Capitolo 7 - Martin Septim

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Attorno sentiva delle voci, ma gli occhi continuavano a restare chiusi. Si portò una mano alla testa, con grande fatica.
"Avete visto? Si è mossa!" Urla di gioia l'accolsero.
"L'eroina di Kvatch è viva!" Finalmente riuscì ad aprire gli occhi, il cielo era stellato e Kristal sorrise. Ce l'aveva fatta. Una mano le spuntò davanti gli occhi, l'afferrò facendosi leva con le gambe. Quando fu in piedi venne circondata da una decina di soldati che le facevano i complimenti e le chiedevano come fosse riuscita a chiudere il portale. Lei non rispose, si sentiva ancora molto frastornata e la folla che premeva verso di lei, dandole pacche sulla spalla e facendole domande su domande, la imbarazzava. Si girò quindi per guardare dove c'era il cancello fino a qualche ora fa e vide soltanto dure rocce nere.
Cercò poi il generale Savlian con gli occhi, lui si fece largo fra le guardie e la raggiunse.
"Non so come ringraziarti dunmer, ti devo tutto." Kristal tornò a guardare il portone della città.
"Mi ringrazierai portandomi da Martin." Il generale annuì. "Ce la fai ad accompagnarci? Ci farebbe ancora molto comodo il tuo aiuto." L'elfa si porto una mano alla testa, poi si tastò gambe e braccia per assicurarsi di non essere ferita.  Accertata di essere ancora intera si ritrovò di fronte il prigioniero che aveva incontrato all'interno del portale, in mano teneva la sua spada. "Penso che questa ti appartenga, grazie per avermi salvato." Kristal sorrise ed afferrò l'arma. "Sono pronta." Disse poi rivolgendosi al generale e subito si avviò verso la città, seguita da Savlian che dava ordini alle sue guardie.

Il generale aprì il portone e all'istante i goblin che si trovavano nella piazza attaccarono l'elfa e i soldati. I mostriciattoli non erano molto forti, ma erano una trentina e quando manca la forza il numero compensa. Kristal, che si era trovata contro cinque goblin, decise di fare una mossa azzardata: allungò la spada davanti a sé e iniziò a girare. L'idea funzionò, ne uccise quattro sul colpo e l'ultimo, a cui aveva tagliato una gamba, giaceva a terra senza forze. Lo finì con un altro colpo di spada. Poi si guardò attorno per valutare la situazione, i soldati avevano liberato la piazza. "Forza, ci sono molte persone barricate nella cappella, bisogna andare da loro." Il generale si avviò al portone della cappella e cercò di aprirlo, invano.
"Pensano che siamo dei goblin. Soldato Kahr, sono il generale Savlian. Apri!" L'uscio iniziò ad aprirsi lentamente per poi spalancarsi di colpo.
"Generale, è vivo!" La guardia si fece da parte per far passare tutti i soldati.

Appena fu all'interno della cappella Kristal iniziò a guardarsi intorno, alla ricerca di Martin. O almeno qualcuno che potesse ricordarglielo, visto che non aveva idea di come fosse il suo aspetto. Ma nessuno attirò la sua particolare attenzione e l'elfa iniziò a temere per il peggio. Continuava a passare lo sguardo tra donne, bambini e anziani con la paura che cresceva. Una presa sul suo braccio la fece tornare alla realtà, si girò immediatamente e si ritrovò faccia a faccia con Savlian. "Cercavi Martin? Eccolo qua." Il generale si spostò rivelando un uomo alto, capelli castani e viso dolce, non mostrava trentatré anni come le aveva detto Jauffre, ad occhio avrebbe detto che aveva la sua stessa età, cioè venticinque anni. Ah così è questa la mia età... Buono a sapersi.

Però fu quando i loro sguardi si incontrarono che Kristal restò paralizzata. Non riuscì a staccare gli occhi dai suoi. Erano azzurri, come quelli di Uriel.
Anzi erano gli occhi dell'imperatore Uriel Septim.
Senza sapere cosa stesse facendo si precipitò fra le sue braccia iniziando a singhiozzare.
"Finalmente ti ho trovato." All'inizio Martin rimase immobile dalla sorpresa, ma poi iniziò a stringerla al petto accarezzandole i capelli cremisi, con una certo imbarazzo. "Stai tranquilla, prenditi il tuo tempo." Piano piano si calmò, non sapeva nemmeno perché avesse avuto quella reazione. Ora però si sentiva meglio e si staccò lentamente dalle sue braccia, in imbarazzo. Era letteralmente saltata addosso ad uno sconosciuto. "Mi dispiace, non volevo..." Attorno tutti li stavano guardando e questo le provocò ancora più vergogna. Arrossì ma, per colpa del colore della sua pelle, da blu diventò viola.

