Dosiov e Kristal girarono numerosi corridoi all'interno delle catacombe ma alla fine si ritrovavano sempre nella stanza circolare dove avevano parlato con il fantasma in precedenza. "Stiamo perdendo tempo." Kristal era impaziente, d'altronde non rientrava di certo la pazienza in una delle sue doti migliori. "Dobbiamo capire in cosa stiamo sbagliando." Dosiov si era affacciato da una transenna per guardare la strada che passava sotto di loro. "Lì ci siamo passati?" Kristal scosse la testa. "Non sappiamo nemmeno come arrivarci però." I suoi occhi si illuminarono. "Aspetta, ho un'idea migliore." Dosiov la guardò male: aveva già capito che non sarebbe stato qualcosa di piacevole. L'elfa si portò le mani agli angoli della bocca, prese fiato e iniziò a urlare. "BARUS! Se non ti fai vivo immediatamente ti distruggo le ossa una per una." Continuò poi a minacciare il fratello in numerosi modi differenti e avrebbe continuato all'infinito se qualcuno non le avesse tappato la bocca.
Iniziò a dimenarsi e scalciare come una furia, sorpresa soprattutto da Dosiov che non aveva mosso un dito per aiutarla, ma era invece rimasto a guardarla ridendo. "Puoi stare ferma adesso? Sono io." Kristal smise di muoversi e si strappò la mano del fratello dalla bocca. "Sei impazzito? Che cosa ti è saltato in mente?" Barus fece spallucce. "Andiamo a prendere l'armatura o no?" L'elfa lo fulminò con lo sguardo. "Mi spieghi qual è il tuo problema?" Dosiov le sfiorò il braccio immediatamente, chiedendole di stare calma. "Ho capito, dopo parliamo però. Non pensare di liberarti così velocemente di me." Nessuno le rispose, invece i due elfi semplicemente si avviarono per un cunicolo. Prima o poi mi faranno impazzire. Kristal alla fine si affrettò a seguirli, non avendo alternative e non essendo propensa a restare da sola in quel posto maledetto.
"Dobbiamo liberare l'ultima delle quattro blade così che poi insieme possano dissolvere il maleficio. Almeno così mi ha detto quella con cui ho parlato". Kristal alzò gli occhi al cielo. "Lo sappiamo. Le altre due le hai sconfitte tu?" L'elfo sorrise sornione. "Beh certo, non sono mica un novellino". La sorella lo fulminò con lo sguardo. Aveva completamente cambiato atteggiamento rispetto a prima, come se in realtà il fatto che Kristal avesse ricordato qualcosa lo rendesse particolarmente felice, tanto da avergli dato un'infusione di vita speciale. "Sei veramente strano". Barus la zittì mettendole una mano sulla bocca che lei graffiò con forza. "Ma sei impazzita?" L'aveva sussurrato ma con una certa ferocia. Senza lasciarla rispondere continuò. "L'ho fatto perché la quarta blade è lì." Indicò un punto di fronte a loro. "E sarà meglio prenderla alla sprovvista." Evocò quindi un arco con la magia e incoccò una freccia. Prese la mira e si avvicinò silenziosamente al suo bersaglio finché non si sentì abbastanza sicuro da scoccare. Lasciò quindi la corda e la freccia colpì direttamente il cranio dello scheletro che era stato, a suo tempo, il corpo della guardia.
Questa non fu comunque sconfitta all'istante, incassato il colpo si girò infatti verso i tre elfi con la freccia che le sporgeva dalla testa. Kristal e Dosiov si guardarono complici e si avviarono quindi contro lo scheletro nello stesso istante, si posero ai suoi lati e lasciarono spazio al centro per consentire a Barus di colpirlo con le sue frecce. La guardia si rese però conto della strategia e fu scaltra a dileguarsi dalla situazione in cui era stata incastrata. Scappò lungo un corridoio strettissimo e Kristal senza pensarci due volte partì all'inseguimento. Inizialmente sembrava esserle alle calcagna e l'elfa correva pregustando il trionfo. Dopo aver attraversato numerose salette e corridoi la sua sicurezza fu inevitabilmente intaccata. L'aveva persa. Iniziò quindi a girarsi intorno, non c'era nessuno. Stava per imboccare la strada alla sua sinistra quando lo sentì. Uno spostamento d'aria.
Prima ancora di rendersi conto di cosa si trattasse abbassò immediatamente il capo. Una lama le sfiorò pericolosamente i capelli. Se non avesse reagito così istintivamente ora la sua testa si troverebbe a terra, a rotolare senza vita. Non c'era però tempo per scandalizzarsi, la blade stava già caricando un altro colpo che Kristal parò a fatica. L'elfa era messa alle strette, non aveva mai occasione di contrattaccare. Tra una parata e l'altra si guardava attorno in attesa di aiuto infruttuosamente e questa distrazione le provocò anche parecchie ferite che nonostante fossero superficiali incrementarono notevolmente la sua stanchezza. Alla fine, capendo che era per le sue, decise di reagire affidandosi alla magia. Parando il colpo che le stava arrivando con la spada lanciò un dardo di fuoco al nemico colpendolo in pieno petto.
