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Con incredibile rapidità, Marco si presenta sull'isola dopo poco più di due giorni.
Non appena Ace lo vede scendere dalla nave, gli corre incontro sul molo e affonda la faccia nell'incavo del suo collo, non riuscendo a trattenere le lacrime.

L'occhialuto dottore non ha mai visto il proprio compagno in quelle condizioni. La situazione l'aveva sconvolto, dentro e fuori: doveva aver perso almeno cinque chili e le occhiaie sono profonde al punto da sovrastare le sue lentiggini.
Il suo aspetto è davvero orribile e decide di non perdere tempo.
"Portami da lei."

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Dopo uno scambio di opinioni tra i due medici, Ace è finalmente autorizzato a rientrare nella stanza in cui Jade, ormai da tre giorni, è in uno stato simil-comatoso. L'espressione seria di Marco non fa che innalzare la preoccupazione e non appena il dottore isolano li lascia soli, il ragazzo si getta disperato addosso all'amico.

"Non ho intenzione di mentirti, non è una situazione semplice..." confessa, stringendo l'asta degli occhiali tra pollice e indice.
"Te lo giuro, Marco, se solo mi fossi accorto prima che aveva già mangiato un frutto io..."
"Dark Dark hai detto?" chiede scrivendo le prescrizioni necessarie su un foglio.
"Sono state le sue ultime spiegazioni..." mormora lui in risposta, tornando con la mente a qualche giorno prima.
"Il fatto che ora stia respirando da sola è..."

"È soltanto colpa mia..."

Improvvisamente Ace scoppia a piangere. Marco si volta stupefatto in sua direzione: non gli è mai capitato di vederlo così, nemmeno nel suo primo periodo nella ciurma e neppure quando avevano scoperto dell'assassinio di Satch.

"Sono un buono a nulla, figlio di un demonio, non sono nemmeno stato capace di salvare i miei uomini... E ora questo..."

"Ace, smettila, sai bene che non è così..."
"Ah no?!" sbraita lui tra i singhiozzi, incendiandosi nei pugni "Lei ha preferito cercare di uccidersi piuttosto che dirmi la verità, l'ho costretta io a ridursi così!"

Si porta le mani infuocate sugli occhi e a quel punto Marco si allontana dal letto di Jade e lo raggiunge, ponendosi di fronte a lui. Ace sbatte con violenza un pugno contro al proprio palmo controlaterale e inspira rabbiosamente.
"A che è servito disconoscerlo? Sono un mostro proprio come mio padre, rovino tutto ciò che tocco, io..."
Il rumore di uno schiaffo risuona fragorosamente nella stanza e il confuso blaterare di Ace si interrompe. La sagoma della mano di Marco si staglia sopra alle lentiggini e il dottore, livido in volto, osserva l'amico con occhi severamente seri.

"Ti ho detto di piantarla."

Ace si accende d'ira e la sua schiena si infiamma, ma prima che possa reagire Marco spalanca le ali blu e lo scaraventa con sé fuori dalla finestra. I due fuochi si azzuffano in volo prima di schiantarsi nella piazza, scatenando la paura nei presenti.

"Smetti di delirare con queste fesserie!" ringhia Marco cercando di tirargli un pugno.
"Che c'è? Vuoi ammazzarmi, adesso?!" risponde Ace, scagliando dardi infuocati in sua direzione.
"Sono venuto qui per aiutarla, ma sembra che quello più malato sia tu!"
"O forse sei venuto qui per farla fuori, dal momento che non sono stato capace di concludere il lavoro!"
"Ma ti ascolti, pezzo di scemo?!" sbraita Marco sbigottito e arrabbiato, poi lo colpisce in pieno volto.
"No che non lo faccio, sono soltanto un fallito che non riesce nemmeno a proteggere chi gli sta intorno!" risponde Ace con un urlo, scagliandosi contro al proprio avversario.
Di nuovo si colpiscono vicendevolmente in una rissa, fino a quando Marco non riesce a bloccarlo per le spalle e ad atterrarlo in picchiata.

"Uccidimi ora che puoi! Salva gli altri da me, ti..."
L'occhialuto uomo lo schiaffeggia di nuovo in volto, stavolta con più violenza, poi prende la faccia del suo avversario e lo obbliga a guardarlo negli occhi.

"Non capisci che lei ha bisogno di te, brutto idiota?!"
Il ragazzo si blocca con la schiena contro il suolo e le fiamme che lo circondano spariscono. Anche il dottore torna alla sua forma umana e respira superficialmente a ritmo accelerato. Il viso di Ace si increspa e gli occhi gli si fanno lucidi, mentre un rivolo di sangue gocciola fuori dal suo naso.

"Vuoi lasciarla da sola dopo che ha scoperto che razza di padre ha? Non riesci proprio a comprendere quanto abbia provato ad essere sincera con te? È questo che vuoi, Ace?"

"Marco, io non voglio che muoia..." mormora con le labbra che tremano.
"Non morirà, il suo fisico è debole, ma la sua struttura corporea non è di certo qualcosa di convenzionale..."

L'uomo si alza con un'espressione amara sul volto, mentre il ragazzo chiude gli occhi rossi dal pianto e sospira. Impercettibili fiamme color ciano rimarginano le ferite del dottore e fanno sparire i suoi lividi, cancellando ogni segno della lotta.

"Mi dispiace così tanto, non so dove possiate trovare la forza di perdonarmi ogni volta..."
"Non dirlo nemmeno per scherzo e alzati, abbiamo già fatto troppi danni..."

I due si incamminano verso la locanda lentamente e in silenzio.

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Ace è stato chiuso nella camera a fianco di quella di Jade. Marco ha insisto fino a quando il ragazzo non ha accettato di sedersi alla scrivania, penna alla mano, davanti a un diario.

"Ti sfogherai scrivendo, non voglio sentire ragioni né obiezioni. Non voglio vedere fuoco, né tantomeno oggetti rompersi o volare. Non uscirai di qui fino a quando non vedrò dell'inchiostro su quelle pagine e non mi importa quanto protesterai, queste sono le condizioni. Se non vuoi farlo per te, allora ricordati che nell'altra stanza c'è una persona che sta lottando per risvegliarsi."

Di fronte a quel discorso conciso e assolutamente indiscutibile, Ace se ne era stato zitto e aveva ubbidito. Non si sarebbe mai perdonato qualunque cosa le fosse successa e la fiducia che ripone in Marco va ben oltre quella nelle proprie capacità. Deve impegnarsi, lo deve a quella ragazza e lo deve anche a suo padre e ai suoi fratelli, sempre pronti a sostenerlo e aiutarlo in qualunque situazione.

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