"Mamma?" Una bambina si aggirava per le immense sale di un enorme palazzo alla ricerca della madre. Camminava al centro dei corridoi ma, a causa della sua minuta statura, spesso non veniva vista e rischiava di essere calpestata.
"Mamma?" Riprovò a chiamare con voce un po' più alta, ma nessuno le rispose. Qualcuno invece rischiò di andarle addosso. La bambina la schivò all'ultimo e poi si girò per vedere di chi si trattava. Era Betta, una giovane serva di famiglia. Questa aveva un vaso di vetro in mano e, quando si accorse della piccola, la guardò con uno sguardo severo che nascondeva mediocremente l'inevitabile tenerezza che provava nei suoi confronti.
"Kristal? Stai attenta a dove cammini." Kristal annuì vigorosamente con la testa nonostante non avesse dato molto ascolto al rimprovero della ragazza.
"Sai dov'è la mamma?" Betta sorrise, poi indicò con la testa una porta. Sua madre si trovava in camera da letto.Kristal urlò quindi un grazie squillante e si precipitò verso la stanza, rischiando di finire addosso ad altre tre persone durante il tragitto. Arrivata davanti alla porta la aprì di colpo, sbattendola addosso a un servitore. Un'elfa alta, chioma di un rosso intenso e viso affilato assistette alla scena con sguardo sconvolto.
"Oh Keff, mi dispiace tantissimo." Disse avvicinandosi all'elfo che era stato appena colpito. Kristal, nel frattempo, aveva intrecciato le mani al livello della parte bassa della pancia e allo stesso tempo scavava dei cerchi nel marmo con la punta del piede.
"Scusa." Disse semplicemente, allungando la lettera finale di almeno altre dieci sillabe. Il servitore sorrise toccandosi la testa.
"Non si preoccupi, va tutto bene." Disse soltanto, poi si avviò verso l'uscita barcollando lievemente.Fu in quel momento che l'elfa si concentrò su Kristal. Incrociò le braccia al petto e cercò di assumere un'espressione arrabbiata, fallendo miseramente.
"Trovi sempre il modo di colpire le persone tu, che sia con le parole o con le porte non cambia." Kristal iniziò a ridere di gusto al che anche la madre non poté resistere. La prese in braccio e iniziò a farle il solletico, tanto che entrambe iniziarono a ridere incessantemente. Il trambusto attirò l'attenzione di un piccolo elfo che fece il suo ingresso nella stanza. Era più alto di qualche centimetro di Kristal ma restava comunque nella media dei bambini della sua età. Alla sua vista la madre mise a terra la bambina e salutò il nuovo arrivato.
"Mamma?" Kristal guardava sua madre dal basso, pensando sempre che avrebbe voluto essere anche lei così alta e bella da grande.
"Dimmi amore." La madre le accarezzò i capelli con dolcezza aspettando la richiesta della figlia.
"Io e Barus andiamo ad allenarci ancora un po' con le spade. Va bene?" Il bambino, che si rivelò essere Barus, mostrò le due spade di legno che teneva in mano. La madre sorrise nuovamente, poi assentì. Così i bambini corsero ridendo in giardino, gareggiando su chi sarebbe arrivato prima.Con un sorriso trionfante stampato in volto, Barus fu il primo a raggiungere la meta. Si girò verso Kristal con sguardo spavaldo e gonfiò il petto con le mani appoggiate ai fianchi.
"Devi allenarti ancora molto sorellina per raggiungere la mia velocità eccezionale." Disse sempre con aria di sufficienza non appena la sorella si presentò di fronte a lui.