Martin le sorrise.
"Non preoccuparti. Dimmi invece, perché mi stavi cercando?" Non poteva dirgli che era figlio dell'imperatore davanti a tutti.
"Vieni con me, devo parlarti in privato." Prima che potessero muovere un solo passo però, Savlian li fermò.
"Aspetta dunmer, volevo ringraziarti per quello che hai fatto oggi per la città di Kvatch." Una guardia avanzò e urlò: "Viva l'eroina di Kvatch!" Seguita poi da tutti i presenti della cappella. Kristal sorrise.
"Ho fatto soltanto ciò che era necessario. Non serve che mi ringraziate." Tutta questa eccitazione nei suoi confronti la metteva terribilmente a disagio e voleva semplicemente allontanarsi da lì il prima possibile. Il generale si portò una mano al petto.
"Abbiamo almeno il diritto di sapere il nome della nostra eroina?" L'elfa annuì.
"Certo, mi chiamo Kristal." Alzò la mano per salutare, poi uscì con più fretta di quella che avrebbe voluto e si ritrovò sola insieme a Martin.

"Ti chiedo ancora scusa per prima io..." Si sentiva incredibilmente in imbarazzo, forse perché sapeva che era figlio di Uriel o forse perché tutti li avevano visti. Martin rise.
"Ripeto che non serve che ti scusi."
Si avviarono per la strada che portava all'accampamento e lì Kristal iniziò a raccontargli tutto.
"Vedi, sono qui perché ero presente alla morte dell'imperatore." Martin si bloccò dalla sorpresa.
"L'imperatore è morto?" Ho appena detto che ero , ma la gente mi ascolta quando parlo? Prese un respiro profondo, poi ricominciò a parlare. "Sì, è stato assassinato. Pare che l'uomo a compiere l'omicidio fosse un seguace di Mehrunes Dagon, il Signore della Distruzione." Il sacerdote la guardò con occhi spaventati, probabilmente sapeva di chi stava parlando.
"Questo è grave, se Julius non salirà subito al potere i fuochi si spegneranno e i daedra avranno la meglio sul nostro mondo."

Kristal iniziò a tormentarsi le mani afflitta, chiedendosi come facesse Martin, un sacerdote, a sapere una cosa del genere. "Julius è morto, come suo fratello e sua sorella. L'unico che può prendere il posto di Uriel sei tu, Martin." Lui la guardò in un modo strano, così decise di raccontargli la storia che Jauffre le aveva rivelato la sera prima.
Al termine del racconto restarono entrambi in silenzio, a lungo, Kristal chiedendosi se le avrebbe creduto e Martin a rimuginare su ciò che gli era stato detto. Fu il sacerdote a rompere il silenzio.
"Ho sempre creduto che fosse una buffa coincidenza che ogni anno, proprio il giorno del mio compleanno, l'imperatore si presentasse a Kvatch in persona. Questo chiarisce tutto." Aveva la voce tremante come se stesse trattenendo a stento la rabbia, mischiata ad un forte sarcasmo.
"Come ultimo desiderio mi ha chiesto di dirti quanto importante sei stato per lui nonostante tutto, ti amava davvero e il suo unico rammarico è stato quello di non crescerti a corte come suo figlio. Teneva davvero a te e a tua madre, lo si vedeva dai suoi occhi." Il tentativo dell'elfa era quello di rasserenarlo, aveva percepito la sua rabbia immediatamente e non voleva che portasse rancore per suo padre. 

Tuttavia ottenne l'effetto contrario.
"E tu che ne sai? L'hai conosciuto per qualche ora prima che morisse e di mia madre non sai proprio nulla. Se mi avesse amato avrebbe trovato sicuramente un modo. Se avesse amato mia madre l'avrebbe lasciata semplicemente andare, restando fedele alla sua famiglia." Kristal restò particolarmente scossa dalla sua reazione. Che ne sapeva lei, una creatura senza memoria che da quando si era svegliata aveva semplicemente seguito una strada segnatale dagli altri. Cosa poteva davvero saperne lei a fondo di tutta questa storia? "Hai ragione, non posso sapere nulla della gente, visto che non so niente nemmeno di me stessa."

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