«Non può dire sul serio» mormorai tra me e me, torturandomi nervosamente le unghie.
Dopo quella sparata assurda su cosa mi farà una volta tornati a casa, Chan si era allontanato verso gli altri con un sorrisetto strafottente. Io, invece, ero rimasta impalata al suolo, senza riuscire a muovermi e a malapena in grado di continuare a respirare normalmente. Sentivo i nervi a fior di pelle e le mani non smettevano di tremare. Cercai di convincere la mia testa che fosse solo la rabbia che stava montando dentro per come mi aveva parlato, ma dentro di me ero consapevole che quel suo tono di voce basso aveva smosso qualcosa nel mio basso ventre. Solo al pensiero mi girava la testa. Nervosa e intontita mi rimisi seduta, fissando il vuoto e parlando tra me e me.
«Cercava solo di intimidirmi, è ovvio» per il nervoso mi afferrai il labbro inferiore tra indice e pollice, cominciando a stuzzicare la carne.
«Non lo lascerei mai avvicinare tanto...» ci riflettei su «Cioè, l'ho già fatto ma mi sono scansata prima di fare qualcosa di stupido»
«Con chi sta parlando?»
«Si, sarebbe decisamente stupido da parte mia»
«Non lo so, ma se non la smette di torturarsi quel labbro finirà per sanguinare»
«Ma, poi, perché dovrebbe farlo? Ha uno stuolo di ragazze ai suoi piedi, perché dovrebbe voler...»
«Se continua a sbattere il piede per terra creerà una buca»
«Vediamo come si avvicinerà quando lo aspetterò con la mazza da baseball di Seungmin»
«Hyuna?» saltai per lo spavento quando vidi una mano agitarsi davanti ai miei occhi.
Ritornando alla realtà mi guardai intorno, accorgendomi solo in quel momento di avere i ragazzi intorno a me che mi guardavano con un misto di divertimento, curiosità e preoccupazione.
«Che c'è?» chiesi guardandoli.
«Stai bene?» chiese Han, preoccupato.
«Certo, perché me lo chiedi?» chiese frettolosamente, rimettendomi dritta sulla sedia.
«Perché le tue labbra stanno per sanguinare e il tuo piede ha quasi creato un buco nero nel pavimento» mi rispose Seungmin tenendosi più in disparte. Immobilizzandomi, lasciai andare il labbro e imposi alla gamba di fermarsi. Sapevo che la comparsa improvvisa di questi fastidiosi tic era dovuta al ragazzone dietro di loro che si stava mettendo una pelliccia bordò sulle spalle nude.
«Sto bene, non preoccupatevi» cercai di rassicurarli con un debole sorriso.
«Sei sicura?» Hyunjin si piegò in avanti, guardandomi negli occhi. Quei suoi occhioni dolci erano così belli mentre mi guardava con affetto che non riuscii a resistere nel dargli un buffetto sulla guancia.
«Sono sicura» gli strinsi la mano.
«Ragazzi, vestitevi, scaldate la voce e controllate i vostri auricolari» Chan spuntò alle loro spalle con un viso truce che si posò su me e Hyunjin. Ci fulminò con lo sguardo, chiudendo a pugno la mano lungo il fianco.
«Perdonami, tesoro, il leader chiama» con un sospiro rassegnato si allontanò insieme agli altri per tornare a prepararsi. I ragazzi e i membri dello staff scattarono nelle più varie direzioni, riempiendo in poco tempo il camerino di urla, voci e ordini. Fortunatamente, nessuno fece più caso a me, dandomi tutto il tempo di osservare il leader. Era intento a parlare con Changbin, ripassando un'ultima volta le mosse da fare sul palco. Era di profilo e questo mi dava una visuale perfetta delle sue forme. Mi incantai sul suo profilo greco, con le labbra carnose, il braccio gonfio con le vene in rilievo, il sedere rotondo in bella vista...per quanto il più delle volte non lo sopportassi non avrei mai potuto negare il suo fascino. Con quelle spalle meravigliosamente larghe emanava un'autorità che mi faceva venire i brividi. I pantaloni di pelle e il gilet dello stesso materiale mettevano in bella mostra la vita sottile, lasciando intravedere un pezzo di pelle del petto. Per quanto ci provassi, non riuscivo a smettere di guardarlo.
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Call me Daddy || BangChan (In revisione)
FanfictionPassare da una piccola città di pescatori ad una grande metropoli era già un cambiamento enorme per una ragazza di soli ventidue anni, ma ritrovarsi a dover badare a otto ragazzi famosi, incasinati e belli come il peccato sembrava una sfida impossib...
