𝐂𝐚𝐩𝐢𝐭𝐨𝐥𝐨 𝟒𝟐

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Plop

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Plop. Plop. Plop.

Come in un concerto di suoni, gocce d'acqua cadevano sul pavimento ad un ritmo costante. Quello era l'unico suono udibile mentre la notte abbracciava il castello di Harrenhal e le tenebre si infilavano sotto la mia pelle a procurarmi inquietudine. Dopo una cena povera di sapori, avevo dato la buonanotte a mio padre e mi ero fatta indicare dal castellano in quale camera avrei dormito, soltanto per scoprire che il letto era posizionato accanto alla finestra, che si affacciava alle rovine peggiori bruciate dal Conquistatore. Le fissavo col cuore martellante, domandandomi se Harrenhal fosse davvero maledetta o semplicemente bersagliata da dicerie trapassate di generazione in generazione.

Qualunque fosse la risposta, non riuscii a chiudere occhio nemmeno per un istante, e fui costretta a rigirarmi nel letto innumerevoli volte. Proprio quando mi ero decisa ad alzarmi, ecco che un'ombra si stagliò dietro la porta. Sfuggente, simile ad una macchia vista con la coda dell'occhio. Ma ormai ero determinata ad abbandonare quelle lenzuola, e così feci.

Mi diressi ad aprire la porta, mentre un brivido di sudore freddo mi solcava la schiena, e con orrore, stupore e angoscia rividi l'ultima persona che avrei mai immaginato. Era Lucerys, mio fratello, che mi spronava a seguirlo per i corridoi. Mi chiamava a se con dei gesti, senza emettere alcun suono. Avrei voluto seguirlo, ma le gambe si erano come immobilizzate dallo sconcerto e dalla paura. Quel posto giocava davvero con le menti fragili. Poi, senza alcun preavviso, me lo ritrovai a due centimetri dal viso. "Traditrice," sibilò.

No, quello non era lui. Non poteva essere lui.

Mi rannicchiai istintivamente contro il muro, coprendomi il capo con le braccia mentre la sua voce continuava a serpeggiare fredda contro le mie orecchie. Pareva provenire da qualsiasi parte, non potevo sfuggirle. "Smettila-" soffocai un singhiozzo sul tessuto dell'abito. "Sono morto per colpa tua" continuò, inveendomi contro mentre le lacrime prendevano forma agli angoli dei miei occhi. No, lui era in pace, ed io non avevo nessuna colpa. "Non mancheresti a nessuno. Se fossi morta al mio posto nostra madre adesso sarebbe più felice," e quel colpo di grazia mi fece strillare dal profondo del petto come una bambina con gli incubi. "Via, va via!"

Gocce calde e salate cominciarono a scorrermi sul viso, singhiozzi che scuotevano il petto e spezzavano il respiro. Avevo davvero fatto la scelta sbagliata? Non c'era via di ritorno, non c'era perdono, perché avevo errato quando avevo deciso di crescere lontano dalla mia famiglia.

"Maelys, ragazza mia" mi sentii scuotere delicatamente. Probabilmente le mie urla avevano svegliato tutti. Riemersi dalla stoffa umida di lacrime, incontrando lo sguardo preoccupato di mio padre il quale mi porgeva le mani. "Kepa," piagnucolai, non riuscendo a trattenere il malessere che mi aveva provocato rivedere mio fratello. "Anche io ho visto," mormorò dolcemente "Sta tranquilla, sei al sicuro con me" mi avvolse tra le sue braccia, aiutandomi ad alzarmi, e in quel calore sperai di perdermi per l'eternità. "Ti perdono Maelys, ti perdono.." 

❝☼☾❞ 

Il vento sferzava contro gli accampamenti degli uomini

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Il vento sferzava contro gli accampamenti degli uomini. Daemon mi era accanto in un religioso silenzio, forse perché sapeva che ne avevo bisogno. Mi martellava la testa dal dolore e i ricordi di quella notte erano ancora impressi sotto le mie ciglia. Avevo ottenuto il suo perdono, ed era la cosa più importante, ma quel luogo aveva risvegliato un dolore che avevo faticosamente lasciato assopire.

Non mi restava che tornare ad Approdo del Re, per affrontare l'ennesima delle sfide, andando incontro al destino che io stessa mi ero scelta. Ma non era facile quando la consapevolezza di avere una madre e un padre che mi volevano al loro fianco mi colpiva dritta in faccia, e sventrava il mio stupido orgoglio.

"Devo tornare, o il concilio si farà ancora più domande" gracchiai, incapace di guardarlo in faccia. Sapevo che avrei pianto, che i sensi di colpa mi avrebbero divorata, ma Daemon mi costrinse ad affrontarlo. "Hai preso una decisione che non ho mai accettato, ma mi auguro che gli Dei siano clementi con te. Fa ciò che devi e un giorno ci rivedremo tra le mura della nostra casa" gli sorrisi debolmente, specchiando il mio dolore nel suo, riflesso nei suoi occhi di un ametista ombroso. "Lo farò, te lo prometto"

E con quella promessa sancita dal dovere e dall'amore, volsi il mio sguardo verso Fuoco di Luna, che mi aspettava alla fine delle scale, baciato dai raggi del tramonto. Con la gola secca, gli occhi che bruciavano e il fuoco nelle vene, avanzai senza più guardarmi indietro. Perché sapevo che se l'avessi fatto, non avrei avuto più il coraggio di andare via.

𝐒𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨 𝐀𝐮𝐭𝐫𝐢𝐜𝐞 ✉

Maelys è divorata dai sensi di colpa ma sa di non poter cambiare il suo passato e che l'unica via è quella dritta davanti a se 🥹

𝐀𝐄𝐆𝐎𝐍'𝐒 𝐃𝐑𝐄𝐀𝐌 [𝐀𝐞𝐠𝐨𝐧 𝐈𝐈 𝐓𝐚𝐫𝐠𝐚𝐫𝐲𝐞𝐧]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora