61- Hüzün.

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Hüzün: a Turkish word that refers to a deep, collective sense of melancholy or nostalgia, often linked to the loss of something significant in the past. It's a bittersweet emotion that reflects both personal and cultural sorrow. It express profound sadness over the end of something meaningful.

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Julian.

«Julian, puoi smetterla di fare avanti e indietro?»

«Kris ha ragione, mi stai facendo venire mal di stomaco».

«Perché siete qui?»

«Perché eravamo in pensiero, a dir la verità» ammise Andrew, giocherellando con l'anello al dito. «E perché vorremmo parlarti di una cosa».

Mi fermai, interrompendo il quindicesimo giro intorno al perimetro dell'ufficio di casa mia. Alternai lo sguardo tra i due, temendo per un momento il peggio.

Ma le loro espressioni erano pensierose, non eccessivamente preoccupate, e ciò mi rasserenò.

«Cioè?»

«No, detective» Kris mi puntò un dito contro, tenendo nell'altra mano la tazza con della cioccolata calda. «Prima parli tu. Sei veramente strano in questi giorni, ci fai preoccupare».

«Non so di cosa parlate».

Sbuffarono entrambi, palesemente annoiati dalla mia solita chiusura. Quella volta, però, qualcosa dentro di me cedette. Per la prima volta sentii davvero il bisogno di trovare sostegno nei miei due migliori amici, forse persino di chiedere il loro aiuto.

«Avete visto o sentito Lilith in questi due giorni? Magari dopo Halloween».

«Nel gruppo in cui ci sei anche tu non legge i messaggi, ho pensato che fosse molto impegnata e non mi sono permessa di insistere in privato o di chiamarla» spiegò Kristen, adagiando la tazza cocente sul tavolino di fronte a sé. «Ma so che ha chiamato Andrew qualche settimana fa».

«Sì, per chiedermi se fosse possibile trovare una sistemazione a Trevor nell'officina in cui lavoro. Gliel'ho trovata, comunque, sto aspettando un'ultima conferma dal mio datore».

«Aspetta, ma di che cazzo stai parlando?»

L'aria preoccupata con cui Andrew e la sua ragazza erano entrati in casa mia svanì, lasciando spazio a un'espressione di perplessità.

Pian piano, il volto di Andrew si trasformò, attraversato da un lampo di consapevolezza. Era evidente che stesse ricollegando le sue stesse parole a quelle di Lilith, cercando di mettere insieme i pezzi del puzzle.

«Mi ha detto che, secondo lei, il Guys' Night presto chiuderà i battenti. Voleva semplicemente trovare una sistemazione migliore per Trevor. Ha detto che non c'era bisogno di dirtelo, ma che se avessi voluto, avrei potuto. Non voleva che avessi segreti con te, o qualcosa di simile».

«E perché non me l'hai detto?»

«Pensavo... Pensavo non fosse grave, insomma, credevo volesse solo aiutare uno dei suoi amici più cari».

«L'ho pensato anch'io, non ci ho riflettuto sopra e non ho cercato altre spiegazioni» si aggiunse la ragazza. «Quando Andrew me ne ha parlato ho lasciato semplicemente perdere, niente di più».

«L'unico modo per far chiudere quel posto è inchiodare Foster e il suo socio» riflettei.

«Ma tu non l'hai ancora incastrato, giusto? Sai del giro di prostituzione e degli affari illeciti in Scozia. Sai anche che quella cartella clinica era di Lilith, e che sembra essere sparita dagli archivi dell'ospedale, ce l'ha per forza Maxwell. Nient'altro, è impossibile che sia stato qualcun altro a metterlo nei casini».

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