Mentre Martin e Kristal discutevano sulla decisione presa dall'elfa, Dosiov li aveva raggiunti dicendo a Kristal che aveva assoluto bisogno di parlarle. Per questo ora i due elfi si trovavano nel salone principale, uno di fronte all'altro. Il piede dell'elfo picchiettava a terra e il lieve tremore delle mani faceva scaturire tutta la sua ansia. "Quindi?" Chiese alla fine l'elfa per tentare di risolvere quel momento imbarazzante. Dosiov spostò lo sguardo su di lei, per poi porlo poco dopo alle sue spalle, dove si trovavano ancora le guardie addormentate. "Possiamo parlare in un posto più tranquillo?" Kristal aggrottò la fronte. Si guardò poi attorno e sorrise amaramente. "Stanno dormendo tutti, più tranquillo di così." Dosiov tornò a fissarla e iniziò a torturarsi le mani. "Mi sembra che possano ascoltarci comunque." L'elfa sospirò e alla fine lo accompagnò alla sua stanza, sconfitta. Chiuse la porta e si sedette sul bordo del letto. "Ora puoi parlare?" L'elfo annuì, poi iniziò a camminare avanti e indietro per la stanza.
"Ho parlato a fondo con Barus durante la missione." Kristal restò impassibile. " Ok quindi?" Dosiov si fermò un istante per cercare le parole giuste per continuare. "Nonostante le nostre divergenze siamo entrambi preoccupati per te. Sappiamo che hai intenzione di recuperare la memoria e so di essere io l'unico in grado di restituirtela. Però, se ogni volta finisci incosciente per tutto quel tempo, non penso ne valga la pena." L'elfa lo guardò spazientita. "Non è quello che mi ha sfiancata. Quando la blade mi ha messa all'angolo ho raccolto tutte le forze che mi erano rimaste per lanciare un incantesimo che mi proteggesse, ma che allo stesso tempo riuscisse ad eliminarla." Dosiov si fermò nuovamente, non si aspettava una risposta del genere. "Ok, ma anche se fosse..." Fu subito fermato dalla voce dell'elfa che si era improvvisamente alzata di tono. "Non se fosse, è così e basta." L'elfo sbuffò. "Lasciami continuare per favore." Si accertò che Kristal non avesse intenzione di fermarlo di nuovo prima di continuare. "Dopo il nostro contatto eri molto confusa. Penso te ne sia resa conto anche tu."
Kristal si alzò in piedi e gli afferrò un polso, bloccando il suo andare avanti e indietro per la stanza ancora una volta. Avvicinò di molto il viso al suo e si divertì a leggere il timore nei suoi occhi. "Ho preso la mia decisione Dosiov. Non c'è nulla che tu o mio fratello possiate dire per farmi cambiare idea." Il rumore della porta che si apriva colse di sorpresa entrambi, facendoli sobbalzare all'istante. Era Martin. "Alcuni spadaccini hanno iniziato a svegliarsi, ho bisogno del vostro aiuto." Passò il suo sguardo dall'uno all'altro prima di fermarlo definitivamente su Kristal. "Ricordati cosa ti ho detto poco fa, devo esserci anch'io quando lo farai." Restò ancora qualche istante sulla soglia come per accertarsi che il suo messaggio fosse chiaro. Poi finalmente uscì, lasciando la porta aperta.
Nel salone principale già un buon numero di spadaccini si era raggruppato e aspettava di ricevere informazioni riguardo ciò che era successo. Kristal e Dosiov si presentarono nella sala con uno sguardo visibilmente insicuro che fece innervosire parecchio Martin. Come se fosse quello il vero motivo, lo sguardo insicuro, illuso. L'erede si passò la mano sulla testa come per farsi scivolare di dosso dei pensieri simili. Quando gli occhi di Kristal incontrarono i suoi, però, sentì il cuore accelerare e si maledisse ancora una volta. Fece un respiro profondo e si avvicinò ai due elfi. "Se dicessimo come sono andate le cose veramente, tutti inizierebbero a non fidarsi più di nessuno e sarebbe la fine per noi." Afferrò il braccio di Kristal e la guardò con decisione. "Per questo tu mi devi sostenere. Io e te sapevamo del tradimento di Lamyan e non abbiamo detto nulla perché speravamo ci conducesse dall'Amuleto senza dover continuare con la missione che stavamo seguendo." Più l'elfa lo ascoltava, più l'indecisione si faceva strada nella sua testa.
"Non mi sembra una buona idea..." Disse alla fine e l'unica cosa che ottenne fu l'aumentare della stretta sul suo braccio da parte dell'erede. "Non abbiamo altra possibilità. Ce la fai o no?" Kristal alzò gli occhi al cielo ma alla fine annuì e lo accompagnò al centro del salone. Martin richiamò l'attenzione di tutti i presenti e attese poi che tutti gli occhi fossero puntati su di lui per cominciare a parlare. "Riesco a leggere la confusione nei vostri occhi, la stanchezza che ancora pesa sulle vostre palpebre." Sospirò, prendendosi un momento per osservare i presenti uno ad uno, cercando di infondere sicurezza il più possibile. "Immagino abbiate molte domande e ho intenzione di rispondere ad ognuna di esse. Vorrei però che prima mi ascoltaste e cercaste di comprendere le motivazioni che hanno portato me e Kristal a questo momento."
