Kristal si svegliò alcune ore più tardi, ritrovandosi nel suo letto sotto tre strati di coperte. Provò ad alzare la testa, ma le provocò così tanto dolore, che decise di rinunciare.
Martin, appena vide che si era svegliata, andò subito da lei.
"Come ti senti?" Kristal lo guardò negli occhi a fatica.
"La testa mi sta scoppiando." Si portò una mano alla fronte, sentendola bollente sotto il palmo.
"È normale, hai la febbre." La febbre? Beh è naturale, sono stata ore sotto la pioggia. L'elfa tentò di muovere le gambe e quando sentì una fitta alla destra ricordò l'incontro con l'assassino. Si mise a sedere a fatica, cercando di non badare alla testa, che le risultava pesantissima. Appoggiò una mano sulla ferita e la curò con la magia, sentendosi immediatamente meglio.
"Non dovresti alzarti e tantomeno usare la magia, sei ancora debole." Kristal tornò a rivolgersi a Martin.
"Non preoccuparti, ora sto meglio." D'un tratto l'elfa si guardò il corpo e quando vide che le avevano scambiato la veste con degli indumenti grigi, entrò nel panico. "Martin, il libro! Dov'è il Mysterium Xarxes?" Chiese urlando. Lui le prese la mano.
"Kristal stai tranquilla, ce l'ho io." La ragazza tirò un sospiro di sollievo e poi tornò a sdraiarsi, effettivamente le richiedeva uno sforzo immane restare seduta in quello stato.
"Se mi porti un infuso di menta tra un'oretta, ti dico perché sono tornata con quello al posto dell'amuleto." Gli sorrise e lui ricambiò. Poi sparì senza dire nulla.
Un'ora dopo, puntalissima, Kristal era seduta con una tazza in peltro tra le mani e raccontava a Martin tutto ciò che era successo nel santuario.
"Sei impazzita? Se ti avessero presa, non ho parole. Volevi affrontare un santuario intero!" L'erede era oltraggiato, tanto che non sapeva nemmeno da dove partire per iniziare a lamentarsi. L'elfa sbuffò. "Adesso sono qui. Invece dobbiamo pensare a qualcuno che sia in grado di trovare il messaggio nascosto in quel libro." Martin abbassò gli occhi e iniziò a torturarsi le mani. Kristal capì che era nervoso all'istante.
"Che hai in mente?" Gli chiese. Lui tornò a guardarla.
"Non serve cercare nessuno, lo posso fare io." L'elfa per poco non sputò l'infuso che stava bevendo. Lo guardò confusa, cercando di accertarsi che fosse serio. Purtroppo, sembrava proprio così.
"E come hai intenzione di farlo?" Martin continuò a torturarsi le mani. "Sono un mago esperto. Riesco a fare incantesimi di grande portata senza grandi problemi. Ma non è questo il punto." Prese un respiro profondo, non era facile quello che stava per rivelarle. "Come ti ho detto il giorno in cui siamo venuti al tempio la prima volta, facendo il sacerdote, avevo molto tempo per me stesso e gran parte di esso l'ho trascorso nei libri. Ho passato anni a studiare la magia daedrica e il suo significato." L'elfa strabuzzò gli occhi, ma lo lasciò proseguire.
"Immagino penserai che non è una bella cosa da conoscere. Il fatto è che mi ha sempre interessato moltissimo, nonostante sia proprietà dei daedra. Anche se il suo scopo era malvagio, chiunque ha scritto quei libri era un genio. Per questo motivo so come decifrare quel libro e so anche proteggermi dal suo maleficio, devi avere fiducia in me."
Kristal lo aveva guardato a bocca aperta per tutto il tempo, quello che la preoccupava non era di certo il fatto che conoscesse la magia daedrica. Era piuttosto preoccupata particolarmente per la sua salute. "Sei sicuro di poterlo fare? Senza rischiare la vita dico." Martin la guardò negli occhi, aveva uno sguardo fermo ed emanava una sicurezza devastante.
"Ne sono sicuro." Kristal gli prese la mano, come aveva fatto lui poco fa e si avvicinò al suo viso.
"Grazie per avermi salvato la vita." Martin sorrise.
"Non mi sarei mai permesso di perderti." L'elfa si avvicinò ancora di più e lo abbracciò.
"Non riesco a smettere di pensarci." Lui capì all'istante di cosa stava parlando, si staccò piano e la guardò negli occhi.