Fu una mossa troppo azzardata: il dardo non uccise la blade e il suo calore arrivò anche agli occhi di Kristal che venne accecata, inoltre la spada non risultò sufficiente a parare il colpo. L'arma nemica aveva trovato la sua pelle all'altezza della spalla ed era penetrata pericolosamente nella carne. Kristal urlò di dolore e cadde su un ginocchio. Lo scheletro era difronte a lei, lo vide incrinare la bocca in un ghigno e alzare la spada per poterla poi calare sulla sua testa. Ora muoio. L'elfa non sapeva che fare, aveva perso le forze e l'invettiva. Non c'era nessuno che potesse salvarla. Con le sue ultime forze invocò uno scudo infuocato che le salvò la pelle e liberò la blade dal beneficio. Kristal riuscì appena a vedere il fantasma uscire dal corpo dello scheletro che aveva sconfitto prima di perdere coscienza.
Barus e Dosiov continuarono a cercare Kristal per quelle che sembrarono delle ore. "Non può essere lontana dannazione." Dosiov era quello che stava perdendo per primo la pazienza, non poteva perdere sua moglie proprio ora che era riuscito a connettere di nuovo con lei in qualche modo. "Se continuiamo a girare a vuoto non risolviamo nulla". Barus aveva ragione perciò i due elfi si fermarono. Iniziarono a guardarsi attorno cercando qualche traccia ma fu qualcos'altro ad attirare la loro attenzione: un urlo di dolore. I due non aspettarono un secondo di più e si fiondarono immediatamente verso la fonte del rumore. Arrivarono appena in tempo per vedere Kristal liberare lo scudo infuocato per poi accasciarsi a terra senza forze.
Senza pensarci due volte entrambi si fiondarono al suo fianco per controllare come stava e capirono all'istante che aveva perso conoscenza. "Dobbiamo portarla fuori di qui al più presto". Dosiov stava per prenderla in braccio quando notò una presenza di fronte a loro. Era l'ultima delle quattro blade. La guardia li ringraziò per poi avviarsi verso la sala dov'era contenuta l'armatura di Tiber Septim, quella dove i suoi compagni lo attendevano per liberare il luogo dal maleficio. Barus si avvicinò a Dosiov dopo che la guardia si fu dileguata e gli appoggiò una mano sulla spalla. Dal tremito delle sue labbra si capiva perfettamente quanto gli costasse dire quello che stava pensando, non si fidava più di lui e non sarebbe mai riuscito a farlo totalmente. "Portala fuori e cerca di curarla con qualche incantesimo, io vado a prendere l'armatura." Lo aiutò a issare la sorella sulla schiena, poi restò a guardarlo per qualche secondo. "Cosa c'è?" Chiese Dosiov con aria scocciata. "Qualsiasi cosa succeda..." Barus sospirò cercando le parole. "Non baciarla, da nessuna parte. Rischieresti di ucciderla."
Dosiov sbarrò gli occhi e lo guardò sconcertato. "Ma che diamine le hai fatto?" Barus sospirò nuovamente. "Quello che era necessario per salvarla da quello che le avevi fatto tu. Ora va'. Aspettatemi qui fuori." Detto questo l'elfo partì alla ricerca dell'armatura mentre Dosiov percorse a ritroso le vie del santuario fino a raggiungere l'uscita. Raggiunse il luogo in cui avevano lasciato i cavalli in poco tempo e fece distendere Kristal di fianco ad un albero con un mantello sotto la testa. L'elfa era rimasta immobile durante tutto il tragitto e anche adesso, se non fosse stato per il movimento ritmico del diaframma, sarebbe stata facilmente scambiata un corpo senza vita. Dosiov le accarezzò la chioma cremisi mentre le lanciava un incantesimo di cura con delicatezza. Il suo viso esternava tutto il benessere che le provocava, tanto che il respiro si fece più regolare e Kristal iniziò a fare dei minuscoli movimenti. L'elfo notò che cercava di dire qualcosa, per questo avvicinò l'orecchio alle labbra della moglie e le chiese di ripetere. Il nome pronunciato dall'elfa fece ardere il petto di Dosiov di una gelosia acuta. Stava chiamando Martin.
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Oblivion - The Elder Scrolls
Hayran KurguKristal un giorno si risveglia in un'umida cella. Non ricorda come è finita in prigione, ma soprattutto non ha memoria della sua vita. Sarà costretta a combattere in un'epoca avvolta dall'oblio, dove i Cancelli di Oblivion terrorizzano gli abitanti...