Baurus, insieme all'armatura, le aveva lasciato anche una mappa. Quando la aprì, però, capì che in realtà non ne aveva veramente bisogno perché stranamente ricordava la strada da prendere. D'altronde era un lungo viaggio da compiere, decise perciò di recarsi alla scuderia della città imperiale che si trovava lì vicino per comprare un cavallo.
Arrivata a destinazione incontrò un'orchessa che rastrellava la terra di fronte alla stalla. Essendo l'unica presente, Kristal si rivolse a lei.
"Salve, vorrei comprare un cavallo. È a te che devo rivolgermi?" Questa alzò lo sguardo dal terreno, guardò l'elfa come per accertarsi che fosse seria e poi scoppiò a ridere.
"Ma non vedi che non ci sono più cavalli qui? Sono tutti spariti." Kristal buttò uno sguardo alle spalle dell'orchessa. I cavalli c'erano eccome, probabilmente la stalliera stava semplicemente scherzando. L'elfa comunque non era in vena di battute. "Quello bianco mi sembra buono, quanto vuoi?" L'orchessa si spazientì ulteriormente.
"Non c'è nulla in vendita qui! Ora vattene che ho da fare." Il desiderio di salire in groppa ad un cavallo, partire e dirle che visto che non c'era nessun cavallo allora non poteva averlo rubato era forte, ma si trattenne. Si girò senza salutare e si avviò a piedi. Quella è completamente pazza.
Impiegò mezza giornata ad arrivare a destinazione. Appena giunse di fronte al priorato fu sollevata. Era stanca dal lungo camminare, ma soprattutto da tutto quello che le era successo in una giornata. Davanti a lei svettava un grande edificio, un piccolo portico alla destra lo collegava ad una stalla mentre attraverso una stretta stradina in salita si giungeva ad una minuta cappella.
Kristal si avviò al portone dell'edificio principale e bussò. Le aprì quasi subito un frate in parte calvo e con una lunga veste marrone.
"Salve, di cosa hai bisogno?" Kristal si guardò attorno un istante prima di rispondere.
"Cerco Jauffre, si trova qui?" Il frate sembrò spaventato da quell'affermazione, iniziò ad osservare la sua armatura e poi tornò a guardarla.
"Perché?" Kristal si spazientì un po'. "L'imperatore è morto, devo parlare con lui immediatamente." Questo sgranò gli occhi.
"Cosa? L'imperatore morto? Ma come è successo?" A quanto pare non capisce che ho fretta.
"Fratello, vorrei poterti raccontare tutto; ma davvero devo vedere Jauffre, il prima possibile." Lui continuò a guardarla con sospetto, poi finalmente si decise ad aprire l'uscio e la invitò ad entrare.
"Si trova al primo piano, probabilmente è seduto sulla sua scrivania." L'elfa sorrise.
"Grazie mille."
Arrivata nello studio di Jauffre, Kristal si trovò di fronte ad un uomo incredibilmente concentrato su ciò che stava leggendo. Si avvicinò timorosa alla scrivania, aspettando che il frate si accorgesse di lei. Jauffre alzò gli occhi soltanto dopo aver finito l'ultimo paragrafo del libro.
"Ciao, a cosa devo questa visita?" Il suo sguardo era indecifrabile, l'elfa non capiva se fosse stanco, confuso o se semplicemente non fosse davvero interessato a lei.
Ripensando al motivo per cui si trovava lì, però, automaticamente abbassò lo sguardo: gli occhi azzurri di Uriel le erano ancora impressi nella mente, così come le sue parole.
"Sono qui perché l'imperatore è morto e mi ha detto, come ultimo desiderio, di portarti questo." Prese l'Amuleto dei Re e lo pose sulla scrivania con mani tremanti. Jauffre lo prese, e lo strinse con forza.
"Io.. Non ci posso credere. Come è successo?" Kristal tremò al ricordo della scena.
"È stato assassinato, proprio stamattina." Jauffre abbassò lo sguardo con dolore.
"Sono stati gli uomini al servizio del Signore della Distruzione." L'elfa non capì a cosa o a chi si riferisse il frate ma decise di non intervenire.
