63- Mizpah.

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Mizpah: (n.) the deep emotional bond between people, especially those separated by distance or death.

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Julian.

«Julian, per l'amor di Dio» lamentò Ethan. «Fermati un momento, maledizione».

«Che c'è?»

«Vuoi ragionare o no?» la sua mano afferrò il mio avambraccio, costringendomi a fermare i miei passi. «Devi rimanere calmo, dico sul serio».

«Calmo?» ridacchiai. «Mi stai chiedendo di rimanere calmo in una situazione del genere?»

«Julian, io sono dalla tua parte. Sono sempre stato dalla tua parte, lo sai, ed è per questo che mi sono offerto di aiutarti».

«Se sei dalla mia parte, perché stai cercando di mettermi i bastoni fra le ruote?» mi voltai verso di lui. «Non dovresti nemmeno essere qui, ti avevo chiesto di rimanere nella zona di Westminster nel caso quel bastardo decidesse di tornare a casa sua».

«Perché stai sbagliando, Julian. Ti serve un mandato d'arresto, ma la richiesta deve prima passare per l'Ispettore Capo Detective».

«Devo per caso ricordarti che Harold è corrotto fino al midollo? Ho fatto richiesta formale al sovrintendente due giorni fa. Due giorni, cazzo!» esclamai. «E scommetto che la richiesta non è nemmeno arrivata al Magistrato, capisci? Non posso fidarmi di nessuno qui dentro, e non posso più aspettare».

«Se ora varchi la soglia dell'ufficio del Magistrato, potresti davvero perdere il distintivo. Per sempre, Julian. Non ti accetterà nessun altro dipartimento di polizia, la tua carriera verrà completamente bruciata» provò a dire, ma le sue parole mi innervosirono ancora di più.

«E pensi che me ne importi qualcosa?!» alzai la voce. «Questo distintivo esiste solo perché quattordici anni fa l'ho persa, Ethan. Se non la salvo, a cosa cazzo sono serviti anni di studio ed esperienza?! Rispondimi, a cosa?!»

«Julian...»

«Te lo dico io: a niente!» scossi il capo. «Assolutamente a nulla. No, Ethan, io non posso permetterlo. Possono strapparmi via il distintivo, la reputazione, il lavoro. Qualsiasi cosa, possono portarmi via tutto, ma non lei. Non lei, non di nuovo».

Il poliziotto sembrò rassegnarsi, o forse si accorse che la nostra presenza nel corridoio attirava troppi sguardi curiosi.

Decise allora di mollare la presa e di restare a qualche metro di distanza, osservandomi mentre mi dirigevo verso la porta dell'ufficio del Magistrato.

«Va' a Westminster» dissi prima di allontanarmi del tutto. «Ho bisogno di qualcuno di fidato tra le pattuglie mandate da Paul. Qui posso cavarmela da solo».

«Julian, non credo che-»

«È un ordine, Ethan» canzonai. «È un ordine impartito da un tuo superiore, non lo ripeterò ancora».

Non era la prima volta che mi rivolgevo a Ethan in quel modo, ma era la prima volta che il mio tono risultava così freddo e distaccato.
Lui, in risposta, forzò un sorriso e annuì, prima di incamminarsi verso l'ascensore. Sapevo che non era arrabbiato e mi promisi di scusarmi appena ne avessi avuto l'occasione.

Il suo numero era stato il primo che avevo composto dopo aver valutato cosa fare, il primo — e unico — collega che avevo contattato per organizzare un piano d'emergenza volto al recupero di Lilith e all'arresto di Maxwell Foster, ovunque si trovassero in quel preciso momento.

Si precipitò da me senza esitazioni, fu lui ad avvertire Paul e ad accompagnarmi dal sovrintendente per richiedere formalmente un mandato d'arresto.

Documento che, quasi tre giorni dopo, attendevo ancora con il cuore in gola, mordendomi le labbra fino a farle sanguinare e senza chiudere occhio per più di due ore e mezza.

𝑴𝑰𝒁𝑷𝑨𝑯Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora