Capitolo 10 - L'ordine degli spadaccini

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Lungo il tragitto Jauffre rimase in disparte. Non chiese nulla a Kristal su Kvatch e non fece nessuna domanda nemmeno a Martin, che l'elfa era convinta avrebbe messo sotto interrogatorio. D'altronde non c'era così tanto da sorprendersi, erano state giornate pesanti anche per lui. Prima aveva dovuto affrontare la perdita di Uriel Septim e ora anche quella di fratello Gusim. Per non parlare della situazione drammatica in cui si trovava Cyrodiil, terra in cui aveva vissuto per tutta la sua vita. Doveva provare molto dolore. Entrambi decisero di lasciargli tutto il tempo necessario per elaborare il lutto e la situazione e ne approfittarono per conoscersi meglio invece, restano di qualche passo dietro di lui.

"Perché hai deciso di diventare sacerdote?" Fu l'elfa a porre la domanda, così, improvvisamente. Dopo aver parlato del più e del meno per tutto quel tempo aveva deciso di iniziare a parlare di argomenti interessanti. Almeno molto più stimolanti per lei. Martin si grattò la nuca, pensandoci un momento.
"Penso di aver preso questa decisione come ringraziamento per essere stato accolto nella cappella, d'altronde ho sempre vissuto lì e non pensavo di avere altre strade da prendere. Vivevo una vita semplice, ma allo stesso modo avevo a disposizione molto tempo per dedicarmi ai miei hobby e alle mie passioni." Kristal ripensò all'incantesimo che aveva lanciato contro l'assassino.
"Come la magia?" Martin sorrise, sapeva che glielo avrebbe chiesto prima o poi.
"Si, ma so anche combattere per tua informazione." La ragazza non si stupì a quella rivelazione, aveva visto il modo in cui si era difeso al Priorato da quell'assassino. Una persona che non possiede un minimo di addestramento al combattimento non è di certo in grado di reagire in un modo simile. Era comunque molto curiosa sul modo in cui abbia potuto sviluppare un'arte simile, essendo allo stesso tempo un sacerdote.  

Stava per esplicitare i suoi dubbi ma si interruppe. Jauffre aveva rallentato il passo e li aveva affiancati. Era da ore ormai che se ne stava davanti da solo. Guardò l'elfa come se niente fosse ed iniziò a parlarle. "Kristal, ho bisogno che tu mi racconti di Kvatch." Un'ombra passò sul suo volto, non aveva ancora avuto modo di dire al frate del cancello e della città distrutta.

"È stato orribile." E da lì iniziò a raccontargli tutto, dall'elfo che le era corso incontro fino all'arrivo al Priorato. Jauffre ascoltò tutto in silenzio e quando lei finì la storia, iniziò semplicemente a grattarsi la guancia.
"Penso che ne apriranno altri di cancelli così, almeno finché non rimettiamo l'imperatore al suo posto." Martin glielo aveva spiegato prima, per poter essere incoronato imperatore aveva bisogno dell'amuleto. Quello che ora si trovava nelle mani del nemico.
"Come facciamo a recuperare l'amuleto?" Jauffre sospirò.
"Ho un'idea, ma ne parleremo appena arrivati, adesso non è il luogo giusto." Concluse la frase guardandosi attorno con aria circospetta. Non erano al sicuro da nessuna parte, il nemico sarebbe potuto spuntare alle loro spalle da un momento all'altro. Kristal rabbrividì al pensiero. 

Nei pressi di Bruma il paesaggio cambiò radicalmente. Questa era infatti la città più a nord di Cyrodiil ed era costantemente ricoperta dalla neve; anche nei mesi più caldi. Non che a Kristal dispiacesse, anzi. Adorava il freddo.
Invece di attraversare la città per arrivare al tempio, passarono attorno alle sue mura. Una decisione di Jauffre, perché non voleva ancora far sapere alla gente di Martin ed il suo rango e, passando per la città, avrebbero sicuramente attirato l'attenzione, essendo un gruppetto alquanto particolare.
In una decina di minuti si trovarono finalmente di fronte ad una ripida scalinata, scesero quindi tutti da cavallo per proseguire a piedi. Appena raggiunse la cima, Kristal rimase senza fiato. Il tempio era magnifico.

"Wow

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"Wow." Jauffre si girò verso di lei. "Spettacolare, eh?" Kristal era ancora presa dall'edificio che si trovava di fronte, tanto che quasi non notò i due spadaccini che correvano incontro ai tre. "Jauffre, perché sei qui?" Il frate appoggiò la mano sulla spalla di un giovane, capelli biondi e pelle molto pallida. È un nord. pensò subito Kristal, un'altra delle razze di Tamriel, questa in particolare legata alla regione di Skyrim, confinante a sud con Cyrodiil stessa.
"Lamyan, da quanto tempo." Jauffre non rispose nemmeno alla sua domanda.
"Raduna tutti, parleremo nella sala principale." Lamyan annuì, guardò Kristal e Martin con un velo di dubbio e poi corse  all'interno dell'edificio. Il secondo spadaccino sembrava indeciso sul dire qualcosa o tacere, ma alla fine scosse la testa e seguì il ragazzo all'interno.

