Capitolo 22 - Spie

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Jauffre si chiuse la porta alle spalle, si sedette su una sedia e fece cenno a Kristal di fare lo stesso con quella accanto. La sua camera era il doppio di quella che condividevano lei e Martin. In un angolo c'era una teca con un'arma rossa, mentre una parete era tutta occupata da una libreria colma di libri. L'elfa prese posto di fianco al frate e si mise in attesa.  

Jauffre sospirò e poi iniziò a parlarle. "Hai agito in modo molto impulsivo e avresti potuto metterci davvero in pericolo. Potresti dirmi esattamente cos'è successo?" Kristal si aspettava un confronto simile dal frate, effettivamente non aveva agito in piena razionalità e se ne rendeva conto. D'altronde non era nemmeno la prima volta che si faceva prendere dall'istinto e dall'emozione. Gli spiegò quindi come era andata, cercando di essere il più precisa e sincera possibile e citando anche il fatto che la Mitica Alba già sapeva che Martin si trovava al Tempio, perciò parte delle sue scelte erano legate anche al fatto che avrebbe voluto avvertirlo il prima possibile.

Jauffre ascoltò tutto attentamente e non la interruppe nemmeno una volta. Aspettò che avesse finito prima di ricominciare a parlare. "La prossima volta andrà meglio, non c'è più margine d'errore altrimenti ci ammazzano tutti." La guardò con insistenza, cercando in qualche modo di stamparle le sue parole in testa e l'elfa semplicemente annuì, promettendo che sarebbe stato effettivamente così. A quelle parole il frate sorrise per un istante, poi il suo voltò torno nuovamente serio. "In ogni caso, abbiamo forti sospetti riguardo delle spie della Mitica Alba stanziate a Bruma. Molto probabilmente sono loro a informare i membri di tutto ciò che succede nei paraggi. Devi trovarle ed eliminarle." Kristal restò in silenzio qualche istante, riflettendo su ciò che le era stato appena detto.

"Il capitano della guardia di Bruma è al corrente del fatto?" Jauffre scosse la testa.
"No, ma andrai a parlargli e gli chiederai se ha notato qualcosa di strano tra gli stranieri venuti in città. Lui sa tutto riguardo i foresti." Kristal annuì. "C'è qualcun altro che potrebbe essermi utile?" Il frate ci pensò un attimo, poi tornò a rivolgersi a lei.
"Steffan dice di aver visto alcuni di loro aggirarsi per le strade intorno al tempio, magari sa dirti qualcosa di più preciso." Certo, se sapessi chi è o come è fatto.
"Mi potresti accompagnare da lui? Io purtroppo non ho idea di chi sia."
Jauffre si batté una mano sulla fronte. "Scusami, hai ragione. Vieni con me, forse è nella sua stanza."

Attraversarono nuovamente i corridoi del tempio, fino ad arrivare ad una larga porta scorrevole. Jauffre bussò e una voce dall'interno gli rispose con tono flebile. Il frate aprì quindi la porta ed indicò la stanza a Kristal, facendole segno di entrare. L'elfa avanzò timidamente e si ritrovò di fronte un guardiarossa. Indossava l'armatura degli spadaccini ed era alto parecchi centimetri più di lei. Quando la vide le sorrise.
"A quale onore devo questa visita, eroina di Kvatch?" Chiese, riferendosi a lei come avevano fatto le guardie della città non appena si era svegliata dopo aver chiuso il cancello di Oblivion. Non credevo fosse diventato un appellativo così comune.
Kristal si schiarì la voce e riprese comunque la sua sicurezza.
"Jauffre mi ha detto che avresti saputo dirmi qualcosa di più preciso riguardo a dove avessi visto le spie." Steffan si grattò la barba per qualche istante, guardando altrove.
"Certo, sono contento di poter essere d'aiuto." Le sorrise nuovamente, sembrava un uomo molto gentile.

"Lo scorso pomeriggio sono andato a fare una passeggiata per le strade attorno al Tempio. Lo faccio spesso perché mi aiuta a liberare la mente. Soltanto che ieri ho tardato a ritornare e per questo, quando era ormai tramonto, ho visto una di quelle spie sulla mia strada. Si trovava esattamente davanti alla pietra con la runa." Fece un profondo respiro e poi riprese a parlare.
"Mi sono nascosto perché in quel momento non avevo idea di chi fosse e mi sembrava qualcuno di sospetto. Ma, quando ho visto che si metteva semplicemente a scrivere su un foglio, ho lasciato perdere e mi sono detto che era soltanto uno straniero. Questa mattina però Jauffre è venuto a parlarmi e mi ha detto dei suoi sospetti, allora mi è ritornata in mente quella persona e mi sono detto di essere stato stupido a lasciarmela scappare." Sembrava davvero afflitto da questo fatto. Kristal glielo leggeva in faccia. "Non sentirti in colpa, mi sei stato davvero utile e ti ringrazio." Lo spadaccino alzò lo sguardo sorpreso e la guardò confuso.
"Lo pensi davvero?" Kristal gli sorrise. "Certo, quelle persone sanno essere parecchio ingannevoli. Adesso ci penso io."
L'elfa indietreggiò e poi lo salutò uscendo.

Quando arrivò nel salone principale, incontrò Martin e Jauffre che discutevano. Si avvicinò a loro e quando lo fece, entrambi troncarono il discorso. Strano, chissà di cosa stavano parlando.
Martin le circondò le spalle con un braccio, attirandola a sé.
"Jauffre mi ha detto delle spie, hai parlato con Steffan?" Kristal guardò il frate. si sentiva a disagio a stare così vicina a Martin di fronte a lui, così si staccò facendo finta fosse stato soltanto un abbraccio cordiale.
"Sì, ma purtroppo il tramonto è già passato." Entrambi la guardarono confusi, ma la lasciarono parlare ugualmente.
"Domani mattina andrò a parlare con il generale delle guardie di Bruma e poi all'imbrunire aspetterò la spia di fianco alla roccia che mi ha indicato Steffan." Jauffre non aveva ancora capito.
"Di che roccia parli?" Kristal ripensò a quello che le aveva detto lo spadaccino, aveva subito capito di che roccia si trattava. Chissà come faceva a saperlo. "Quella che si trova a pochi metri dall'entrata nord di Bruma." Il frate ci pensò un momento, poi annuì.

"Sei sicura si riuscire a partire già domani? Hai ancora febbre?" L'elfa si portò la mano alla fronte e la sentì calda, ma non bollente come qualche ora fa.
"Entro domani mattina mi sarà passata." Sentì lo sguardo di Martin bruciarle sulla pelle a quell'affermazione, ma finse di non accorgersene. Jauffre lo guardò e poi si rivolse a lui.
"Potresti andare a prenderle un po' di cibo in dispensa?" Lui capì all'istante cosa aveva in mente il frate e continuò quindi a fissarlo, fingendo di non aver sentito. Sapeva però che non avrebbe potuto evitare l'inevitabile, quindi alla fine si dileguò. Jauffre tornò a rivolgersi all'elfa, guardandola con sguardo severo.
"Resterai soltanto ferita." Kristal fu colpita da quelle parole e lo guardò con stupore. Jauffre sapeva.
"Sono in grado di fare le mie scelte e i miei sbagli da sola." Lo guardò con convinzione, sostenendo il suo sguardo.
"Lo definisci già da sola uno sbaglio, poi non dirmi che non ti avevo avvertita." E detto questo sorrise amaramente, lasciandola sola nel salone.

Kristal, dopo la breve discussione con Jauffre, era subito corsa nella sua camera e ora si stava liberando degli abiti che le avevano fatto indossare al posto della veste. Continuava a rimuginare sulle parole del frate e non smetteva di tormentarsi. Era riuscito a porre di nuovo un forte dubbio nella sua testa. Kristal voleva soltanto sprofondare nel letto, così da poter dormire e dimenticare il confronto con Jauffre il prima possibile. Non sopportava il modo in cui si rivolgeva a lei ogni tanto.

Alzò le coperte per mettersi a dormire e nello stesso istante la porta si aprì, facendola girare di scatto. Ma la gente non sa bussare? Stava per urlare contro a chiunque fosse appena entrato, non era un bel momento per farla arrabbiare. Poi si accorse però che in realtà era Martin e si bloccò. Lui subito la guardò con stupore, poi le rivolse invece un sorriso sornione.  
"Perché mi risulta così familiare la situazione?" Martin tentò di spostare gli occhi, ma gli risultò impossibile.
Kristal semplicemente si mise a ridere. Martin le si pose di fronte, avvicinando le labbra al suo orecchio. Iniziò a sussurrarle numerose parole, frasi che provocarono numerosi brividi lungo la schiena di Kristal. L'elfa deglutì rumorosamente e allontanò lo sguardo. Martin le alzò prontamente il mento, guardandola negli occhi. Fece per aprire bocca per parlare ma poi semplicemente sorrise e la baciò con trasporto.

Kristal indossò una maglia, mangiò il cibo che Martin le aveva portato e soltanto poi poté coricarsi. Tuttavia, mentre l'erede riuscì ad addormentarsi in poco tempo, per l'elfa fu molto più complicato. Appena chiuse gli occhi rivide Uriel, ricordò il suo sguardo sdegnato l'ultima volta che aveva potuto vedere il suo volto e si spaventò. L'imperatore questa volta non sembrava essere arrabbiato con lei, la guardava invece con tristezza. Uriel iniziò a piangere e Kristal non sapeva come consolarlo. Iniziò a parlare e a muoversi nel dormiveglia in cui era caduta e soltanto quando due braccia forti l'accolsero, riuscì finalmente ad addormentarsi.

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