𝐂𝐚𝐩𝐢𝐭𝐨𝐥𝐨 𝟏𝟕

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Dopo settimane, scorsi una figura allo specchio avvolta da un abito rosso e oro, che mi guardava con stupore

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Dopo settimane, scorsi una figura allo specchio avvolta da un abito rosso e oro, che mi guardava con stupore. Quella ero io. "Ho sempre voluto il meglio per voi, Principessa," cominciò Brea, con un tono di voce che esplicava antica malinconia "Sin dalla vostra nascita, ho pregato per voi, per la vostra salute, e soprattutto ho pregato gli Dei: il mio augurio è che vi siano vicini ora che state per sposarvi con lui." Tracciai con le dita i contorni intrecciati d'oro, che raffiguravano draghi, sul mio corpetto. Leggero come seta, quell'abito mi avrebbe portata al tempio di Baelor per sposare un uomo senza alcun principio morale, ma che una parte di me desiderava ugualmente. "Siete addolorata dalla scelta dello sposo, come posso biasimarvi? Mio padre mi avrà dato dell'ingrata, mia madre..beh, lei è la legittima erede al trono. Deve sentirsi minacciata, spaesata..-"

Brea mi si avvicinò, per aggiustarmi la lunga treccia, e nel farlo si chinò al mio orecchio. "Voi non siete una sprovveduta Principessa. Avete un piano, non è così?" Rimasi in silenzio però, occhieggiando il sorriso celato di Brea, che - terminando con l'aggiungere un fermaglio ai miei capelli - continuò: "Potete contare su di me, Principessa. Sarò i vostri occhi e le vostre orecchie qualora aveste bisogno"

 Rincuorata, mi portai le mani al petto e mi preparai a raggiungere la carrozza che mi avrebbe scortata al tempio. Non nascondevo di essere impaurita, di non sapere a cosa stavo andando incontro, ma quando Dyana e Talisa mi scortarono insieme ad un gruppo di guardie, fuori dal castello, mi resi conto che il sole era stato coperto da una mezza luna. Era un segno a cui non osavo affidarmi, perché avvalorava le parole di Helaena. Le davano concretezza. Chinai il capo, e afferrai la mano di Ser Criston che mi aiutò ad entrare nella carrozza. Con me, le due ancelle. "Siete incantevole, Principessa!" esclamò Dyana, una volta preso posto, con le gote arrossate. Qualsiasi cosa ella dovesse dire, non poteva evitare di farlo senza arrossire. Un'anima buona e gentile come lei, grazie agli Dei, era stata risparmiata allo scempio della via della seta. "Ti ringrazio Dyana" 

"Ella ha ragione," incalzò Talisa, che fino a qualche tempo prima avevo temuto si intrattenesse con Aegon. Che paranoie irrazionali! Noi due non ci amavamo, stavamo svolgendo un compito per entrambe le fazioni. Entrambi pedine di un gioco di cui non volevamo far parte, un gioco in cui o si vince o si muore. Il gioco del trono è spietato. "Il vostro abito valorizza a pieno le vostre nobili origini. Lascerete tutti senza fiato" terminò l'ancella dalla pelle abbronzata. Ma quella senza fiato ero io, ora, mentre la carrozza andava sempre più a rallentare. Eravamo quasi giunti: le campane cominciarono a suonare, riempiendomi la testa e rimbombando da un orecchio all'altro. Il vociare del popolo che accorreva per adunarsi al tempio era entusiasta, e quando spostai una tendina per guardare fuori, il cuore mi si fermò. La carrozza era quasi ferma perché c'era così tanta gente da non poter passare. Il panico mi pervase.

 "Ser Criston?" chiamai a gran voce, e il cavaliere si affacciò alla finestrella. "Principessa!" accorse lui, con occhi sgranati. "Ho bisogno di essere scortata il prima possibile senza che il popolo venga ferito. Mi serve aria, mi sento..mancare-" il cavaliere, che avrebbe avuto tutte le ragioni del mondo per odiarmi, perché ero figlia della donna che gli aveva spezzato il cuore, si offrì di scortarmi a piedi. Non vi era distanza eccessiva da dove ci eravamo fermati, per cui radunata una scorta di uomini grandi, grossi e valorosi, io e le mie ancelle venimmo scortate a piedi, facendoci strada tra le urla della gente che veniva forzata ad allontanarsi. "Perché c'è così tanta gente?" domandai sopra quel frastuono, avanzando frettolosamente. L'unico a udirmi fu proprio Cole. "E' l'unione che i Sette Regni meno si aspettavano, questo è il motivo per cui tutti sono accorsi. Verde e Nero si intrecciano, Principessa"

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La cerimonia era stata così caotica che in quel momento mi sentivo stordita

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La cerimonia era stata così caotica che in quel momento mi sentivo stordita. Nessuno dei miei famigliari era giunto. Nessuno. Persino da Dorne, dalle Terre dei Fiumi e dal Nord gente che non avevo mai visto era accorsa per assistere alle nozze. Con un singulto, ricacciai indietro le lacrime e mi concentrai su ciò che avevo davanti: pasticcio di piccione. "Sei molto pallida, ti senti bene?" udii Aegon al mio fianco, mentre una delle sue mani mi stringeva il ginocchio. Mi illusi che quel gesto fosse di gentilezza, e non di casualità, e quando alzai lo sguardo su di lui scorsi della vera preoccupazione sul suo viso. Annuii brevemente, cercando di prendere più fiato possibile. Grazie agli Dei la cena era a metà dal concludersi, e dopo un po' di baccano e qualche rissa tra ubriaconi, ci sarebbe stata la cerimonia della messa a letto. Ad accompagnarci probabilmente Alicent, e il Re in carrozzina. Sempre più debole, mi domandavo cosa effettivamente stesse consumando la sua vita. 

"Posso chiamare Maestro Orwyle..-" insistette Aegon, ma quando scossi la testa, mi sentii satura delle mille emozioni provate. "Nessuno della mia famiglia è venuto per me, oggi. Non c'è bisogno di scomodare il Maestro per un po' di mal d'amore" e lui mi capì all'istante. Lui, che non era mai stato amato. Lui, che sognava un giorno di poterne meritare almeno una briciola. "Mia luna.." mormorò, afferrandomi una mano sopra la tavola. "Giuro che stanotte dimenticherai ogni qualsivoglia dolore."

𝐒𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨 𝐀𝐮𝐭𝐫𝐢𝐜𝐞 ✉

Prossimo capitolo smut, siete avvisat* :)

𝐀𝐄𝐆𝐎𝐍'𝐒 𝐃𝐑𝐄𝐀𝐌 [𝐀𝐞𝐠𝐨𝐧 𝐈𝐈 𝐓𝐚𝐫𝐠𝐚𝐫𝐲𝐞𝐧]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora