Capitolo 57 - Paradiso

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"E' già tutto posizionato per il rituale, aprirò il portale non appena sarai pronta." Martin si trovava al centro del salone principale del Tempio del Signore delle Nubi a Bruma. Attorno a lui svettavano i quattro oggetti recuperati dagli elfi nelle settimane passate. Barus e Dosiov stavano in disparte ad osservare. Da quando l'elfa aveva recuperato gran parte della memoria non erano più intervenuti in prima persona, ma erano invece rimasti silenziosi al suo fianco, aiutandola come potevano per la riuscita della missione. Tra loro c'era un accordo tacito per cui sapevano che una volta al salvo ci sarebbe stato il tempo per parlare, discutere, capirsi. Ora c'era altro che li preoccupava, la lotta contro Mankar Camoran sembrava una corsa contro il tempo che stavano perdendo infelicemente. "Non so cosa troverai lì dentro." Aggiunse Martin. "So soltanto che probabilmente Mankar Camoran funge da ancóra a Paradiso, un po' come le Pietre del Sigillo per i Cancelli di Oblivion. Una volta sconfitto, Paradiso verrà distrutto e tu dovresti essere in grado di tornare indietro." Kristal annuì, determinata. "Quindi sei pronta?" L'elfa annuì ancora una volta. "Bene, noi ti aspetteremo qui." Le strinse poi dolcemente la mano. "Abbi cura di te." Kristal a quel punto, ignorando i presenti, appoggiò la fronte alla sua e fece un respiro profondo. "Torno presto." Dopo essersi staccati, Martin si pose di fronte ai quattro oggetti. Tutti restarono a guardare con il fiato sospeso mentre urlava delle formule magiche a gran voce. Ad un certo punto tutto si unì in un'unica grande palla di fuoco che si aprì per svelare quello che sembrava un minuto Cancello di Oblivion. Ecco il portale che avrebbe portato Kristal a Paradiso, alla ricerca dell'Amuleto dei Re. L'elfa guardò un'ultima volta Martin, Dosiov e Barus, poi si avvicinò e attraversò le fiammelle cremisi. Era entrata. 

Come predetto da Martin il portale si chiuse alle sue spalle. L'unico modo per uscirne era trovare Mankar Camoran e ucciderlo, non prima di aver recuperato l'Amuleto. Davanti a lei si stagliava un sentiero fatto di ciottoli di marmo, attorno alberi giganteschi che imponenti terminavano in un dirupo alla cui base si intravvedeva un fondale di acqua splendente. Iniziò quindi a camminare, seguendo la strada che la aspettava di fronte, l'unico percorso che avrebbe potuto seguire. Aveva mosso soltanto alcuni passi quando una voce possente e profonda si stagliò in tutto il paesaggio, avvolgendo la piana con la sua imponenza. Una voce che Kristal ricordava bene. "Quindi sei finalmente arrivata." Mankar Camoran rise. "Pensavi davvero di poter venire qui indisturbata, senza che io me ne accorgessi, nel Paradiso che io stesso ho creato?" Kristal ascoltò le sue parole, ma continuò comunque a camminare. Sapeva benissimo che non sarebbe stata invisibile all'interno del suo regno e non si era di certo lasciata cogliere impreparata. Non ottenendo risposta l'elfo riprese quindi a parlare, cambiando discorso. "Ammira il mio Paradiso, una visione del passato e del futuro." Marcò bene l'ultima parola, proprio nel momento in cui un mostro tipico dei Cancelli di Oblivion si dirigeva verso l'elfa. Kristal semplicemente affondò la spada nel petto del nemico, per poi continuare a seguire il sentiero bianco. 

"Abbi cura del Giardino Selvaggio, qui i miei sudditi si allenano per il migliore dei ruoli possibili: poter regnare nella nuova Tamriel che creeremo. Se davvero sei l'eroina imbattibile di cui tutti parlano, allora non dovrebbe crearti troppi problemi attraversarlo." Stava giocando con lei, guidandola nella sua casa dei giochi attraverso un mondo che conosceva alla perfezione. Le scagliava contro dei mostri, a cui lei rispondeva con calma e agilità. Ascoltando le sue parole ma non facendosi troppo prendere da esse. Perché ormai era arrivata lì, non poteva e non doveva fallire. Era necessario restasse concentrata. Mankar Camoran lo notò. "Come non detto, ti aspetterò a Carac Agaialor, nel pinnacolo di Paradiso." Ora Kristal era arrivata ad un bivio. Alla sua sinistra la strada conduceva ad un altare, fatto dello stesso marmo delle pietre che si trovavano a terra. In cima notò due figure, un uomo e una donna che la osservavano a loro volta. L'elfa era certa fossero i sudditi di cui Mankar Camoran parlava prima. Decise di non perdere tempo con loro e di imboccare invece la strada alla sua destra. 

