Julian mi aveva chiusa nella sua stanza. Nessuna via di fuga, nessuna finestra abbastanza ampia da cui calarmi, nessun albero abbastanza vicino da poter essere raggiunto. Niente magnolie sotto cui atterrare.
Ero davvero in trappola.
Mi sentivo come Raperonzolo, ma senza la fortuna di avere capelli abbastanza lunghi da farmi scivolare giù. E anche se l'avessi avuta, dubitavo che il piano avrebbe funzionato. Lanciai un urlo esasperato, il suono soffocato dalle pareti della stanza. Non potevo permettermi di restare lì. Dovevo trovare Amaria e Bryce, liberarli, parlare con loro. Dovevo smascherare Antoniette e riprendermi il diario che, ne ero certa, aveva manomesso per confondermi. E soprattutto, dovevo affrontare la A.
Ma prima di tutto, dovevo uscire.
Mi avvicinai alla finestra. La tempesta era passata, lasciando dietro di sé solo una pioggerella sottile e insistente. L’aria doveva essere gelida, perché anche da dentro sentivo il freddo insinuarsi attraverso il vetro. Un brivido mi percorse la schiena: non potevo andarmene con addosso solo una maglietta di cotone a maniche corte.
Mi diressi verso l’armadio di Julian, ignorando il senso di invadenza che mi punzecchiava lo stomaco. Aprii le ante e iniziai a rovistare, spargendo vestiti ovunque. Immaginai già la sua espressione infastidita quando avrebbe visto il caos che avevo creato. Sorrisi appena.
Alla fine, trovai una felpa verde bottiglia, un po’ scolorita ma pulita. Tra i vari jeans, l’unico paio che mi stava senza scivolarmi giù doveva appartenere a suo fratello Eliàs: un modello grigio topo, leggermente consumato sulle ginocchia.
Prima di mettermi all’opera per uscire, sfilai la spilla d’ambra dai capelli e la infilai sotto il letto di Julian. I miei ricci caddero sulle spalle, liberi. Feci scorrere le dita sulla spilla per un ultimo istante.
“Verrò a prenderti, se ne avrò occasione,” mormorai, quasi a prometterlo a me stessa.
Non volevo rischiare che si impigliasse da qualche parte nel caso avessi dovuto fuggire in fretta.
Poi mi dedicai alla porta. Cercai di forzarla con tutto quello che trovai di appuntito, ma la serratura non cedeva. Provai a sbattere contro il legno con tutto il mio peso, come avevo visto fare a Bryce una volta, ma non ottenni altro che un dolore sordo alla spalla.
Dopo infiniti tentativi, mi lasciai scivolare a terra, frustrata. Forse avrei davvero dovuto arrendermi.
Fu in quel momento che sentii una voce provenire dall’altro lato della porta.
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" Ho sentito dei rumori provenienti da una delle tre camere, aspetta Eddie, un secondo. "
Alla voce seguirono dei passi cauti verso la mia direzione, verso la stanza in cui ero tenuta prigioniera. La sentì sospirare attraverso la porta
" Lillian,sei tu?"
" Onice!" Esclamai sorpresa
" Eddie, l'ho trovata! Ci sentiamo dopo, corro a chiamare Kim.
Buon Dio Lillian, ti abbiamo cercata ovunque!"
" Onice, ho combinato un pasticcio! Edward è lì con te?"
" Edwuard è giù che ci aspetta, noi altri ci siamo procurati dei walkie talkie, anche Amaria ne aveva uno con cui ci ha indicato come raggiungere le segrete ma ora pare non essere più raggiungibile. Fammi avvertire Kim che sei Qui...ah no, è già arrivata!..."
Onice si interruppe di colpo, e attraverso la porta sentii il fruscio di tessuti e il suono di qualcosa che veniva estratto. Un attimo dopo, un colpo secco risuonò contro il legno, facendomi sobbalzare.
"Onice? Che stai facendo?" domandai, rialzandomi di scatto.
"Niente di che, sto solo cercando di tirarti fuori di lì," rispose con una nota di concentrazione nella voce. Poi si rivolse a qualcuno accanto a lei. "Passami il piede di porco."
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I Carismatici
Misterio / SuspensoDopo la tragica morte dei loro genitori, Lillian e suo fratello minore ,Laurie, sono costretti a separarsi e vengono mandati in due college diversi per volere del nonno, un'egocentrico ricco e amante del classicismo(in special modo del greco e del l...
