Capitolo 17 - Attrazione

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Il resto della giornata Kristal non fece nulla di particolare, per lo più restò in armeria a limare la sua spada e quando arrivò l'ora di cena andò nella sua stanza a leggere un libro, che aveva trovato poco prima nello studio. D'altronde non aveva appetito, lo stomaco le si era chiuso dall'agitazione. Non dovrei essere così nervosa, in fondo ho passato di peggio.
I suoi pensieri furono interrotti dalla porta che si aprì.
"Non mangi?" Kristal fu tentata dal mentirgli, ma poi si rese conto che sarebbe stato inutile con lui.
"No, ho lo stomaco chiuso." Stranamente Martin non parve arrabbiarsi a quell'affermazione. "Anch'io. Ho provato, ma non sono riuscito a mangiare nulla." L'elfa lo osservò, era fermo alla soglia e si torturava le mani. Era visibilmente nervoso.
"C'è qualcosa che non va?" Martin respirò a fondo prima di rispondere. "Volevo chiederti se ti andrebbe di duellare con me." Kristal inizialmente lo guardò stupita, poi però prese in mano la sua spada sorridendo.
"Preparati a perdere allora."

Uscirono dal tempio e si posero nel piccolo spiazzo che si trovava a sinistra dell'edificio. Era dove solevano allenarsi gli spadaccini, che comunque ora erano a cenare, data l'ora. Kristal sollevò la spada, mettendosi in posizione di difesa. Martin fece lo stesso, teneva una lunga spada gialla nella destra e un vecchio scudo di ferro nella sinistra. L'elfa riconobbe il materiale dell'arma all'istante, era metallo nanico. Ricordò che i nani non valicavano le strade di Cyrodiil da secoli e quindi gli arnesi che erano appartenuti a loro avevano un grande valore, nonché una grande resistenza al tempo.

Kristal provò un lieve affondo, che fu subito bloccato. Stava testando il terreno, cercando di capire in che modo lottava il sacerdote. Provò quindi ad intensificare la forza, sempre di più. Attacco e parata, attacco e parata; i due sfidanti erano concentrati al massimo, gli occhi che si studiavano e gli arti che reagivano. Mentre combattevano giravano in tondo, nessuno dei due sembrava prendere vantaggio. Kristal notò le due salite che portavano alle torri di guardia, decise quindi di provare a condurre lo scontro in quella direzione. Così iniziarono a percorrere la salita, Martin di spalle e l'elfa che lo guidava. Solo dopo qualche passo, il sacerdote si accorse della mossa fatta dalla ragazza e si trovò quindi in difficoltà.

Kristal lo mise alle strette contro la transenna che si affacciava sulla città, uno sguardo vittorioso stampato in volto e la spada alzata pronta a bloccargli la gola. Ma forse fu presa dalla gioia troppo presto: Martin incrociò la spada con la sua, si fece spazio nel mezzo e riuscì a prendere la posizione di comando. Le puntò la lama alla gola e sorrise.
"A quanto pare abbiamo un vincitore." Kristal rimase senza fiato, continuò a fissarlo incredula. Non avrebbe mai creduto di poter perdere in quel modo.
Martin continuò a tenere l'arma salda, mentre la guardava.

D'un tratto l'elfa notò una scintilla nei suoi occhi; lui iniziò ad abbassare la spada, mentre le si avvicinava sempre di più. Nonostante si trovassero all'aperto l'aria si era fatta nuovamente pesantissima. Tutto il resto era svanito, non esisteva nessun limite in quel momento, nessuna regola. Il cuore di Kristal iniziò a battere sempre più forte, mentre il resto del corpo restava paralizzato. Martin le portò una ciocca di capelli dietro l'orecchio e prese ad accarezzarle una guancia. Per gli dei, ma che sta facendo? Lui spostò lo sguardo, ammirando ogni centimetro del suo volto.
"Mi sembra di conoscerti da una vita. Ma non avevo mai notato quanto sei bella, mi togli il fiato." Kristal continuò a guardarlo incredula, lo stomaco le faceva male; probabilmente perché non aveva mangiato, o forse c'era dell'altro.

