Avevo la scorta dei ragazzi della A dietro di me, capeggiati da North. I loro passi rimbombavano nel corridoio di pietra, un'eco costante che mi faceva vibrare le ossa. Camminavo a fatica, gli occhi appannati dall'ansia, e finii per urtare uno scheletro polveroso appeso al muro.
«Di grazia...» sussurrai, con il cuore in gola. Sperai con tutto il cuore che non fosse vero, che fosse solo un macabro ornamento e non un avvertimento.
North mi afferrò per il gomito, la sua presa fredda e decisa come il ghiaccio.
«Attenta a dove metti i piedi. Muoviti.» La sua voce era tesa, più ansiosa che arrabbiata.
Mi trascinò davanti a una delle segrete: mura umide e nere come la notte, un odore di muschio e ruggine che mi si attaccava alla pelle. Un brivido mi percorse la schiena.
«No, aspetta. Non voglio entrare!» gridai, cercando di divincolarmi.
North non esitò. Mi prese per il collo e, con una spinta dolorosa, mi scaraventò dentro la cella. Caddi sulle ginocchia, il respiro mozzato. Le sbarre si chiusero con uno schianto che rimbombò nel silenzio come un colpo di martello.
Wirt girò la chiave con gesto brusco e mi lanciò uno sguardo carico di disprezzo. Mi aggrappai alle sbarre, la gola stretta dall'angoscia.
«Dov'è Bryce?» insistetti, cercando di incrociare gli occhi color ghiaccio di North. «Sta bene, vero?»
Lui non rispose. Si voltò verso Dan, che era rimasto in disparte con l'aria di chi avrebbe preferito essere altrove.
«Dan, occupati di lei e sta' attento. È una vipera.» La sua voce era dura, tagliente. «Manderò qualcuno a controllare ogni quarantacinque minuti. Ma dove cavolo è finito Julian?»
E con questo se ne andò, lasciandomi sola con Dan, il mio carceriere silenzioso.
Restai seduta a terra, le dita ancora avvinghiate alle sbarre. Non capivo. Forse certe cose erano destinate a restare misteri per l'eternità. Non era la A a confondermi: sapevo che il male ha le sue regole, che il caos segue un ordine tutto suo. E la A era l'incarnazione perfetta di quel male, precisa e implacabile.
Ciò che non capivo era North.
Troppo crudele per appartenere davvero a noi, troppo umano per appartenere alla A.
Era lui il vero enigma che tormentava i miei pensieri. Perché, fra tutte le assurdità a cui ero andata incontro, North era sempre in cima alla lista dei miei "perché?". Come se fosse sospeso tra due mondi, incapace di appartenere davvero a uno solo.
E forse era proprio questo il problema.
Vorrei dire che è un'altra delle cose che non saprò mai. Ma la verità, purtroppo, la intuivo fin troppo bene.
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Faceva un freddo pungente, e mi rannicchiai alla meglio sulla paglia umida e sfibrata della mia cella. Non c'era un letto, ma anche se ci fosse stato, non l'avrei mai toccato. Non per paura, ma per un senso viscerale di repulsione. La sensazione della stoffa logora, del sudore vecchio e dell'umidità che impregnava ogni angolo del luogo mi dava una nausea profonda.
Dall'altra parte della stanza, Dan sedeva a una scrivania, immerso nella lettura di un libro. Non mi guardava, non mi prestava attenzione. Le sue mani erano quasi meccaniche nel sfogliare le pagine, mentre il suo viso rimaneva impassibile, come se il mondo intero si fosse fermato per lui.
"Secondo te... dove hanno portato Bryce? Quanto possono essere grandi queste segrete?" chiesi, la mia voce rotta dall'ansia e dal gelo.
Dan alzò appena gli occhi dal libro, roteando gli occhi cerulei in un gesto di fastidio, e poi tornò a leggere, senza dare segno di volermi rispondere.
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I Carismatici
Misterio / SuspensoDopo la tragica morte dei loro genitori, Lillian e suo fratello minore ,Laurie, sono costretti a separarsi e vengono mandati in due college diversi per volere del nonno, un'egocentrico ricco e amante del classicismo(in special modo del greco e del l...
