Capitolo 5 - Kvatch

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Grazie al cavallo, Kristal ridusse il tempo necessario ad arrivare a destinazione.
Il problema era che la distanza dal priorato a Kvatch era il doppio di quella che aveva percorso dalla prigione al priorato. In poche parole ci avrebbe impiegato un'altra mezza giornata di viaggio, pregando di non incontrare ostacoli lungo il percorso. L'unica cosa positiva era che aveva molto tempo a disposizione per pensare a se stessa. La strada da prendere la sapeva benissimo, ricordava se girare a destra o proseguire dritta e conosceva anche alcune delle locande e degli ostelli che poteva trovare lungo la strada.

Ciò che riteneva più importante e le stava più a cuore in ogni caso ancora non arrivava: i ricordi della sua vita, prima di svegliarsi in quella cella, non esistevano. Non ricordava il volto di suo padre e tanto meno quello di sua madre; non sapeva dove si trovava casa sua e soprattutto non conosceva se stessa. In particolare non era a conoscenza di cosa le piaceva e cosa no, di cosa avrebbe voluto fare della sua vita, del perché fosse finita in prigione e perché aveva un marchio nero sull'indice della mano destra. L'aveva notato fin da subito ma all'inizio credeva fosse soltanto una botta. Però ora, guardandolo meglio, capì che era inchiostro; se si era fatta un tatuaggio sarà stato per qualche motivo. 

Non sapere nulla di se stessa la distruggeva. Le restava solo il suo nome, una singola parola senza valore per lei. Provò a sussurrarlo più volte, come se così il suo passato potesse saltar fuori da un momento all'altro. Ovviamente fu inutile, attorno alberi, sopra nuvole e di fronte pietre su pietre. Forse non ricordo perché non lo voglio di mia spontanea volontà. Forse volevo una vita nuova ed ecco che mi viene offerta. Forse dovrei pensare solo al futuro. Mio, di Martin, di Jauffre e di tutti gli abitanti di Cyrodiil. Forse è questo il mio destino. Spronò nuovamente il cavallo al galoppo, voleva raggiungere il prima possibile Kvatch.

Quando arrivò in prossimità della meta, però, incontrò qualcosa di insolito. In mezzo alla strada che portava alla città c'era un accampamento. Ma non era tutto. Alzò gli occhi al cielo e perse un battito. Era qualcosa di indescrivibile, non aveva mai visto una cosa del genere. Il cielo da un colore azzurro acceso era passato a rosso sangue. Le nuvole invece da bianco latte era diventate nere come la pece. La paura iniziò a crescere, era senza dubbio opera dei demoni. Si fermò all'entrata dell'accampamento e fu subito raggiunta da un elfo dei boschi che correva come un pazzo.
"Che fai qui? Sono arrivati i daedra, scappa finché puoi!" Aveva una voce frenetica e un fare schizofrenico. Kristal smontò dal cavallo e si avvicinò all'elfo per cercare di calmarlo.
"Perché il cielo ha quel colore? E cos'è questo accampamento?" Questo la guardò ancora più allucinato.
"Ma non mi hai sentito? Devi andartene subito!" E detto questo si allontanò di fretta verso una tenda, rifugiandosi all'interno di essa.

Una donna che aveva visto e sentito tutto le si avvicinò.
"Perdonalo, è impazzito quando è venuto a sapere che sua moglie era ancora imprigionata in città." Come sarebbe imprigionata? Ma che è successo in città, da qui non vedo nulla.
"Che è successo alla città?" Lo sguardo della donna si riempì di terrore.
"Un cancello di Oblivion si è aperto proprio di fronte al portone principale. I soldati sono stati presi alla sprovvista e non sono riusciti a bloccare i goblin e tutti gli altri demoni che hanno attaccato la città. I sopravvissuti si sono accampati qui, in attesa di sapere cosa fare. D'altronde io non ho parenti nelle altre città, Kvatch è la mia casa."

