Capitolo 54 - Grande Pietra del Sigillo

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"Sei ancora innamorata di lui?" Tutto il resto si era annullato, non gli interessava assolutamente nulla di qualsiasi altra cosa l'elfa gli avesse appena detto. Era stato quello il colpo finale, un colpo decisamente basso che gli aveva quasi tolto il fiato. Kristal continuò a guardarlo, cercando di riavvicinarsi a lui. "Sono innamorata di lui da quando avevo otto anni, probabilmente lo amerò per il resto della mia vita." Martin era ferito, disgustato, manteneva appena il contatto visivo con lei. "Però questo non vuol dire nulla." L'erede ora era confuso, visibilmente. Le parole dell'elfa agivano come dei coltelli rapidissimi e faticava a starci dietro. "Non voglio e non posso continuare ad avere una relazione con lui, non dopo quello che è successo. Capisco la sua decisione, ma non posso dimenticare che è stata a discapito della mia famiglia, a discapito mio, che sono sua moglie." Si fermò un istante, accarezzando delicatamente il braccio di Martin. "Poi le cose sono cambiate in questi mesi, ho conosciuto un'altra persona e mi sono innamorata di lui. E con lui, invece, una relazione la vorrei portare avanti davvero. Perché ora che ricordo una grande parte della mia vita, so per certo che non sono mai stata così felice con qualcuno. So che per una persona simile sceglierei di morire, perché ne varrebbe la pena, in qualsiasi caso. Mi ha riportata in vita, mi ha insegnato tanto, mi ha protetta, si è fatto proteggere, mi è vicino." Con le dita gli accarezzò la guancia facendo una pressione quasi impercettibile. "Ti amo Martin." 

"Con tutto il rispetto sire, ci deve essere un altro modo." Il giorno seguente Jauffre e Martin discutevano animatamente nel salone principale. Kristal notò che l'erede indossava un'armatura dorata e si torturava le mani in continuazione. Quando lui si girò verso di lei lo fulminò con lo sguardo, facendogli capire che non era contenta del fatto che non l'avesse aspettata per parlare con il frate, ma soprattutto che non avrebbe voluto affrontasse la missione in prima persona sul campo di battaglia. Martin non disse nulla e tornò invece a rivolgersi a Jauffre, che venne affiancato dall'elfa. "So che è rischioso, ero anch'io a Kvatch. Ma non c'è altra possibilità, dobbiamo agire così." Il frate sbuffò, cercando per un istante l'aiuto di Kristal. "La contessa non approverà mai un piano simile." Disse. "Lo farà, deve farlo." Jauffre si girò nuovamente verso Kristal e vide che approvava la posizione di Martin. Così si arrese e non tentò più di cercare un'alternativa. "Molto bene allora. In ogni caso sai che gli spadaccini sono a tua disposizione." L'erede annuì, ringraziandolo. Poi prese Kristal sotto mano e la accompagnò nella sua stanza, dove Dosiov e Barus li stavano aspettando. 

L'elfa li guardò con stupore, non aveva parlato con nessuno dei due da quando aveva recuperato un altro pezzo importante della sua memoria e ancora non sapeva bene come comportarsi. D'altronde aveva passato tutta la notte insieme a Martin, abbracciando finalmente tutti i sentimenti che provavano l'uno per l'altra, senza timore, senza dubbi.  Come avrebbe potuto spiegare ai due punti cardine del suo passato che la perdita di memoria aveva significato rinascita? Il corpo era lo stesso ma le esperienze vissute all'oscuro dei suoi ricordi le avevano fatto acquisire nuove consapevolezze che, unite alle vicende del passato, l'avevano portata inesorabilmente ad essere una persona nuova. Questa nuova versione di sé era riuscita ad affrontare con forza e razionalità quello che è stato l'evento più traumatico della sua vita, analizzando la situazione da diversi punti di vista e arrivando ad una conclusione che le permettesse di continuare il suo cammino. 

"Come stai?" Era stato Barus a parlare, rubandola al flusso di coscienza che si stava sviluppando nella sua testa. "Sto bene, va tutto bene." Sorrise. Stava davvero bene, si sentiva in forze e pronta ad affrontare qualsiasi ostacolo le si potesse presentare di fronte. Barus avrebbe voluto farle altre domande, ma Martin troncò subito il discorso, invitandoli a concentrarsi sulla missione. "Ci manca soltanto un oggetto per aprire il portale che porterà a Paradiso, il regno di Mankar Camoran." Si rivolse poi principalmente a Dosiov e Barus. "Ne ho già parlato con Kristal. Quello che ci serve è l'opposto della Grande Pietra di Welkynd che avete portato da Miscarcand, così come il manufatto daedrico e il sangue del divino erano l'uno la controparte dell'altro. In questo caso, il potere opposto alla pietra di Welkynd lo troviamo nelle Pietre del Sigillo, quelle che tengono in piedi i Cancelli di Oblivion e che Kristal ha rimosso due volte per poterli chiudere." Sospirò, cercando forza negli sguardi dei presenti. "In questo caso, ci serve una Grande Pietra del Sigillo che ha l'esatta quantità di potere opposta alla Grande Pietra di Welkynd." 