L'elfa sentì gli sguardi dei presenti posarsi su di lei, per poi tornare a seguire le parole di Martin. "Io e Kristal avevamo da tempo dei sospetti riguardo una possibile spia presente all'interno del Tempio." Subito gli spadaccini iniziarono a vociferare guardandosi l'un l'altro con sospetto. L'erede fu costretto a richiamare l'ordine per poter riprendere a parlare. "Per favore, lasciatemi terminare. Decidemmo quindi di toglierci questo dubbio il prima possibile, iniziammo ad indagare e non fu difficile trovare il colpevole." Si fermò un istante, tutti pendevano dalle sue labbra e attendevano di scoprire l'identità della spia con cui avevano vissuto per chissà quanto tempo. "Questo spadaccino è stato adescato da un componente della Mitica Alba che, minacciando di uccidere la sua famiglia, è riuscito nell'intento di convincerlo a tradirci." Lo sguardo dell'imperiale era severo sui presenti. "Per questo motivo vi prego di non biasimarlo, ognuno di noi si sarebbe trovato costretto ad accettare in una situazione simile."
Finalmente si decise a rivelare il nome, sapendo che avrebbe scatenato un nuovo boato all'interno della sala da parte degli spadaccini. "Sto parlando di Lamyan." Accadde come l'erede aveva immaginato. Subito tra i presenti si alzò un vociferare sempre più insistente, finché uno degli spadaccini più giovani non si fece avanti e, postosi di fronte ai due, gli puntò il dito contro. "Da quanto tempo sapevate? Da quanto lo sapevate e ci avete lasciato in balia di una spia che avrebbe potuto ucciderci tutti all'istante? Che cosa avete nel cervello? Ci ha addormentati tutti, ve ne rendete conto vero? Capite che se al posto del sonnifero avesse messo del veleno ora questo posto sarebbe il nostro cimitero? E' chiaro o siete troppo impegnati a fare gli eroi? Siete proprio una bella coppia di bastardi!" Kristal agì d'istinto, come se la sua propensione a riflettere prima di agire degli ultimi giorni fosse stata azzerata all'istante. Estrasse la spada e con un movimento fulmineo gliela puntò al collo.
Subito anche gli spadaccini misero mano alle loro armi, puntandole in direzione dell'elfa. Martin si passò una mano fra i capelli, sconsolato. D'altronde si sarebbe dovuto aspettare una reazione simile da lei. "Kristal rinfodera immediatamente l'arma e torna qui." L'elfa alzò gli occhi su di lui, guardandolo con un'ira crescente. "Hai sentito anche tu cosa ha detto, sei l'erede al trono o te ne stai dimenticando? Non puoi farti trattare in questo modo." L'imperiale sbuffò, per poi avvicinarsi ai due. "Me lo ricordo molto bene. Tu invece sembri averlo dimenticato, visto che non hai ancora eseguito il mio ordine." Kristal digrignò i denti, l'erede l'aveva presa totalmente alla sprovvista. Decise però di non continuare a peggiorare la situazione, rifoderò la spada e tornò alla sua postazione precedente, non prima di aver spintonato lo spadaccino.
Martin si assicurò che non facesse altre mosse azzardate, poi fece tornare l'ordine nella sala. "Dovete crederci quando vi dico che abbiamo agito soltanto per salvaguardarvi, lo avremmo certamente saputo con largo anticipo se avesse progettato di ammazzarci tutti. Il suo obiettivo, invece, era soltanto quello di fare fuori me, per questo motivo ho finto di non sapere del suo tradimento accompagnandolo fuori dal Tempio. Kristal ovviamente mi copriva le spalle e quando la situazione è degenerata è stata lei a salvarmi la vita, uccidendolo." Nonostante fosse una spia del nemico si vide un dolore diffuso tra gli spadaccini all'udire della sua morte. Martin riprese a parlare, riferendosi ora soprattutto allo spadaccino che gli aveva urlato contro precedentemente. "Kristal ha ragione, sono l'erede al trono e non è normale che pensiate di potervi rivolgere a me con questi toni. Per questo sei congedato per una settimana, prenditi del tempo per sbollire la rabbia e torna qui quando sarai pronto a servirmi. Tutti voi dovete servirmi e per farlo dovete fidarvi di me, dovete credermi quando vi dico che l'unica cosa che voglio è il bene di tutti voi, il bene di Cyrodiil." Prese un respiro e li guardò tutti uno ad uno. "Quindi, vi fidate di me?" Gli spadaccini si guardarono l'un l'altro, poi tornarono a rivolgersi all'erede e tutti annuirono.
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Oblivion - The Elder Scrolls
FanfictionKristal un giorno si risveglia in un'umida cella. Non ricorda come è finita in prigione, ma soprattutto non ha memoria della sua vita. Sarà costretta a combattere in un'epoca avvolta dall'oblio, dove i Cancelli di Oblivion terrorizzano gli abitanti...