𝐂𝐚𝐩𝐢𝐭𝐨𝐥𝐨 𝟑𝟕

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Moonfyre si librò in cielo ruggendo felice, illudendomi per qualche istante che quel volo fosse una delle nostre solite uscite

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Moonfyre si librò in cielo ruggendo felice, illudendomi per qualche istante che quel volo fosse una delle nostre solite uscite. Il drago fendette l'aria con le sue ali argentee, brillando sotto i raggi del sole come una divinità, spingendosi al massimo oltre la Baia delle Acque Nere. Odiavo l'idea di portarlo in battaglia, di fargli saggiare il sapore della morte, ma se non fermavo Aemond tutto sarebbe andato alla malora. Finché c'era speranza per me di cambiare le cose, non mi sarei tirata indietro. Dovevo rimediare alla vita che mi ero scelta.

Strisciammo sull'acqua con fluidità, finché questa non venne sostituita da enormi arbusti e da una verde foresta che sembrava non avere mai fine. Da lassù potevo già vedere del fumo liberarsi nel cielo, ruggiti mostruosi e urla di uomini che pregavano gli Dei di avere salva la vita. Aemond stava facendo una carneficina, con noncuranza, come se stesse lottando per il suo trono e non per quello di suo fratello. La follia l'aveva reso schiavo, il potere gli aveva offuscato la vista, e la voce di quella strega aveva insinuato qualcosa nella sua mente tale da stordirlo dalla realtà. Sorvolai in tondo il fortino di Lord Staunton, dove una scarsa armata di uomini presidiava dall'interno: sul campo di battaglia la violenza dilagava a macchia d'olio, Vhagar assetata di guerra - perché solo quella aveva imparato a conoscere - sputava fuoco sui soldati nemici. "Angos, Moonfyre" sibilai, aggrappandomi alle sue redini. E il drago ruggì come un tuono, attirando l'attenzione della regina mastodontica che si voltò all'udire quell'antico richiamo.

Aemond spalancò l'occhio sano con sorpresa, quando mi vide. Forse credeva di scamparla, ma di certo non immaginava che sarei arrivata io, a dorso del mio drago, per sfidarlo. Moonfyre volò in cerchio su Vhagar in attesa che ella si alzasse e spiccasse il volo, e quando lo fece, sentii il mio corpo pervaso dai brividi. Non potevo negare quanto Vhagar fosse spaventosa. Pregai gli Dei che mi proteggessero, così che sarei potuta tornare da Aegon. E sperai dalla mia famiglia un giorno. "Hai fatto un grosso errore a venire qui, nipote!" esclamò il Guercio controvento, ora un sorriso sadico a dipingergli le labbra sottili. "Tolmiot qrīdrughagon" spronai il mio drago ad allontanarsi, ora che l'ombra di Vhagar si faceva più grande, più vicina. L'avevo provocata, il che bastò a farmi sudare freddo. "Pagherai per non avermi ascoltato quando ti ho avvertita" continuò Aemond, "Dracarys!" il rantolo di fuoco mi giunse di striscio, dovetti voltarmi e affrontarlo faccia a faccia, perché non ero una codarda. Tra le urla, la puzza di fumo e gli occhi baluginanti di lacrime, mi feci forza pensando al profumo di Aegon. Moonfyre si spinse verso Vhagar con falcate brevi ma scattanti, sfiorandola al ventre con i propri artigli. Il drago di Aemond piagnucolò rumorosamente, sputacchiando fumo dalle fauci per via del proprio dolore. "DRACARYS, MOONFYRE" l'argenteo a cui mi reggevo reagì all'istante, riempiendosi la bocca di fuoco prima di sputarlo addosso a Vhagar. Mi giunse l'urlo spaventato  di Aemond, lui che si proteggeva il volto con le braccia. E ci allontanammo da loro mentre la draghessa tentava di atterrare disperata.

"Arrenditi e torna ad Approdo del Re per accogliere la punizione che ti spetta! La tua Regina te lo ordina!"

Non ottenni alcuna risposta da lui. Invece, la ricevetti dal cielo. Infatti lo stridulo suono di Sunfyre mi riempì le orecchie, e le sue scaglie dorate si riflessero nei miei occhi mentre lo vedevo scendere in picchiata. Aegon.

𝐀𝐄𝐆𝐎𝐍'𝐒 𝐃𝐑𝐄𝐀𝐌 [𝐀𝐞𝐠𝐨𝐧 𝐈𝐈 𝐓𝐚𝐫𝐠𝐚𝐫𝐲𝐞𝐧]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora