- fine delle vacanze-

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Le vacanze erano volate via troppo in fretta. Non mi sentivo minimamente pronta per tornare a scuola, affrontare i recuperi intensi di greco e letteratura inglese, e soprattutto ritrovarmi di nuovo a contatto con North, Julian e la A.

La sera prima del rientro al Malinconly, sedevo davanti al camino con Laurie. Stavo disegnando un suo ritratto a sanguigna, ma ogni tanto alzavo lo sguardo per osservarlo meglio. Aveva un’aria provata, quasi terrorizzata, ma pensai fosse solo il classico malessere pre-ritorno a scuola. Alla fine, lo abbracciai per tranquillizzarlo.
"Sta tranquillo," dissi. "Mi mancherai un bel po'."
Feci per staccarmi, ma lui non mi lasciò. Mi strinse più forte e poi, con un filo di voce rotta, mormorò:
"Non voglio più tornarci."
Lo guardai, sorpresa. "Dove?"
"Alla Vivienne, a scuola!" Poi alzò gli occhi verso di me, il mento affondato nel mio petto. I suoi occhi grigi erano pieni di un terrore che non riuscivo a spiegarmi.
"Non mi piace," continuò.

Sospirai, cercando di non sembrare infastidita. "Non fare il bambino, Laurie. È ora che ti faccia degli amici, fa’ uno sforzo. Non puoi restare appiccicato a me per sempre."
Non avrei mai immaginato di dover consolare mio fratello su una questione del genere. Laurie era sempre stato così indipendente, o almeno così l’avevo percepito. Forse mi ero sbagliata?

Mi sedetti sulla poltrona, tirandolo in grembo come quando era piccolo. Era rigido, con le labbra livide e gli occhi sbarrati, sul punto di scoppiare in lacrime.
"Gli insegnanti non mi sopportano, Liana."
"Ma che dici? Non dire sciocchezze. Ti adorano!"
Scosse la testa. "Non è così. Non so bene cosa abbiano contro di me, ma ce l’hanno. Sia loro che gli altri alunni. Non ho nemmeno un amico. Uno vero, intendo. Magari è colpa mia, ma gli insegnanti… è diverso." Fece una pausa, mordendosi il labbro. "Non so neanche spiegartelo, Liana, ma è come se ce la mettessero tutta per farmi sentire un fallito."

Mi si strinse il cuore. Sembrava così fragile, così lontano dall’immagine di forza che avevo sempre associato a lui. Gli accarezzai i capelli.
"Laurie, ti voglio bene, lo sai. E anche Sebastiano te ne vuole. Ti adora, anzi. Non sarò mai così lontana da non preoccuparmi per te, te lo prometto. Mi sta a cuore tutto quello che fai. Ma proprio per questo devi tornare alla Vivienne. Sarà difficile, lo so, ma quando avrai imparato a resistere a queste cose, sarai più forte."
Lui rimase in silenzio, abbassando lo sguardo.

Esitai un momento, poi aggiunsi: "Mi dispiace di non aver capito prima cosa provavi per mamma e papà. Non è colpa tua se ti trattavano meglio di me… ero solo arrabbiata. Ma sappi che, nonostante tutto, sei la persona che amo di più al mondo."
Lui sollevò la testa, con un sorrisetto malizioso. "E dopo di me c’è Julian Jacobs?"

Quella battuta mi prese alla sprovvista. Lo spinsi giù dal mio grembo, facendolo cadere sul tappeto con uno scossone.
"Ehi!" protestò lui, ma il suo tono era più divertito che arrabbiato.
"Lascia perdere Julian," ribattei. "Non avrei nemmeno dovuto immischiarti in questa storia della A."
"Eppure l’hai fatto." Si mise seduto, con le braccia incrociate. "Cosa provi per lui? Dai, non guardarmi così, non sono mica nato ieri. Ti ho vista sparire con lui la sera del tuo compleanno. Che avete fatto?"

Quella conversazione non mi piaceva affatto. Sapevo benissimo a cosa alludesse il piccolo gnomo. Cercai di restare calma.
"Niente," risposi secca. "E ora sei tu a non dovermi guardare così. Quando ho dormito con North te l’ho raccontato, no? Perché dovrei nasconderti qualcosa su Julian?"
Lui alzò le spalle, in un gesto di resa. "Va bene, va bene, non scaldarti, Li."
Fece una pausa, poi chiese: "Continuerai a chiamarmi e raccontarmi tutto quello che ti succede?"
"Sicuro."
"E continuerai a chiedermi consigli?"
"Ma certo."

Alla fine della conversazione, Laurie sembrava più tranquillo. Speravo davvero che, col tempo, sarebbe riuscito a trovare il suo posto nel mondo.

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