Capitolo 36

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Il tempo riprese improvvisamente a scorrere.

«Sono tornato.» Guardandosi attorno, Lawnard notò che Noir era tornata al suo posto. Subito dopo notò di trovarsi nell'esatto posto in cui era stato catapultato una volta aver messo piede all'interno della Pozza. «Maledizione! Avevo un'opportunità d'oro e l'ho sprecata. Quel Karim... Dunque stavano realmente cercando questo "seme della conoscenza", qualunque cosa sia. Ugh! Devo cercarlo in fretta!»

Anticipando gli eventi che si sarebbero ripetuti, Lawnard corse attraverso l'acqua stagnata della palude per raggiungere il punto esatto dove in precedenza era stato stordito dallo stesso Karim Solas nella speranza di poterlo rincontrare.

Ma anche a distanza di lunghi minuti di silenzio non lo vide arrivare. «Non dirmi che non si farà più vedere... Anche se il reset è avvenuto, la sua coscienza rimane indipendentemente da cosa succeda? Spiegherebbe perché ora è rimasto in disparte. Lui vuole... davvero aiutarmi a uscire, celando la propria presenza?»

Dopo qualche attimo poté scorgere Vansel bloccarsi e voltarsi in direzione dei soldati che lo avevano seguito. Anche Riodan, che aveva tutta l'aria di star per replicare le esatte stesse azioni di prima, si posizionò di fronte a lui sfoderando entrambe le sue lame.

«Ehi, umano» disse una voce lontana ma al contempo vicina. Non proveniva da nessuno di loro: a Lawnard sembrò piuttosto che fosse nella propria testa. Forse era davvero così. «Il sobbalzo mi ha fatto venire un voltastomaco. Ora non posso più riposare.»

"Ma è Noir che mi sta parlando? Da quando i pugnali avrebbero uno stomaco...?"

«Visto che mi sembri in difficoltà, ti aiuterò. Dopotutto, conto di uscire di qui tanto quanto te.»

«Davvero molto gentile...» Il ragazzo la rimosse dal fodero, per poi fissare il filo dell'arma ancora tagliente e di ottima qualità. Se non altro non aveva effettivamente mai utilizzato le capacità taglienti dell'arma in sé, piuttosto aveva sempre infuso in essa l'energia per sfoderare potenti reazioni elementali.

«Conosco l'uomo che sfoggia i due enormi spadoni. Ciò che regge tra le mani sono due armi leggendarie, proprio come me. Il loro nome è Bijugarm e Mejugarm, e racchiudono l'essenza astrale di due potenti esseri. Ciononostante, per qualche ragione non sembra farne un pieno uso.»

"È vero. Sia quando ha infilzato me, ma anche poco fa, mentre ha tenuto l'agguato a Karim, ha sempre attacco con affondi semplici. Che stia limitando la sua forza?"

«Io sono strettamente collegato all'esistenza di Riodan Melnir» continuò la lama, che riprese a parlare con tono rauco e raschiante, «sebbene la mia memoria, così come la mia essenza, siano state frammentate anni orsono. Se c'è qualcosa di cui devo metterti in guardia è che quell'uomo è la reale minaccia. Né il re né l'intero regno possono competere con ciò di cui è capace, eppure per motivi ignoti porta a termine qualsiasi richiesta del re come un cane sottomesso.»

«C'è un modo per evitare che uccida Vansel? Insomma, una strategia da mettere in atto... Qualcosa devo inventarmi per uscire di qui!»

«Forse c'è qualcosa che puoi fare» suggerì l'arma, «ma è estremamente rischioso. Inoltre, ti renderà vulnerabile per del tempo.»

«Quale sarebbe il piano?»

«Su una scala di potere, nel mio stato attuale io sono inferiore a quell'armatura. Eppure, secondo i miei calcoli, sembra alimentata da una fonte discutibile.»

«Secondo Lilianne, funge da una sorta di fonte d'energia portatile che non si può esaurire...» Lawnard voltò nuovamente lo sguardo verso l'uomo, mentre ripeteva le stesse frasi precedentemente esclamate mentre parlava con Riodan poco prima di scontrarvisi.

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