-come trascorsi gennaio-

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Il weekend giunse in fretta, e la neve si era ormai dissolta, lasciando solo fragili tracce sulle radici degli alberi spogli. Continuavo a scontare la mia punizione come se fosse una prigionia senza appello. Quello che rendeva l’isolamento insopportabile era la solitudine notturna, un abisso che non riuscivo a colmare. Anche alla tenuta di Sebastiano dormivo isolata, ma era diverso: lì, Laurie era distante solo pochi passi. Di notte, i rumori della sua presenza—un lieve fruscio, un respiro—mi facevano sentire viva, radicata alla realtà.

Le notti al Malincoly erano tutt’altra cosa: terribili, oppressive, quasi maledette. La mia stanza sembrava progettata per accentuare l’angoscia. Il letto, posto di fronte alla scrivania, dava sulla grande finestra centrale. Da lì, la vista si apriva sulla torre, la biblioteca e il bosco, un panorama che mi riempiva di un malessere quasi fisico. Le notti erano lunghe e tortuose; i miei pensieri, avvolti in spirali di inquietudine, mi portavano a letto con emicranie strazianti che mi paralizzavano. E nella mia mente stanca e febbricitante, apparivano visioni di Luisa: seduta, insanguinata, ai piedi della mia cassapanca, o dietro la finestra lontana della torre, con un sorriso inquietante che sembrava divorarmi l’anima.

La scuola, durante quei giorni, era silenziosa come una cattedrale abbandonata. Non si udiva un passo, un sussurro. Ogni rumore, per quanto lieve, mi faceva sussultare. Anche il fuoco del camino, che avrebbe dovuto rassicurarmi, non faceva che alimentare i miei timori. Mezzo assonnata, vedevo le sue ombre tremolanti trasformarsi in figure grottesche e spettrali, come se volessero uscire dalle pareti per tormentarmi.

Ogni notte, mi ripetevo che Luisa era morta come una creatura elegante, senza versare una goccia di sangue. Annegata, come un’Ofelia preraffaellita, dolce e tragica nella sua bellezza. Eppure, quel pensiero non bastava. Le mie paure trasformavano la sua morte in un mito cruento, un incubo che si agitava tra le ombre del mio inconscio.

Ma poi giungeva il mattino, e con esso una luce tenue che sembrava ripulire i miei tormenti. La pioggia o la grandine, con il loro incessante tamburellare contro i vetri, mi svegliavano, ma c’era conforto in quel caos naturale. A turno, Amaria, Bryce, Onice o Edward bussavano alla mia porta e mi accompagnavano a fare colazione. Quelle mattine erano un’ancora di normalità: calde, familiari, quasi dolci.

La mia punizione si rivelò, inaspettatamente, un tempo fertile. Recuperai le materie arretrate, e le notti, per quanto angoscianti, mi spinsero a studiare per tenere a bada le mie ansie. Quando il primo quadrimestre si concluse, avevo attraversato quel mare burrascoso senza affondare, e il secondo cominciava con la promessa di cieli sereni.

Una notte, guardando fuori dalla finestra, mi ritrovai a osservare un coniglio, fermo nel mezzo del prato. Il suo piccolo corpo sembrava sospeso in un silenzio irreale, un’immagine così fragile che mi strinse il cuore. Pensai che un giorno, forse, quando mamma sarebbe stata più felice e papà finalmente presente, avremmo preso un animale domestico. Ripensai allora all’Ofelia di Millais, alla sua bellezza intrisa di morte, e mi resi conto che i miei sogni di armonia familiare non si erano mai realizzati. Il tempo aveva eroso quel desiderio, e con esso il mio amore per gli animali.

Improvvisamente, la morte di Luisa mi apparve più tragica di quanto non fosse mai stata. La sua fine non era più solo un evento, ma un simbolo, un’eco che si faceva sempre più lontana eppure sempre più potente.

“Povera Luisa,” mormorai una sera a Onice, il cuore pesante di malinconia.
“Perché dici così?” mi chiese, con uno sguardo curioso.
“La sua morte, ormai, sta diventando un mito.”

Ciao a tutti/e, volevo avvisarvi che mancano ancora un po' di capitoli per  giungere alla conclusione de " i Carismatici".
Dopo questa introduzione alla normalità è l'ora, purtroppo, di far affrontare a Lillian e ai sui amici alcune scomode verità, su se stessi è anche sulla questione Luisa.
Forse la sua morte è stata più simbolica che fisica alla fine.

Comunque, da questo capitolo in poi succederanno un po' di cose assurde ma mi raccomando, la A è pericolosa e non bisogna credere a tutto ciò che ci viene detto.....

I Carismatici La tua prossima ossessione. Scoprilo ora