Il frate tornò a guardare i due.
"Ora lasciate parlare me e non intervenite, a meno che non vi sia richiesto esplicitamente." Lanciò un'intensa occhiata di intesa a Kristal. Entrambi annuirono, senza però comprendere il perché di tanta preoccupazione. D'altronde si fidavano di lui, e Jauffre conosceva quelle persone. Insomma, probabilmente sapeva come rivolgersi a loro nel modo migliore. Almeno spero. Lamyan uscì qualche istante dopo.
"Sono tutti nella sala che aspettano." Jauffre gli sorrise.
"Grazie mille." I tre entrarono nel salone, un gruppo di almeno trenta persone stava seduto in alcuni tavoli, in attesa. Il frate si mise davanti a loro, seguito da Kristal e Martin che si appostarono alle sue spalle.

"Compagni. Sono dovuto tornare al tempio con così tanta fretta e nessun preavviso perché la situazione a Cyrodiil è preoccupante. Degli assassini hanno attaccato il priorato di Weynon." Sguardi scandalizzati passarono tra la folla, che iniziò a vociferare. Jauffre fu costretto ad attirare l'attenzione nuovamente.
"Ma, per favore, lasciatemi raccontare tutto dall'inizio." E così raccontò a quei soldati tutto ciò che era successo in tre giorni. Kristal non lo ascoltava neppure, voleva vedere le facce delle persone quando diceva loro della morte di Uriel Septim o del cancello di Oblivion. Escluse nel suo discorso Martin e il suo ruolo e l'elfa non comprese inizialmente il motivo. In realtà, sicuramente qualcuno sarebbe saltato fuori per chiedere cosa centrasse il sacerdote in tutto questo, e il frate lo sapeva. Così, quando il povero uomo alzò la mano e fece la fatidica domanda, Jauffre disse a tutti chi era in realtà; chiedendo però di mantenere il segreto al momento.

Quasi tutti all'inizio non ci credettero, iniziarono a vociferare fortemente oltraggiati. Furono i più anziani a chiedere il silenzio. Avevano visto i suoi occhi e lo avevano riconosciuto come figlio di Uriel Septim, non poteva essere altrimenti. La discussione finì lì.
Quando tutti si furono alzati, Kristal e Martin restarono nella sala a guardarsi, non sapendo dove andare e cosa fare. Anche Jauffre si era dileguato, insieme ad un altro spadaccino. Fu Lamyan ad andargli incontro.
"Jauffre mi ha chiesto di mostrarvi la vostra stanza, seguitemi." Il soldato si avviò nell'ala ovest dell'edificio, raggiunse la terza porta a sinistra e la aprì.
"Abbiamo soltanto una stanza disponibile, a causa della moltitudine di spadaccini presenti in questo periodo. Quando se ne libererà un'altra ve lo faremo sapere." Kristal lo ringraziò poi entrò nella camera.

C'erano due letti e questo era quanto le bastava, non avrebbe litigato di nuovo con Martin per chi doveva dormire per terra.
"Aspetta, mi giro da un'altra parte prima che inizi a spogliarti questa volta." Le fece l'occhiolino. Anche se la conosceva da poco, aveva già capito quanto era facile farla innervosire e la cosa lo divertiva tantissimo. Kristal non si aspettava così tanta confidenza da un sacerdote. Un sacerdote che era l'erede al trono. Eppure non si fece molti scrupoli a rispondere di rimando.
"Se tu non fossi così maldestro, io non mi sarei svegliata nel bel mezzo della notte." Martin rise rumorosamente. "Da quanto ricordo era mattina, il sole era già sorto da un pezzo." L'elfa roteò gli occhi annoiata.
"Fa lo stesso, quello che conta è che mi è venuto un accidente. Ora sono stanca, buonanotte." Si buttò sotto le coperte dando le spalle a Martin. "Fai bene a riposare, incredibile pensare di essere ancora vivi con tutto quello che ci è successo in questi due giorni. Avrei bisogno di un mese per elaborare." Rispose lui, ponendo fine a questo scambio di battute.
L'elfa non gli rispose. Quello che desiderava di più, al momento, era rivedere il viso di Uriel. Ormai era convinta fosse l'unico modo per dormire bene. Così, si addormentò per una terza volta con il suo sorriso che la accompagnava nel sonno.

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