Capitolo 25

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«Allora?» ero a braccia conserte davanti a lui. La tensione che avevamo portato con noi dal piano inferiore permeava la stanza.

«Perché pensi sempre che stiamo combinando qualcosa?» non riusciva a guardarmi negli occhi, girando per la stanza come una trottola impazzita.

«Se non mi state nascondendo niente perché non riesci a guardarmi?»

«Ti sto guardando» mi lanciava brevi occhiate rovistando dentro il suo zaino.

«Felix!»

«Mi dispiace, sono in ritardo» afferrò una felpa dall'armadio, afferrò lo zaino e si affrettò verso la porta. Essendo più vicina, riuscii a raggiungerla prima di lui, sbarrandogli la strada.

«Non esci da qui finché non sputi il rospo» ero spalmata sulla porta e il mio sguardo inquisitore non lasciava il suo agitato.

«Hyuna, ascolta, a volte le persone omettono la verità per proteggere qualcuno» aveva lo sguardo perso nel vuoto e una voce bassa e malinconica.

«Quindi lo ammetti che mi state nascondendo qualcosa» gli puntai il dito contro, cogliendolo di sorpresa. Sbarrò gli occhi, colto di sorpresa come se non si fosse accorto di averlo ammesso.

«No...»

«Lee Felix, pensavo fossimo amici» afferrando tra l'indice e il pollice il mento lo costrinsi a guardarmi negli occhi «Ti prego, dimmi che succede»

Vedevo una lotta interiore dentro le sue pozze marroni. Era combattuto tra il dirmi la verità e il tradire il segreto che aveva con i ragazzi. Era una mossa azzardata chiedergli una cosa del genere ma non sopportavo il fatto di essere tenuta all'oscuro di qualcosa di grosso che sembrava coinvolgermi.

«Non chiedermi questo, per favore» mollando la presa sullo zaino che cadde ai nostri piedi mi prese le mani nelle sue, attirandomi a sé per abbracciarmi «Loro sono la mia famiglia e per quanto io ti voglia bene...»

«Tu non ne fai parte» la voce dura di Chan mi arrivò forte come un macigno. Nessuno dei due si era accorto che la porta dietro di noi si era aperta e adesso lui riempiva la cornice, con le braccia conserte e la mascella contratta. Era bellissimo nel suo essere semplice ma in quel momento non riuscivo a pensare ad altro che non fossero le parole che aveva appena pronunciato. Mi liberai dalla stretta di Felix e lo fronteggiai, l'espressione sconcertata.

«Che cosa hai detto?» chiesi in un sussurro con le sopracciglia aggrottate.

«Tu. Non. Ne. Fai. Parte.» scandì ogni parola con sprezzo. Mi prudevano le mani.

«Non ne faccio parte perché sono solo la domestica?» strinsi i pugni, puntando lo sguardo infuriato su di lui. Dovevo mostrarmi dura e combattiva davanti a lui. Dentro, però, pregavo affinché si rimangiasse quelle parole che mi avevano spezzato il cuore. Dentro di me volevo mi stringesse a sé e mi dicesse che mi amava. Stavo tremando.

«Vedo che hai capito» sorrise con un ghigno strafottente che non gli avevo mai visto e che mi mandò in pezzi.

«Hyung...» anche Felix sembrava contrariato.

Annuii, abbassando lo sguardo prima che potesse vedere le lacrime che stavano per uscire. Non gli avrei dato questa soddisfazione. Uscii a passo svelto dalla camera passandogli accanto. Il suo profumo mi investì in pieno, riportandomi indietro di qualche ora, al mio letto, a noi due stretti e bastò questo a far sgorgare le lacrime. Trattenni a stento un singhiozzo, coprendomi la bocca con la mano mentre mi infilavo nella mia camera. Non appena fui al riparo dai loro occhi mi lanciai sul letto, presi il cuscino sul quale, solo qualche ora prima, aveva dormito lui e lo scaraventai dall'altra parte della stanza, mordendomi la lingua per non urlare. Ero a pezzi, distrutta dalla sua indifferenza e dalle sue parole orribili.

Call me Daddy || BangChan (In revisione)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora