Capitolo 59 - Mankar Camoran

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Come aveva anticipato Eldamil si ritrovarono all'esterno in poco tempo. Ancora una volta si stagliò un paesaggio innaturale per quanto fosse bello e perfetto. Gli alberi possenti erano i protagonisti dello scenario e gli davano una particolare forza e autorità, i fiori invece lo ravvivavano e decoravano con i loro colori delicati. I due elfi continuarono a camminare seguendo il sentiero di marmo che li avrebbe portati da Mankar Camoran. Ancora una volta non dovettero proseguire per molto, bastò percorrere alcuni scalini ripidissimi per ritrovarsi di fronte ad un palazzo completamente rivestito di marmo. Di fronte ad esso due figure attendevano il loro arrivo, entrambe vestite delle vesti rosse della Mitica Alba, entrambe elfi supremi. La donna le si pose immediatamente di fronte ed iniziò a parlarle. "Pensi di poterci fermare? Presto Mehrunes Dagon calcherà le terre di Tamriel, per la prima volta dopo secoli, e a quel punto non ci sarà nulla che potrai fare per fermarlo. Ma vieni, mio padre ti sta aspettando all'interno di Carac Agaialor." Così Mankar Camoran aveva mandato i suoi figli ad accoglierla. Già si ritrovava a tre contro due, per non parlare delle guardie che sicuramente la aspettavano all'interno del palazzo. Aveva bisogno di analizzare al meglio la situazione e di agire nel modo più razionale possibile. Seguì i due fratelli con Eldamil al suo fianco. Notò con la coda dell'occhio che era particolarmente agitato, sembrava stesse trattenendo il respiro e camminava con una rigidità disarmante. D'altronde aveva fatto una scelta importante decidendo di aiutarla e accompagnarla e, anche se aveva avuto molto tempo per pensarci e rendersi conto dei propri errori, non era di certo facile abbandonare e tradire tutto quello che era stato e in cui aveva creduto finora. Kristal decise di appoggiargli una mano sulla spalla e lui si girò quasi spaventato. "Andrà tutto bene." Sussurrò semplicemente, ma sembrò comunque bastare per rilassare un minimo l'elfo. 

L'interno del palazzo, Carac Agailor, come l'aveva chiamato la figlia, era più piccolo di quello che Kristal si aspettasse. La sala era grigia e spoglia, soltanto alla fine di essa risaltava un grande trono in pietra con una figura imponente, vestita di blu, seduta su esso. L'occhio dell'elfa fu immediatamente attirato dal suo petto: l'Amuleto dei Re svettava sulla veste con il suo rosso intenso. Mankar Camoran. Kristal ricordò Uriel Septim e per un istante i loro volti si sovrapposero, così come successe la prima volta che lo incontrò, nel santuario della Mitica Alba. La sua voce la riportò facilmente alla realtà. "Ti aspettavo da tempo, Eroina della vecchia Tamriel. Sei l'ultimo sospiro di un'era che sta finendo, vivi respirando l'aria di una speranza che non si avvererà. Hai così tanto potenziale, eppure capisci così poco. Non fermerai mai Lord Dagon." Kristal era arrivata fino in fondo alla sala e si trovava proprio di fronte a lui. Mankar si alzò dal suo trono così da poterla guardare in faccia mentre comunicavano. I suoi figli si erano posti ai lati del trono, mentre Eldamil era rimasto dietro, in disparte. L'elfa sperava non fuggisse, ma aveva già calcolato la possibilità di ritrovarsi da sola contro i tre Camoran. Alla fine fortunatamente non c'erano altre guardie a proteggerli, probabilmente Mankar Camoran era convinto di avere la vittoria in mano, non riusciva a calcolare la sconfitta di Lord Dagon come una possibilità reale. "La tua sicurezza sarà la tua sconfitta." Disse con disprezzo. Questo sogghignò. "Non sai proprio nulla. E' finita per voi. Anche se riuscissi ad uccidermi e a recuperare l'Amuleto dei Re sarebbe comunque già troppo tardi. Proprio ora, mentre noi stiamo parlando, Mehrunes Dagon sta muovendo i suoi primi passi a Cyrodiil. E' tornato a riprendersi ciò che è suo e non potrai fare nulla per fermarlo, non avrai mai il tempo necessario. Non riuscirai a salvare il tuo amante bastardo dalla morte, tanto vale morire adesso e ora non credi?" 

Kristal immaginava si stesse inventando ogni parola, tentava di mettere in dubbio tutto ciò che aveva fatto, le imprese che aveva compiuto. Ma quando vide che stava per ricominciare a parlare, con una lentezza particolare, capì invece che stava soltanto prendendo tempo. Probabilmente Lord Dagon non era ancora arrivato a Tamriel, ma stava per farlo, e lei riportando l'Amuleto dei Re a Martin sarebbe stata l'unica in grado di fermare la sua avanzata. Non ascoltò quindi per un istante ulteriore le sue parole, ma si scaraventò invece alla sua sinistra, infilzando il pugnale che si trovava nella cinta nel collo del figlio. Mankar urlò di dolore, la figlia indossò l'armatura daedrica e si scaraventò immediatamente contro Kristal. "Eldamil, tienila sotto controllo mentre combatto con lui!" Urlò prima di dirigersi verso il suo vero nemico. Mankar non utilizzava un'arma normale, ma teneva invece tra le mani un bastone magico in grado di ucciderla con un solo colpo se non fosse stata abbastanza attenta. L'elfo supremo lo maneggiava con agilità, scagliando la magia dell'arma contro l'elfa ad una velocità sorprendente. Kristal continuava a schivarlo, saltando da un luogo all'altro. Era impossibile avesse una carica infinita, prima o poi il potere del bastone sarebbe dovuto terminare. Con questa idea in testa continuò quindi a muoversi da una parte all'altra del palazzo, almeno finché una lama non le passò a pochi centimetri dal volto. Si girò quindi di scatto, trovandosi di fronte la figlia di Mankar. Eldamil giaceva a terra, trapassato da parte a parte dalla spada del nemico. Ora erano due contro uno. E i due con cui doveva scontrarsi non erano di certo nemici qualunque. Da una parte Kristal si ritrovava a schivare un'arma letale, dall'altra una guerriera letale. Una battaglia persa in partenza, non c'era possibilità di contrastare due figure simili allo stesso tempo. 

Mankar Camoran lo sapeva: sorrise trionfante e scagliò un ulteriore colpo verso l'elfa, che non riuscì a schivarlo completamente e fu ferita alla gamba. L'istinto fu quello di soccombere, cedere a terra e lasciarsi annientare. Ma come aveva detto il suo nemico poco fa era lei l'eroina di Tamriel, l'unica in grado di cambiare il destino della sua terra, di salvare non solo le persone che amava, ma l'intera popolazione del continente. Era l'unica che poteva sottrarre alla morte se stessa e l'erede che portava in corpo. Con una grinta rinnovata spiccò quindi un ultimo salto, fiondandosi addosso a Mankar Camoran con la sua arma di vetro alzata. Gli trafisse il cuore con la spada ben salda a destra, mentre con la mano sinistra gli strappava l'Amuleto dei Re dal collo. Mentre la lama lo attraversava lentamente gli sussurrò qualcosa all'orecchio. "Sono l'eroina di Tamriel, colei che ti ha sconfitto e colei che metterà fine al piano diabolico di Lord Dagon." Si staccò dal suo viso ed estrasse l'arma dal suo corpo. "Per Tamriel!" La riaffondò nel suo petto. "Per l'imperatore Martin Septim!" Mankar Camoran si inginocchiò, per poi cadere a terra. Gli occhi ancora spalancati trasparivano il dolore di chi non ce l'ha fatta e si è visto strappare di mano il proprio sogno. Questa volta fu la figlia ad urlare di dolore. Si scagliò contro l'elfa e cercò di decapitarla all'istante. Tuttavia era accecata dalla sofferenza, i suoi colpi non erano precisi e non si rendeva nemmeno conto dell'ambiente circostante. Dopo la morte del suo creatore, infatti, il palazzo aveva iniziato a crollare e fu così che la figlia di Mankar fu schiacciata da un grande masso che la colpì in pieno, la bocca ancora spalancata dalle urla del suo dolore lancinante. Kristal in tutto questo si era riparata sotto una scala, aspettando di essere riportata a Cyrodiil. Attese alcuni lunghi istanti, nella paura di essere intrappolata in quell'universo artificiale, finché non iniziò a sentirsi risucchiata altrove. Stava tornando. Strinse con forza l'amuleto nel palmo e serrò gli occhi, in attesa. 

Sentì un leggero impatto con qualcosa di liscio, gli occhi ancora serrati, poi crollò a terra. Quando sollevò le palpebre riconobbe immediatamente il luogo in cui si trovava. Il salone principale del Tempio del Signore delle Nubi. La prima persona che le si stagliò di fronte invece fu l'unica che avrebbe desiderato rivedere per prima in quell'istante. La abbracciò immediatamente, stringendola tra le sue braccia con grande amore. "Sei qui, sei di nuovo qui." Kristal si lasciò cullare dal suo abbraccio, appoggiando la testa al suo petto e ascoltando il possente battito del suo cuore. Restarono lì a terra, stretti l'un l'altra a lungo, sussurrandosi parole dolci e incoraggianti, ripetendosi ossessivamente quanto si amassero. Fu l'elfa a spezzare quel momento intenso e meraviglioso, ancora preoccupata per la sorte di Tamriel. Fu solo in quell'istante che ebbe la possibilità di notare ciò che la circondava e fu in particolare catturata dalla veste che indossava Martin. Erano i vestiti dell'imperatore, quelli che indossava suo padre, Uriel Septim, quando era venuto a salvarla da quell'umida cella. La prigione da cui era iniziata la sua nuova vita. Però mancava qualcosa. Gli porse l'Amuleto dei Re. Martin lo guardò con sorpresa e lo prese in mano con cura, quasi avesse paura potesse rompersi da un momento all'altro. "Se tu e Jauffre avete avuto ragione per tutto questo tempo allora significa che sono davvero l'erede al trono e non dovrei aver alcun problema ad indossarlo. Solo coloro in cui scorre il sangue dei Septim possono portarlo al collo." Kristal lo guardò con stupore. Dopo tutto questo tempo, dopo tutto quello che aveva fatto, ancora non era convinto di essere il figlio dell'imperatore? Come risposta l'elfa gli prese l'Amuleto dei Re tra le mani e glielo fece indossare. Come previsto niente ostacolò il processo. "Vedi? Sei tu il nostro imperatore. Sei tu l'erede di Uriel Septim." 

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