«Allora, mi vuoi spiegare?» chiese con una punta d'astio facendosi largo nella stanza. Diversamente dalla sua abitudine di studiare la stanza con gli occhi ogni volta che ci metteva piede questa volta non staccò mai gli occhi dai miei. Se ne stava con le braccia conserte e un'espressione di finta impassibilità. Non sembrava dolorante per i colpi presi solo poche ore prima ma sapevo anche senza vederli che il suo addome doveva essere una massa violacea di lividi. Mi riscossi da quei pensieri, tornando a concentrarmi sulla conversazione.
«Perché?» chiesi con espressione stanca.
«Che vuol dire perché?» serrò la mascella.
«Se anche volessi spiegarti quello che è successo, e non voglio, non sarebbero certamente affari tuoi» chiarii stanca.
«Tutto quello che ti riguarda sono affari miei» mi rimbeccò avvicinandosi ancora. Troneggiando su di me mi fece rabbrividire ma non avrei saputo dire il motivo.
«Non sono una tua proprietà» puntualizzai alzandomi dal letto «E, comunque, avevamo già chiarito il fatto che se vado o no a letto con qualcuno non è affar tuo»
«Lo hai detto tu, non io»
«È uguale» attraversai la stanza per andare a prendere la biancheria pulita dal comò e per arrivarci passai accanto a Chan. Non ci sfiorammo ma sentii ugualmente una sorta di elettricità crepitante tra di noi.
«Potresti, almeno, stare lontana dai più piccoli?»
Afferrai slip e reggiseno puliti, guardandolo da sopra la spalla e beccandolo a fissarmi il sedere. Sorrisi.
«Non sono più dei bambini e tanto per la cronaca sono loro che non riescono a stare lontani da me» stanca di quella conversazione mi strascinai verso il bagno.
«Infatti, io e loro dobbiamo fare due chiacchiere» affermò stizzito.
«Allora potresti dire ad Han di cominciare ad usare il suo bagno?» entrai in bagno tentando di chiudermi la porta alle spalle ma senza successo. La grande mano di Chan si piantò sul legno scuro, impedendomi di lasciarlo fuori e chiudere così la nostra conversazione.
«Che cosa vuoi dire?»
In quel momento, sentimmo un piccolo fischiettio provenire dal corridoio e pochi secondi dopo vedemmo Han entrare in camera a petto nudo e con i pantaloni del pigiama calati sui fianchi stretti. Aveva ancora i capelli scompigliati dal sonno ma camminava con assoluta calma.
«Hyung, che ci fai qui?» guardò il più grande con gli occhi leggermente spalancati per la sorpresa.
«Potrei farti la stessa domanda» guardò prima l'amico e poi me chiedendo tacitamente una spiegazione.
«Io faccio la doccia» scrollò le spalle come fosse la cosa più naturale del mondo. Mi superò con un sorriso, scoccandomi un bacio leggero sulla tempia.
«Sei consapevole di avere un bagno tutto per te in camera tua?» allungò le braccia lungo i fianchi, stringendo i pugni.
«Si, ma il suo profuma di più» si giustificò con un sorrisetto insolente indicandomi. Le sopracciglia di Chan erano così corrucciate che non riuscii a trattenere una piccola risata. Riprendendo a fischiettare, Han aprì l'acqua della doccia e senza la minima vergogna si sfilò i pantaloni del pigiama. Le sue mani fecero appena in tempo a posarsi sull'elastico dei boxer che vidi Chan sfrecciarmi accanto per raggiungerlo.
«Ma che...?»
«Togli subito quelle mani da lì o te le taglio» lo minacciò Chan afferrandolo per il retro del collo e trascinandolo fuori dalla stanza tra le proteste del più piccolo. Scoppiai a ridere.
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Call me Daddy || BangChan (In revisione)
FanfictionPassare da una piccola città di pescatori ad una grande metropoli era già un cambiamento enorme per una ragazza di soli ventidue anni, ma ritrovarsi a dover badare a otto ragazzi famosi, incasinati e belli come il peccato sembrava una sfida impossib...
