignoto a pochi centimetri da lui.
Jade sente che qualcosa lo blocca. Non ha bisogno di quelle misteriose visioni per capire che Ace non sa se accettare o meno quelle emozioni; lui è uno spirito selvatico nei confronti dei sentimenti che si è trovato, suo malgrado, nel bel mezzo di una tempesta imprevista. E, chiaramente, non si tratta di quella in cui avevano rischiato di annegare.
Se solo potesse dirgli che in mezzo all'oscurità in cui è immersa c'è davvero la sincerità che ha percepito. Ma può forzarlo a fidarsi di lei sapendo cosa gli sta nascondendo?

"And you know you're never sure
But you're sure you could be right
If you held yourself up to the light"
- Tonight Tonight, Smashing Pumpkins

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