Julian.
Tre anni più tardi.
Ottobre.
Prima di lasciare l'ufficio avevo già mandato giù il quarto caffè della giornata, ma non sembrava comunque abbastanza per affrontare le ore che mi aspettavano in quel sabato pomeriggio.
Con una mano salda sul volante e l'altra a sorreggere il mento, lanciai un'occhiata furtiva allo specchietto.
La bambina sul sedile posteriore era immersa nel suo mondo, intenta a pettinare con cura i capelli sintetici della bambola che stringeva tra le mani.
Non si accorse del mio sguardo: troppo concentrata, troppo assorta. Era dolcissima. Un sorriso, involontario e sincero, si affacciò sulle mie labbra.
Decisi di non interromperla e tornai a concentrarmi sulla guida, anche se affrontare il traffico londinese era l'ultima cosa che desideravo in quel momento.
Mi ripetei che ne valeva la pena, e per ricordarmelo bastò un rapido sguardo al mazzo di fiori posato sul sedile del passeggero: rose e orchidee, accuratamente scelti.
«Zio Julian», la bambina dai capelli biondi richiamò la mia attenzione.
«Dimmi».
«Mamma? Papà?» chiese.
«Sono già lì, bellissima. Non preoccuparti, siamo quasi arrivati».
«Dove?»
«Da zia Lilith».
«Sì!» esclamò con un enorme sorriso. «Kaley e zia Lilith!»
Per avere solo tre anni, Kaley se la cavava sorprendentemente bene. Riusciva a esprimersi con una chiarezza che spesso spiazzava gli adulti, e quando le parole le mancavano, trovava comunque il modo di farsi capire.
Sorrisi tra me e me, poi tornai a scrutare la strada in cerca di un posto libero dove parcheggiare.
Andrew e Kristen mi avevano chiesto un favore: passare a prendere Kaley a casa dei genitori del mio migliore amico. A quanto pare, ero il più vicino alla zona — e, per fortuna, avevo staccato dal lavoro con un po' di anticipo.
Non avevo avuto il tempo di passare da casa per riporre pistola e distintivo, così ero stato costretto a nascondere l'arma nel vano portaoggetti prima di arrivare.
Decisamente poco professionale, non imparo mai.
Almeno ero riuscito a passare dal fioraio dove lavorava ancora Rose, e con mia sorpresa c'era anche Lauren.
Quelle due sembravano una coppia sposata da vent'anni: convivevano, battibeccavano e si prendevano cura l'una dell'altra con un'intesa che faceva sorridere.
Kaley le adorava, e come darle torto.
La stessa bambina che in quel momento stava tentando ostinatamente di slacciarsi da sola la cintura aveva conquistato tutti, persino Trevor Harris.
Sì, proprio lui, lo scorbutico del gruppo.
Era diventata la principessina di ognuno di noi.
Nick faceva da babysitter ogni volta che Andrew e Kristen avevano bisogno di una pausa.
Blair, dal canto suo, aveva già riempito due album fotografici con le foto della bambina, dalla nascita.
Gerard le portava libri illustrati e le leggeva storie il pomeriggio, con una pazienza infinita.
E Trevor l'aveva portata in giro più volte, e a giudicare da quanto era a suo agio con lei, sembrava che crescere i suoi fratelli lo avesse trasformato in un esperto di bambini.
Insomma, Kaley Cox aveva fatto innamorare tutti. Me compreso.
«Mi raccomando, fa' la brava. Non si urla in questo posto e non si cammina scalza, d'accordo?» avvertii, sistemandole il cappottino lilla.
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𝑴𝑰𝒁𝑷𝑨𝑯
Romance𝐌𝐈𝐙𝐏𝐀𝐇: (𝐧.) 𝐭𝐡𝐞 𝐝𝐞𝐞𝐩 𝐞𝐦𝐨𝐭𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥 𝐛𝐨𝐧𝐝 𝐛𝐞𝐭𝐰𝐞𝐞𝐧 𝐩𝐞𝐨𝐩𝐥𝐞, 𝐞𝐬𝐩𝐞𝐜𝐢𝐚𝐥𝐥𝐲 𝐭𝐡𝐨𝐬𝐞 𝐬𝐞𝐩𝐚𝐫𝐚𝐭𝐞𝐝 𝐛𝐲 𝐝𝐢𝐬𝐭𝐚𝐧𝐜𝐞 𝐨𝐫 𝐝𝐞𝐚𝐭𝐡. Julian Madd, 26 anni, è un detective determinato, sicuro di sé e d...
