26.

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Cosa diavolo ha fatto?
Le lacrime non accennano a fermarsi e tra le braccia stringe il corpo immobile di quella che fino ad allora era stata la sua compagna di viaggio e, forse, anche qualcosa di più.
Ora che sa la verità riesce a spiegarsi meglio alcuni dei suoi comportamenti, ma questo ha importanza? L'idea di essere sceso in un'intimità emotiva mai sperimentata prima con la figlia di quell'assassino lo sta massacrando. Come ha potuto nascondergli una simile informazione?
Le domande rimbombano nella sua testa, mentre all'esterno continuano a diffondersi i suoi singhiozzi disperati. Se gli avesse mentito dall'inizio? Se ogni suo gesto fosse stato una recita?
Ma allora perché uccidersi in quel modo? Perché non ha agito diversamente? C'era davvero bisogno di arrivare a quel punto?

Si abbassa sul suo viso e appoggia la fronte alla sua, continuando a piangere.
"Jade..." mormora, sconvolto da un letale insieme di emozioni.
Come poteva quel bacio non essere stato sincero? Come potevano i suoi occhi avergli mentito ad ogni sguardo?

Mentre le lacrime scivolano sulle sue guance, Ace si rende conto di un flebile respiro e in un attimo si paralizza. Da dove può provenire, se non da lei? Si avvicina alle sue narici ed in effetti nota anche il suo petto muoversi debolmente. Come può essere ancora in vita?
Non c'è un minuto da perdere, si alza di scatto e tenendola in braccio corre verso il centro abitato. Burgess è già stato legato e non rappresenta un problema, ma in ogni caso la sua priorità ora è un'altra.
Deve salvarla, ad ogni costo. Deve trovare un dottore, non può lasciarla morire.

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Il silenzio in cui è caduta la piccola stanza della locanda è assordante.
Da quando il medico dell'isola se ne è andato, Ace non ha fatto altro che consumare il pavimento a furia di camminare avanti e indietro davanti al letto su cui era stata stesa Jade.
Il dottore gli aveva lasciato un lumacofono e gli aveva promesso che sarebbe tornato presto, ma il ragazzo non si fida, o meglio, non è lui il medico di cui ha bisogno.

Per la quinta volta, cerca di mettersi in contatto con Barbabianca e finalmente una voce risponde lontana.

"Chi parla, insomma?"
Una voce ruggisce scocciata dall'altro capo della cornetta. Gli occhi del ragazzo si illuminano.
"PAPÀ!"
"Ace...? Sei tu?"
"Papà, ti prego..." il ragazzo non riesce a contenersi e inizia a piangere di nuovo, sconvolto.
"Figliolo, cosa succede? Dove sei? Partirò immediatamente per..."

"È sua figlia, papà!" urla singhiozzando.

"Che cosa?" Barbabianca risponde interdetto.

"Mi dispiace, non lo sapevo, io..."
"Cosa è successo a Jade, Ace? Le hai fatto del male?"
La domanda è seria e solenne, quindi il ragazzo non esita più e si sfoga, raccontando i dettagli di cosa è accaduto poco prima.

"Capisco..." commenta l'Imperatore al termine delle sue spiegazioni "Marco sta già partendo per raggiungervi, seguirà la tua Vivre Card..."
"Ma papà non capisci?!"
"Sei tu l'unico che non capisce, io l'ho sempre saputo."
"C-cosa...?!"
Per la seconda volta, Ace perde il respiro, restando a bocca spalancata di fronte al lumacofono.

"La busta che mi ha portato conteneva soltanto un biglietto di poche righe. Il testo citava "Questa è mia figlia e io affido il suo destino a te. MDT.", quello è il motivo per cui ti ho chiesto di lasciarla a terra. Ti conosco bene e se lo avessi scoperto allora, te la saresti presa con lei, che non ha colpe."

Soltanto ora comprende il volto stranito del genitore adottivo, soltanto ora realizza le motivazioni dell'impeto con cui gli aveva ordinato di portarla giù dalla Moby Dick.
Quale padre lascerebbe la figlia a sua insaputa in mano al suo peggior nemico? Quale schifoso essere umano lo farebbe addirittura con un messaggio per l'uomo che ha tradito?

"Quel verme..." mormora attonito con un filo di voce, stringendo il pugno.
"Non è diverso da quanto è successo a te, o sbaglio?!" lo interrompe Barbabianca, tuonando ad alta voce.
"Roger ti ha affidato a Garp, Teach ha fatto lo stesso con me. Probabilmente si è trattato di una provocazione, oppure chissà, forse sapeva che l'avrei accolta e che sarebbe stata al sicuro... Le mie parole non sono mai state a sproposito, conoscevo persino sua madre e ho compreso benissimo la situazione delicata in cui si è trovata a vivere. Ti garantisco che lei non ha mai mentito, neppure di fronte a me."
Il ragazzo non risponde, la gola gli duole incredibilmente e di nuovo le lacrime scorrono imperterrite sul suo viso. Non era forse vero che il suo genitore biologico aveva ricevuto le stesse offese e forse insulti peggiori di quelli rivolti a Barbanera?

"Siamo tutti figli del mare, non importa chi siano i suoi veri genitori. Non te l'ho già detto una volta, Ace?!"
"Grazie, papà..." riesce finalmente a rispondere, con la voce rotta dal pianto.
"Non ti muovere da dove sei, Marco sta arrivando."

Il lumacofono si spegne ed Ace riattacca la cornetta, tirando su con il naso.
Le parole di Barbabianca gli hanno fatto vedere la situazione da un'altra prospettiva: al posto di Jade, cosa avrebbe fatto? Forse avrebbe spaccato la faccia a sé stesso ogni volta che insultava suo padre. Forse avrebbe addirittura provato ad uccidere il Vecchio. Forse...

Il dottore bussa alla porta e, dopo aver ottenuto il lasciapassare di Ace, resta di guardia per tutta la notte. Allo stesso modo, il ragazzo non si scolla dall'ingresso della stanza, quasi si fosse tramutato in un segugio addestrato. Non riesce a prendere sonno, ma non ha nemmeno intenzione di provare.
Attenderà Marco, lui senz'altro riuscirà a farla svegliare.
Lo spera.

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