- Luisa-

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Ero arrabbiata, ma non sapevo che farmene. Quella rabbia, però, sembrava lontana, soffocata da qualcosa di più grande. Stavo male. Troppo male per essere solo scossa o febbricitante. Era qualcosa di diverso. Una stanchezza che non avevo mai provato, uno stordimento che mi risucchiava. Non capivo da dove venisse quella sensazione, ma era lì, pronta a divorarmi.

Volevo andarmene. Tornare a scuola. Tornare da Laurie, persino da Sebastiano. Qualsiasi posto, qualsiasi cosa, pur di allontanarmi da quella folla, prima che il mio corpo cedesse del tutto.
Le luci iniziarono a danzare intorno a me, distorte, minacciose. Le figure si allungavano e avanzavano verso di me come ombre pronte a inghiottirmi. I suoni si dissolvevano in echi lontani, intermittenti, come se il mondo si stesse spegnendo un pezzo alla volta.

Abbassai lo sguardo sulle mani. Non rispondevano. Era come se non avessi più controllo sul mio stesso corpo.
"Dannazione, che mi succede?" mi chiesi, la voce tremante di paura.

Con uno sforzo che sembrava immane, avanzai verso l'uscita. L'aria fredda della notte mi investì quando finalmente mi lasciai alle spalle quella folla soffocante. Superai la staccionata, inciampai, ma continuai a camminare. Mi addentrai nel bosco, senza sapere dove stessi andando.

La nebbia avvolgeva tutto, bianca e impenetrabile. Gli alberi sembravano spiriti, contorti e lontani. Barcollavo, le gambe pesanti come pietre. Alla fine, mi lasciai cadere sull'erba bagnata di brina. Inspirai profondamente, cercando di calmarmi.

Alzai gli occhi, e la vidi.

Luisa.

Non mi sorpresi. Il mio cervello, in quel momento, era capace di qualsiasi cosa. "È solo un'allucinazione," provai a dirmi, ma il pensiero non mi convinse. Lei era lì.

Mi guardava, proprio come la ricordavo. Il volto ovale, gli occhi azzurri incorniciati da ciglia corte. Il profilo morbido, gli occhiali rotondi con la montatura dorata. I capelli color grano, quasi biondi, raccolti dietro la nuca, sottili e ondulati. Le spalle leggermente curve, l'acne appena accennata sulle guance.
Era lei. Era Luisa.

Luisa, il rifiuto che, a differenza mia, non aveva avuto la fortuna di uscire dalla discarica.

Mi fissò per un istante, poi si voltò. Senza dire nulla, cominciò a camminare verso la cascata poco distante.

"No, Luisa! Aspetta! Voglio aiutarti!" gridai, ma la mia voce si disperse nel vento.

Lei non si fermò. Continuava a camminare, sempre più vicina all'acqua che luccicava sotto la luce della luna. Mi alzai in piedi, tremando. Le gambe sembravano di gomma, la vista era un caos di immagini doppie e appannate.

Poi la vidi. Si gettò nella cascata.

"No!" urlai, lanciandomi al suo inseguimento.

Un'altra voce mi richiamò da dietro.
"Lillian! Ma che fai? Torna qui!"
Era North. Lo riconobbi dalla voce, ma non mi voltai. Non potevo.

Un attimo dopo, mi tuffai.

L'acqua mi investì come una frustata. Era gelida e potente, trascinandomi giù, sempre più giù. La luna piena illuminava la superficie sopra di me, trasformandola in una pozza di argento liquido. Era profonda. Più profonda di quanto avessi immaginato.

Non volevo risalire. Mi lasciai andare, chiudendo gli occhi.
"Forse è così che doveva finire, per entrambe," pensai, sentendo il corpo cedere.

L'ultima cosa che vidi fu una mano. Una mano pallida, bianca come la luna.
"Luisa," pensai.

Alzai lo sguardo un'ultima volta e vidi North, il suo volto e i suoi lineamenti delicati contorti dallo sforzo.

Lo vidi chiaramente, prima che tutto svanisse.

I Carismatici La tua prossima ossessione. Scoprilo ora