Gli elfi lo ascoltavano attentamente, cercando di assimilare al meglio tutte le informazioni che sarebbero state di vitale importanza in un secondo momento. "E come la dovremmo ottenere?" Chiese allora Barus, comprendendo che non sarebbe stato molto semplice. "So che non vi piacerà, anche Jauffre è ancora titubante a riguardo e non immagino la faccia della contessa di Bruma quando lo verrà a sapere. Le Grandi Pietre del Sigillo sono naturalmente legate a dei Grandi Cancelli di Oblivion. Siamo giusto in tempo, la Mitica Alba vuole aprirne uno a breve, proprio nelle vicinanze. Per distruggere Bruma." Gli elfi erano parecchio turbati, avevano già capito dove sarebbe andato a parare. "Quindi tu vuoi lasciarglielo fare." Disse quindi Dosiov con sarcasmo. "Sapevo che non vi sarebbe piaciuto, è particolarmente rischioso, lo so. A Kvatch ho visto coi miei occhi cosa sono in grado di fare quei mostri. Ma non abbiamo altra scelta, è l'unico modo per recuperare l'Amuleto dei Re." Un silenzio generale avvolse la stanza, sarebbe stata un'impresa ardua. 

"Perché sei in armatura?" Tutti si girarono verso Kristal. La sua voce era incrinata da un forte malumore, era terribilmente preoccupata per lui. "Guiderò la difesa di Bruma in prima persona. Sono l'erede al trono, è ora che inizi a comportarmi come un vero imperatore." L'elfa strinse i pugni. "E' troppo pericoloso, lo possiamo fare io o Jauffre al tuo posto." Martin le prese delicatamente il braccio, avvicinandola a sé. "Ricordi il giorno in cui ci siamo conosciuti a Kvatch? Il modo in cui me la sono presa con Uriel Septim? Vivevo una vita tranquilla e non volevo far parte di questo caos. Non so se tutto questo faccia parte di una strada segnata dagli dei, ma non è importante. Quello che conta ora è agire, dobbiamo far ciò che è giusto per risolvere questa situazione." Kristal continuò a guardarlo con intensità e impotenza. "E' quello che hai fatto tu a Kvatch, sei stata tu a salvarci, non gli dei. Sei tu l'eroina della città. Ora è il mio turno di agire." La verità era che Martin aveva perfettamente ragione e la sua paura di perderlo non giustificava la necessità che si mettesse in prima persona in campo, per guidare il suo popolo. Tutto d'un tratto capì come si sentiva ogni volta che lei partiva per una missione e restava lì ad attenderla non sapendo se sarebbe tornata. 

Alla fine riuscì a sorridergli, dicendogli che sarebbe andato tutto bene. Kristal e Martin spiegarono poi a Dosiov e Barus che nel momento in cui si fosse aperto il Grande Cancello di Oblivion, l'elfa sarebbe entrata subito al suo interno e sarebbe corsa a recuperare la Grande Pietra del Sigillo. "Non può entrare da sola." Dosiov era visibilmente contrariato. "Devo. Ci sarà pochissimo tempo per chiuderlo prima che la macchina da guerra al suo interno non esca a distruggere la città." L'elfo la guardò confuso, così Martin spiegò che avevano utilizzato lo stesso metodo a Kvatch per distruggere la città. "Quello che ha chiuso Kristal era soltanto uno dei cancelli minori che erano stati aperti attorno alle mura, il vero disastro l'ha fatto la macchina infernale che è uscita da quello più grande." Kristal annuì, addolorata. Barus era sconvolto. "Questo non significa nulla, non può andare da sola." L'elfa gli afferrò una mano. "Sono stata all'interno di due Cancelli di Oblivion e li ho chiusi entrambi. So come funzionano, andrà tutto bene non preoccuparti. Tu e Dosiov dovete stare all'esterno a proteggere la città, come avete fatto la scorsa volta. Sarete molto più utili lì." Il fratello stava per ribattere ricordandole quanto si fosse avvicinata alla morte all'interno del cancello di Bruma, quando i daedra avevano catturato lei e il capitano Burd. Ma fu ancora una volta interrotto. Qualcuno bussava alla porta. Martin fece entrare lo spadaccino. "Jauffre ha parlato con la Contessa di Bruma, vi aspettano alla Cappella di Talos." 

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