"Me ne aveva parlato una settimana fa, ma allora non sembrava così preoccupato." Il suo sguardo incontrò nuovamente quello di Kristal.
"Ma tu chi sei? Perché eri con lui nel momento della sua morte?" La ragazza adesso poteva leggere chiaramente il dubbio negli occhi di Jauffre, davvero pensava che lei lavorasse con gli assassini? Decise quindi di raccontargli tutto dal principio, da quando si era svegliata nella cella fino ad ora. Non tralasciò nulla, neppure l'ultima disperata richiesta di Uriel di parlare con un certo Martin.
Nell'udire quel nome il frate si illuminò, ogni dubbio sembrò scomparire insieme alla paura.
"Ti chiedo perdono per aver dubitato di te dunmer. Perciò, per rimediare, risponderò subito alla tua domanda." Kristal lo guardò un istante, ripensando a tutto ciò che gli aveva raccontato. Non aveva fatto nessuna domanda.
"Vedi Kristal, Martin è proprio il figlio illegittimo di Uriel, colui che ti ha chiesto di cercare." L'elfa rimase scioccata, non lo avrebbe mai immaginato. Eppure, ripensando alle parole dell'imperatore, era naturale che l'unico a cui poteva riferirsi in quel modo fosse il figlio.
"Ma... È il suo unico erede?" Jauffre la guardò male, poi ricordò che non aveva memoria e sorrise amaramente.
"In realtà nessuno sa che Martin è il figlio di Uriel, nemmeno Martin stesso. L'imperatore aveva tre figli, due maschi e una femmina; Julius, il più grande dei tre, era destinato al trono. Tuttavia, se Uriel ti ha detto di cercare l'ultimo erede, significa che sono morti tutti e tre e quindi resta un'unica persona che può prendere il suo posto grazie al suo sangue reale, ossia Martin."
Quindi mi sta dicendo che questo Martin è figlio dell'imperatore e non lo sa? Mi pare così strano.
"Ma perché Martin non sa di essere figlio di Uriel Septim?" Il frate si passò una mano fra i capelli. "Perché, quando è nato trentatré anni fa, Uriel aveva già cinquantaquattro anni e tre figli. Se la gente fosse venuta a sapere di questo figlio illegittimo, sarebbe stato uno scandalo grandissimo. Eppure quel bambino stava a cuore a quell'uomo più di ogni altra cosa. Perché, al contrario dei suoi figli, quel fanciullo nacque da un immenso amore. Uriel è stato costretto a sposare Clara sessantacinque anni fa, tipico della nobiltà. I matrimoni sono meri accordi politici tra grandi famiglie. "
Jauffre sorrise amaramente. "Eppure lui era innamorato di un'altra, da sempre. Il suo nome era Tescue. Si incontravano di nascosto ma avevano sempre resistito alla passione, finché un giorno il desiderio che avevano l'uno per l'altra vinse su tutto. Quando Tescue si accorse di essere incinta, non volle più vedere Uriel e cercò di nascondersi, ma lui la ritrovò e venne a conoscenza della verità. Le promise che si sarebbe preso cura di entrambi, ma che comunque non si sarebbe potuto sapere della parentela del figlio. Il problema fu che Tescue non supportò il peso del parto e morì dando alla luce Martin. Il bambino appena nato fu portato alla cappella di Kvatch, dalle donne che avevano assistito al parto e quella è sempre stata la sua casa fino ad ora. Uriel fu travolto dal dolore quando venne a conoscenza della morte dell'amante. Andò subito a vedere suo figlio, fingendo di aver appreso la notizia da qualcuno ed essere semplicemente curioso. Da quel giorno, ogni anno, visitò la cappella di Kvatch, per festeggiare il compleanno di Martin e per ricordare Tescue, che non avrebbe mai dimenticato."
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Oblivion - The Elder Scrolls
FanfictionKristal un giorno si risveglia in un'umida cella. Non ricorda come è finita in prigione, ma soprattutto non ha memoria della sua vita. Sarà costretta a combattere in un'epoca avvolta dall'oblio, dove i Cancelli di Oblivion terrorizzano gli abitanti...