"Ne riparliamo quando ti avrò battuto." Rispose quindi lei tendendo la mano in attesa di ricevere la spada e nascondendo il suo orgoglio ferito per aver perso la gara. Il fratello le appoggiò l'arma sul palmo rivolto verso l'alto e poi si mise in posizione di guardia. Kristal lo imitò, così il duello ebbe inizio. I bambini iniziarono a tirare colpi basati principalmente sulla forza, senza una tecnica particolarmente studiata. Sembrava una lotta a chi brandiva la propria spada con più forza. Essendo più grande, e di conseguenza più forte, i colpi di Barus risultavano più efficaci nel contesto. Kristal si ritrovava molto più spesso a parare e ad indietreggiare di fronte agli attacchi del fratello. Lui, ovviamente, era al corrente di questo, così ogni volta caricava il colpo con forza sempre maggiore, tentando di sfinire la sorella. Kristal lo lasciò fare, parò ogni colpo stringendo i denti e aspettò. Ecco il momento adatto. Barus attaccò con tutta la forza che possedeva mirando alla testa della sorella. Questa aspettò fino all'ultimo istante e poi, improvvisamente, si spostò lasciando che la spada si infilzasse nel terreno. In questo modo, mentre Barus tentava di liberare l'arma, Kristal puntò la sua spada alla gola e lo guardò trionfante. Aveva vinto il duello.Qualcuno da dietro iniziò ad applaudire. Entrambi si girarono di scatto, alla ricerca della fonte del rumore, nessuno dei due si era accorto del fatto che qualcuno avesse assistito al loro duello. Un altro ragazzino si mostrò di fronte a loro, un sorriso dolce e una chioma scura e incontrollabile in testa. Kristal corse ad abbracciare il suo migliore amico ridendo.
"Hai visto come sono diventata forte?" Chiese con tono di scherno rivolto al fratello. Questo rise, prese però poi le difese di Barus.
"Sì, ma i maschi resteranno sempre più forti." Al sentire quella frase anche il fratello rise, Kristal invece alzò gli occhi al cielo.
"Dosiov?" Il suo migliore amico tornò un attimo serio, poi si girò a guardarla.
"Dimmi." La bambina sorrise.
"Lo sai che non sei per niente simpatico?" Anche il bambino sorrise.
"Sempre più di te però." Lei gli fece la linguaccia a cui lui rispose con una smorfia, poi iniziarono ad inseguirsi per tutto il cortile insieme a Barus. In momenti come quello Kristal si sentiva davvero felice, amava la sua famiglia, amava la sua casa e amava il suo migliore amico, anche se lui ancora non lo sapeva. Era tutto perfetto. Soltanto una cosa, o ancora meglio una persona, mancava in quel momento.Si fermò all'improvviso, interrompendo i giochi. Anche i bambini si fermarono insieme a lei e la guardarono preoccupati.
"Che hai?" Dosiov fu il primo ad avvicinarsi, prendendole una spalla con delicatezza mentre le parlava. Lei parve non sentirlo inizialmente, si voltò infatti verso suo fratello.
"Tra quanto torna papà?" Barus abbassò immediatamente la testa al suono di quelle parole ed iniziò a scavare cerchi nell'erba con la punta del piede, proprio come aveva fatto poco prima la sorella nella stanza dei genitori.
"Non lo so..." La frase fu lasciata in sospeso per numerosi secondi, finché Kristal non sbuffò sonoramente.
"È via da due mesi ormai, quanto gli manca?" Barus scrollò la testa non sapendo cosa rispondere.
"Non lo so." Ripetè ancora una volta, al che la bambina lo guardò stizzita.
"Non sai mai niente tu." Disse con cattiveria. Si allontanò poi subito dopo, ignorando Dosiov che la chiamava chiedendole di calmarsi.Camminando spedita non si accorse nuovamente di tutte le persone che aveva intorno. Per questo finì per scontrarsi ancora una volta con qualcuno. Dato il suo stato d'animo non aveva nemmeno intenzione di scusarsi, come le era stato insegnato. Voleva soltanto arrivare nella sua stanza per potersi rifugiare nell'angolo di fianco al letto. L'elfo con cui si era scontrata, però, non glielo permise. La afferrò per le ascelle e se la portò al petto. Kristal inizialmente non capì nemmeno cosa stesse succedendo. Furono soltanto la barba che le pizzicava le guance prima e il profumo di piante silvestri poi che la portarono ad arrivare alla conclusione. Si allontanò quindi dalla spalla dell'elfo per poterlo guardare in faccia. Questo le sorrise gioiosamente, i capelli biondo scuro che gli coprivano mezza fronte. Kristal incrociò i suoi occhi rosso intenso e tornò ad abbracciarlo con più forza.
"Mi sei mancata bambina mia."
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Oblivion - The Elder Scrolls
FanfictionKristal un giorno si risveglia in un'umida cella. Non ricorda come è finita in prigione, ma soprattutto non ha memoria della sua vita. Sarà costretta a combattere in un'epoca avvolta dall'oblio, dove i Cancelli di Oblivion terrorizzano gli abitanti...