Kristal si osservò attorno, i superstiti erano sulla ventina. Non riuscì però ad individuare nessuno che potesse ricordarle Martin. Pregò che fosse ancora vivo.
"Conosci per caso un certo Martin?" La donna si illuminò sentendolo nominare.
"Certo, è il sacerdote della nostra cappella di Akatosh." Sacerdote? Questo Jauffre non me lo aveva detto. "È qui nell'accampamento?" Le parole che uscirono dalla bocca della donna non la consolarono per nulla.
"No, non l'ho visto. Forse è ancora dentro la cappella, non l'ha mai abbandonata. Comunque Savlian Matius, il generale delle guardie di Kvatch, dovrebbe saperne più di me. Prova a parlare con lui." Come se io possa sapere chi sia.

"Io purtroppo non lo conosco. Non potresti accompagnarmi da lui?" La donna iniziò a ridere.
"Io non ho un'armatura come te, tesoro. Non so combattere. Savlian si trova davanti al cancello di Oblivion, lo troverai lì." Almeno ho la possibilità di vedere questo cancello.
"Grazie dell'aiuto, posso lasciare il mio cavallo qui?" La donna annuì. "Certo, legalo ad un albero. Controllerò che nessuno lo prenda." E detto questo si allontanò sui suoi passi. Kristal fece come le era stato detto, poi partì verso la città. Aveva preferito lasciare lì il cavallo perché non sapeva cosa aspettarsi in cima alla collina. Fu un'idea saggia. Prima di raggiungere il portone della città, si trovò un enorme portale a bloccarle la strada. Era composto di una pietra scurissima a creare un ovale con due sporgenze ai lati del capo, l'interno sembrava un composto di lava e fiamme. 

Le guardie avevano montato delle staccionate di fortuna con degli spuncioni all'interno; gli arcieri si nascondevano dietro di esse e ogni volta che un goblin usciva dal portale erano pronti ad ucciderlo prima che potesse avvicinarsi. Una guardia con una lunga spada di ferro la notò e si avvicinò all'elfa.
"Che fai qui? È pericoloso." Dal tono autoritario Kristal capì che probabilmente aveva già trovato il generale.
"Sei tu il generale Savlian Matius?" Questo annuì.
"In persona. Cosa ti serve?" Dalla voce si capiva quanto fosse preoccupato. "Cerco Martin, mi hanno detto che dovevo rivolgermi a te per saperne qualcosa di più." Savlian sospirò.
"È bloccato nella cappella insieme ad altri superstiti. Ma la piazza è invasa dai goblin e noi non possiamo abbandonare questa posizione finché il cancello resterà aperto, altrimenti verrà attaccato anche l'accampamento." Quindi l'unico modo è chiudere il cancello. Chissà come si fa. Vediamo se Savlian mi può aiutare a capire come fare.

"Come si chiude il cancello?" Il generale iniziò a ridere.
"Perché? Pensi di poterlo chiudere tu?" Kristal non gli rispose e rimase seria. Si sentiva particolarmente offesa per essere stata sottovalutata così. Quando notò che non stava scherzando, però, Savlian riprese a parlare.
"Ok, come vuoi. L'unico modo per chiudere il cancello è dall'interno, ci dovrebbe essere un qualche meccanismo, ma non so dirti dove di preciso." Entrare dentro al portale? Ma chi me lo fa fare? "Non c'è davvero nessun'altro modo?" Chiese allora l'elfa che non era particolarmente propensa ad affrontare un'impresa simile. Il generale la guardò stizzito. "Se ci fosse l'avremmo già chiuso, non trovi?" Kristal sospirò e tornò a guardare il cancello. Ripensò a Uriel e a Martin e fu solo quello a darle forza. "Beh, se è davvero l'unico modo, cercherò di chiuderlo il prima possibile." E detto questo impugnò la spada e si diresse verso il cancello di Oblivion. Inizialmente avanzò con lentezza, era terrorizzata e non aveva assolutamente idea di cosa avrebbe potuto trovare una volta dentro. Alla fine però prese un respiro profondo, cercò di non pensarci ed iniziò a correre, saltando dentro il cancello al volo. Si ritrovò trasportata in un luogo che può essere descritto in un modo solo: l'inferno. Era andata all'inferno da viva e non c'era sensazione peggiore.

Oblivion - The Elder ScrollsDove le storie prendono vita. Scoprilo ora