"Nemmeno io riesco a farlo." Una lacrima scese lungo la guancia di Kristal, aveva provato a trattenerla ma non ci era riuscita.
"Però non è possibile." Martin le asciugò immediatamente la guancia col pollice.
"E perché no? Cosa ti ferma?" L'elfa lo guardò con dolore.
"Tutto. Tutto quello a cui porterebbe, il rischio. Non è la cosa giusta da fare." Lui le accarezzò una guancia e le sorrise dolcemente.
"L'unica cosa che desidero è averti al mio fianco. Nient'altro mi renderebbe più felice di questo, nemmeno porre fine a questo inferno. "
Kristal, che aveva distolto lo sguardo, a quelle parole tornò a guardarlo. "Come puoi esserne così sicuro?" Martin la prese per una mano e la fece alzare.
"Istinto. Mi hanno sempre insegnato a seguire il mio cuore ed è quello che sto facendo ora." Altre lacrime solcarono il volto dell'elfa a quell'affermazione, non sapeva perché tutto questo le facesse questo effetto. Si sentiva particolarmente legata a lui, c'era una sorta di forza che li univa dal momento stesso in cui l'aveva conosciuto. Eppure in realtà lei non conosceva davvero nemmeno se stessa, era come se fosse nata da nemmeno un mese. Era una persona senza passato, scaraventata in un mondo allo sbaraglio che aveva bisogno di lei per tornare al suo ordine. Come poteva instaurare una relazione con qualcuno in una situazione simile, come poteva capire se fosse un sentimento vero o soltanto una forte voglia di legarsi a qualcuno concretamente?
Lui però sapeva chi era, si conosceva bene e forse avrebbe potuto aiutare anche lei a farlo. Martin si era precipitato subito da lei quando aveva visto che era in pericolo e sapeva che non avrebbe esitato a farlo nuovamente in futuro. Non so cosa mi riserverà la vita, ma l'unica certezza che ho è proprio di fronte a me e non ho intenzione di farmela scappare.
Sapeva che ci sarebbe stato, che l'avrebbe protetta, che avrebbe potuto confidare su di lui. Cos'altro avrebbe potuto desiderare? Senza aspettare un istante di più, intrecciò le mani dietro alla sua nuca e appoggiò le labbra alle sue, prendendo lei l'iniziativa. Martin subito rimase sorpreso ma poi sorrise e la afferrò per la vita, avvicinandola ancora di più a sé.
Questa volta, nessuno dei due si sarebbe fermato. Avrebbero semplicemente vissuto il momento, facendo vincere l'attrazione che provavano l'uno verso l'altra. Questa volta, il razzismo avrebbe vinto sull'amore. Perché in quell'istante una dunmer e un imperiale erano come una cosa sola e niente e nessuno avrebbe potuto separarli. Si scoprirono, soprattutto Kristal scoprì un po' di più se stessa. Non ci fu alcun dubbio, in nessun momento, solo la fiducia estrema che si erano dedicati e che li guidava in ogni movimento.
Kristal si sentiva strana, era ancora parecchio stanca, avrebbe dovuto riposare di più ma non riusciva a stare ferma in quel momento. Non smetteva di pensare a Martin, all'intimità che avevano appena condiviso, tanto da farle dimenticare il Mysterium Xarxes e tutto quello che era successo. Martin si era subito messo al lavoro nel salone principale e Kristal aveva deciso di non disturbarlo, aveva anche bisogno di realizzare il tutto, che le sembrava ancora così irreale. D'altronde non ci volle molto, prima che incontrasse Jauffre nel corridoio e che tornasse con i piedi per terra. "Stavo cercando proprio te. Ti sei ripresa?" L'elfa annuì, grazie all'infuso il mal di testa era quasi completamente passato. "Perfetto, ho bisogno di chiederti un grande favore e qui sei l'unica che lo può portare a termine." Kristal lo guardò pensierosa.
"Certo, di cosa si tratta?" Jauffre la prese per un braccio, portandola nell'ala occidentale del tempio.
"Vieni, parleremo nella mia stanza." L'elfa lo seguì dubbiosa, non sapendo cosa aspettarsi dal frate. Almeno le avrebbe dato qualcosa per distrarsi da Martin.
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Oblivion - The Elder Scrolls
FanfictionKristal un giorno si risveglia in un'umida cella. Non ricorda come è finita in prigione, ma soprattutto non ha memoria della sua vita. Sarà costretta a combattere in un'epoca avvolta dall'oblio, dove i Cancelli di Oblivion terrorizzano gli abitanti...