Martin abbassò lo sguardo e si avvicinò sempre di più, mentre l'elfa non si muoveva. Le loro labbra si avvicinavano sempre di più, fino ad incontrarsi. Sentì una scossa che le attraversò tutto il corpo, un raggio di sole in quelle giornate buie. Senza rendersene conto ricambiò quel bacio, che si accorse solo in quel momento, attendeva dal giorno in cui l'aveva conosciuto. L'attrazione che provavano l'una per l'altro era evidente da giorni, eppure non credeva sarebbe successo davvero qualcosa. Durò poco, troppo poco. D'un tratto si staccò imbarazzata e si girò a guardare le mura di Bruma.

"Noi... Non possiamo." Fu l'unica cosa che riuscì a dire, prima di iniziare ad allontanarsi verso il tempio. Ma fu subito bloccata da Martin.
"Perché dici questo?" Kristal si mise quasi a ridere.
"Perché sei un sacerdote, nonché l'erede al trono." Martin continuò a tenerle il braccio.
"Non sono più un prete, da quando ho lasciato quella cappella ho dato fine al mio ruolo." L'elfa cercò di staccarsi, invano.
"Martin, ti prego. Sai anche tu che ho ragione. Insistere non servirà a nulla." Lui era sul punto di ribattere, ma alla fine tacque. Le lasciò il braccio e tornò ad osservare la città, sapendo bene che purtroppo l'elfa diceva la verità. Kristal si avviò subito al tempio. Quando si buttò a letto e chiuse gli occhi rivide la scena di prima, senza accorgersene iniziò a sorridere. Si addormentò poco dopo, col cuore in subbuglio.

Il giorno dopo, appena si svegliò, notò immediatamente che Martin si era già svegliato. Tirò un sospiro di sollievo, poi si alzò anche lei, consapevole che entro qualche ora sarebbe dovuta partire alla volta del santuario. Non indossò l'armatura perché avrebbe insospettito il portinaio appena arrivata al covo, ma fu una decisione sofferta. Senza di essa si sentiva più vulnerabile. Aveva per questo deciso di portare la spada con sé, per non restare del tutto disarmata. Uscì dal tempio e vedendo le due torrette di guardia le si strinse immediatamente il cuore.

Decise di recarsi alla stalla che si trovava alla sua destra, per valutare lo stato del pezzato

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Decise di recarsi alla stalla che si trovava alla sua destra, per valutare lo stato del pezzato. Il cavallo stava ancora dormendo, così Kristal le montò la sella tentando di fare piano. Tuttavia il pezzato si svegliò poco dopo e quando la vide lanciò un piccolo nitrito. L'elfa lo accarezzò qualche secondo per calmarlo e poi si diresse nuovamente verso l'edificio, a cercare Jauffre.

Per sua fortuna il frate si trovava nel salone principale, gli andò incontro e appena lui la vide, la salutò con la mano.
"Jauffre, sto partendo. Non so quanto mi ci vorrà, ma spero di tornare il prima possibile. Con l'amuleto nelle mie mani." Il frate sospirò.
"Già, lo spero anch'io Kristal. Buona fortuna e che Akatosh ti benedica." L'elfa chinò il capo e poi uscì di nuovo. Per un istante pensò di cercare Martin per avvertirlo che stava partendo, ma poi cambiò idea; si sentiva ancora strana per quanto era successo la sera prima.

Tuttavia all'entrata delle stalle lui era lì, le briglie del pezzato in mano. Gliele porse, senza staccare gli occhi dai suoi.
"Volevo solo dirti che mi dispiace, ho sbagliato e me ne rendo conto. Non voglio che il nostro rapporto diventi strano per colpa di questo fatto, se tu lo vuoi ci lasceremo tutto alle spalle e torneremo gli stessi di sempre." Kristal lo guardò confusa, prese in mano le redini del cavallo prima di rispondere. Anche perché alla fine non sapeva nemmeno lei cosa voleva. 
"Sì, forse sarà più facile se dimentichiamo." Abbassò gli occhi afflitta. Anche se non so come farò a togliermelo dalla mente. Martin annuì sconsolato. In pochissimo tempo avevano sviluppato un legame fortissimo e quel momento risultava pesante per entrambi. 
"Buona fortuna per la tua missione." L'elfa fece per ringraziarlo ma poi scosse la testa, gli andò incontro e lo abbracciò. Poi scese gli scalini e, quando arrivò in fondo, saltò in groppa al cavallo e iniziò a galoppare, verso le caverne del lago Arrius.

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