Continuò a camminare seguendo il sentiero, attraversando un ponte e un paio di archi, finché non raggiunse un'ulteriore diramazione. Non fece nemmeno a tempo ad iniziare ad analizzare la situazione che un daedra si presentò di fronte a lei. "Tu hai distrutto la Pietra del Sigillo a Ganonah. Il mio re dice che combatti molto bene." La sua voce era demoniaca e carica di odio. Kristal tuttavia non aveva idea di cosa stesse parlando, quindi decise invece di cercare informazioni utili per proseguire. "Sto andando da Mankar Camoran." Questo digrignò i denti. "Parli come se fossi uno di noi. Avrei potuto ucciderti all'istante, ma sono contento di non averlo fatto." Kristal sorrise. "Perché? Cosa vuoi da me allora?" Il daedra corrucciò lo sguardo. "C'è soltanto una via per uscire dal Giardino e sono io a controllarla. Mi porterebbe grande onore sconfiggerti, così che tu non la possa attraversare. Però mi porterebbe onore anche averti al mio servizio, visto il modo in cui hai ridicolizzato il mio re. Quindi voglio farti scegliere: preferisci combattere o diventare la mia schiava?" Kristal scoppiò a ridere. "Pensi davvero che possa accettare una proposta simile?" Sfilò la spada dalla federa e la pose di fronte a sé. "Scegli la via più semplice. Forse anche la più coraggiosa. Però fallirai e sai cosa diventerai? Un cadavere, abbandonato. Nient'altro."

Kristal decise che aveva sentito abbastanza, iniziò quindi ad attaccare. Il nemico però aveva la spada incantata da un particolare sortilegio, ogni colpo sprigionava delle fiamme che cercavano di bruciare la pelle dell'elfa. Fortunatamente lei era particolarmente resistente al fuoco, ma nonostante questo restò ben vigile dai fendenti che il daedra continuava a caricare. Il duello non fu uno dei più semplici, il mostro sapeva il fatto suo e Kristal dovette pazientare prima di poter sferrare un attacco deciso che potesse davvero portarla al vantaggio. Nel frattempo parava, osservando il modo di combattere del suo avversario e prendendo spunto su quella che sarebbe stata la migliore mossa da fare. Fu così che, nel momento in cui il daedra calò la spada con particolare potenza, l'elfa saltò subito di lato, ritrovandosi alle sue spalle. Prima che il nemico potesse rendersi conto di ciò che stava succedendo, Kristal gli tagliò la gola, incidendo la lama in profondità. Questo crollò a terra. Chi è adesso un cadavere abbandonato? Non aspettò un istante in più e si avvicinò alla porta che il nemico teneva sotto guardia. C'era qualcosa che non andava, aveva bisogno di un oggetto in particolare per entrare all'interno di quella che sembrava una grotta. Tornò quindi sul cadavere del daedra, cercando una chiave o altro che potesse aiutarla. Furono due bracciali in ebano ad attirare la sua attenzione. Li toccò appena e se li ritrovò all'istante addosso, senza alcuna possibilità di poterli togliere. Fu in quel momento che capì: erano la sua chiave, avrebbe potuto toglierli soltanto dopo aver attraversato la grotta. Si diresse quindi nuovamente verso la porta e finalmente riuscì ad entrare.

La grotta era colma di acqua, al suo interno Kristal incontrò numerose persone che si comportarono come se non fossero coscienti della sua presenza. L'elfa fu invece colta alla sprovvista dalla voce di Mankar Camoran, non credeva avrebbe ricominciato a parlare prima di essersi incontrati di persona. "Tu non capisci." Disse con stanchezza. "Tamriel è soltanto uno dei tanti regni di Oblivion, o almeno lo è stato a lungo prima che il Principe Daedrico che lo regnava non venisse tradito dai suoi stessi sudditi. Lord Dagon non sta invadendo Tamriel, quella terra gli spetta di diritto. Sta tornando a liberare le terre occupate." Kristal continuò a camminare imperterrita, attraversando la grotta con particolare fretta. Mankar stava tentando di mettere in dubbio la sua missione, quello a cui credeva. Voleva evitare di dover combattere contro di lei, perché certamente conosceva le sue doti belliche e sarebbe stato un intralcio rischiare di perdere così tanto tempo con una figura come lei. Kristal capiva bene dalle sue parole e dal suo tono di voce che aveva paura. Era terrorizzato dall'idea di confrontarsi con lei perché sapeva che avrebbe potuto perdere, che probabilmente era l'unica persona in grado di sconfiggerlo. "Chiediti perché gli dei periscono mentre i daedra vivono per sempre! Chiediti perché i daedra si mostrano tranquillamente di fronte agli uomini, mentre gli dei si nascondono dietro a statue e parole senza fede urlate dai preti! E' semplice, non sono dei per niente. E lo sai bene anche tu, sono i daedra i veri dei del nostro universo." Iniziò poi ad elencare i nomi delle figure più importanti che venivano celebrate nell'intera Tamriel, sottolineando come fossero dei meschini traditori. Quello che non aveva capito tuttavia, era che Kristal stava completamente fuori dai suoi giochi di potere spirituale. Colui a cui teneva davvero e per cui lottava la aspettava all'esterno di quel mondo artificiale. Ma non solo. Negli ultimi giorni combatteva in particolare per colui o colei che sentiva crescere nel suo ventre. 

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