23.

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"Ti prego, pensa a qualcosa!"
"Ma siamo molto più in alto rispetto a prima!"
"Sarà immerso più in profondità, Ace! Tirami fuori da qui o ti giuro che...!"
"Calmati, ti ho promesso che non moriremo!" le urla, bloccando il delirio di terrore che stava blaterando "Ora buchiamo il tetto!"
"Che cosa?!"
"Spostati!" le intima, mentre il suo pugno si tinge del colore dell'armatura.
"Sei impazzito? Questo è un mollusco mill..."

Jade frappone un braccio tra le nocche del ragazzo e la volta, facendo rimbombare un rumore metallico nella grotta.
"Ma cosa diavolo...?!"
"Non puoi rischiare di distruggere questa caverna, idiota!"
"Oh ma certo, hai ragione, preserviamola per quando ci dovrà fungere da monumento funerario, approssimativamente tra due minuti!"
Ace la spinge da un lato dopo averla zittita, poi scuote la testa e di nuovo si concentra per evocare l'armatura.

Mentre il ragazzo sferra il primo colpo, Jade rimane paralizzata rannicchiata con la schiena contro alla parete della grotta.
Se restano fermi affogano, ma se Ace riesce a farli uscire il misterioso frutto e tutte le iscrizioni andranno perdute. Sapere che suo padre lo sta cercando la fa sentire responsabile del suo recupero. Se solo quel maledetto alligatore potesse emergere! Inizia a sperarlo con forza, pregando a squarciagola nella propria mente che quella bestia possa sentirla e fermare Ace, ormai sul punto di far crollare il tetto.

Improvvisamente un'onda d'urto si libera da lei, interrompendo il ragazzo durante il caricamento del pugno che probabilmente avrebbe sancito la loro liberazione. Non fa in tempo a girarsi e a rendersi conto che l'artefice di quell'accadimento è Jade, quando il livello dell'acqua inizia a scendere, seppur con lentezza.

"Cosa...?" balbetta "Deve essere stata ancora quell'ambizione..."
Lei, incredula, si alza: mentre implorava tra sé e sé quell'animale, aveva toccato la parete con entrambi i palmi e improvvisamente le era sembrato di trovarsi nella mente stessa dell'alligatore. Gli aveva soltanto chiesto di risalire e quello le aveva dato ascolto.

Ace emette un lungo sospiro, poi sbuffa.
"Beh, complimenti, avresti potuto provarci prima!"
Jade si acciglia e lui nasconde con un sorriso la preoccupazione: chi diamine ha di fronte? Come ha fatto a salvarli?
"Non abbiamo un frutto da recuperare?" chiede sarcastico, tentando di sviare i pensieri sempre più confusi.

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Un rumore regolare pervade lo spazio della grotta: Ace si è addormentato spossato in un angolo, mentre Jade, seduta accanto a lui, si rigira tra le mani il frutto che hanno raccolto.
Quale potere cela? A che scopo suo padre lo sta cercando? Sono davvero così vicini a raggiungerlo?

Con una smorfia il ragazzo si volta in sua direzione, continuando a dormire profondamente. Gli passa una mano nei capelli: perché diavolo è così irresponsabile? Non poteva starsene sullo Striker invece che a mollo? E se i suoi nodi non avessero retto?
La verità è che aveva preferito mettere lei al sicuro e non lasciarla. La gola inizia a dolerle e gli occhi le si appannano. Gli accarezza lentamente la testa, ancora umida e ricoperta di salsedine.

Chiude gli occhi anche Jade e sul fondo oscuro nota una figura sorridere: è lei stessa.
Lui la sta... sognando? O è un'illusione? È chiaro che si stia affezionando ad Ace più del previsto, ma se anche lui lo stesse facendo?

No, meglio non pensarci. Almeno, non prima di essere usciti da quella tempesta.
Una mano afferra la sua e la ferma: crede sia come quella volta sulla Moby Dick, ma quando abbassa gli occhi per spostarla, lo trova sveglio. Gli occhi verdi puntati nei suoi la pietrificano.

"Ti-ti sei..." balbetta paonazza, colta in flagrante nel mezzo di quello gesto spontaneo.
"Dovresti riposarti anche tu!"
La ammonisce con una voce che tradisce un po' di imbarazzo, il tono non è il solito, è più apprensivo.

Vergognandosi a morte, mette il frutto nello zaino e ubbidisce. Appoggia la testa alla parete e prova a pensare a qualcosa di tranquillo. In un paio di minuti il sonno la accoglie nelle sue braccia.

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Doveva essere davvero stanca anche lei, perché non appena gli ha dato ascolto si è addormentata in un batter d'occhio. Ace, a quel punto, si è alzato e si è seduto con la schiena contro alla parete, specularmente rispetto a lei. Se quella testona se ne fosse rimasta al molo!
Avrebbe raggiunto quella nave senza troppi problemi e poi...
Poi sarebbe dovuto tornare indietro a riprenderla e, forse, quella non era nemmeno la barca giusta... Maledizione.
Si trova spesso a chiedersi perché mai abbia deciso di portarla con sé. Ma poi accadono cose come quella: lei si sbilancia e si appoggia alla sua spalla, continuando a dormire. Ace può finalmente arrossire in libertà, per una volta lontano della vista di quegli occhi neri e indiscreti.
Poi Jade, probabilmente in preda ad un sogno movimentato, di nuovo si sporge e gli cade in braccio: non sta ferma nemmeno quando dorme. Ecco, non può più muoversi ora! Ma in fin dei conti, non era nelle sue intenzioni farlo.

Sembra quasi che faccia apposta a scombinargli i piani, ma è più forte di lui: non riesce a dirle di no. Portarsela dietro in quella tempesta era stato rischioso, ma se le fosse capitato qualcosa in sua assenza non se lo sarebbe mai perdonato. Sa di poterla proteggere, ma ciò che dal suo punto di vista è persino peggio è che sa di volerlo fare. Dannazione.

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Jade si sveglia dopo una decina di minuti. Riaprendo gli occhi riconosce il mento di Ace e il profilo della sua mandibola. Sente la sua mano sul viso, i suoi polpastrelli stanno disegnando piccoli cerchi regolari sulla pelle della sua guancia. Come è finita lì? Con la testa appoggiata alle sue cosce?

"Uhm, Ace...?"
Il ragazzo risponde dopo un po' con un mugugno. Passa qualche secondo prima che lui articoli una frase vera e propria.
"Credo che abbia smesso di piovere, potremmo anche alzarci e andare a recuperare lo Striker..." risponde, ritirando lentamente la mano dalla sua faccia.

Prima che possa toglierla del tutto, però, Jade chiude gli occhi e la afferra, facendolo sussultare.
"Tra cinque minuti, ok...?"
Ace annuisce, cercando di nascondere un sorriso, poi si calca il cappello in testa fino a coprirsi gli occhi.

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